La genialità delle Reducciones tra i guaranì

Al confine tra due imperi


Pubblichiamo il testo della relazione di apertura del vii seminario internazionale "José Gaspar Rodríguez de Francia" in corso a Trinidad e Asunción (Paraguay) quest'anno intitolato "Municipios y defensa de los pueblos".

di Gianpaolo Romanato

Benché si tratti di un tema geograficamente e culturalmente molto lontano dalla cultura europea, le Riduzioni del Paraguay hanno sempre suscitato nel vecchio continente una grande attenzione. La cultura illuminista del XVIII secolo guardò a queste missioni come a un geniale tentativo di far nascere un cristianesimo diverso, puro, incontaminato, il "cristianesimo felice delle missioni del Paraguay", per usare il titolo di un libro dell'illustre studioso italiano settecentesco, Ludovico Antonio Muratori.
Poi, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, l'abbandono delle missioni e la loro deplorevole distruzione, nel corso dell'Ottocento numerosi viaggiatori europei - studiosi, esploratori, appassionati - riscoprirono fra i boschi del Paraguay e dell'Argentina il fascino delle loro rovine, impostandone il mito letterario e culturale. Fra coloro che riscoprirono le Riduzioni, a cavallo fra Ottocento e primo Novecento, molti furono italiani:  Paolo Mantegazza, Giacomo Bove, Adriano Lucchesi, Adriano Colocci. Tutti, giungendo più o meno avventurosamente nell'attuale provincia di Misiones, rimasero folgorati dalla grandiosità di queste autentiche "città del silenzio e della memoria", dove rimanevano le tracce di uno dei più geniali esperimenti di incivilimento - oggi preferiamo dire di cooperazione allo sviluppo - mai tentati dall'uomo.
Le Riduzioni sono state riscoperte culturalmente nel secondo dopoguerra, duecento anni dopo il loro abbandono, e sono diventate uno dei temi fondamentali della storiografia latino-americana. Agli occhi dello studioso presentano, infatti, uno straordinario intreccio di problemi - religiosi, linguistici, economici, antropologici, architettonici, musicali, urbanistici - che ne fa l'oggetto di studio forse più complesso, interessante, affascinante di tutto il periodo coloniale. Se si guarda una carta geografica si nota immediatamente che lo "Stato" guaranitico è al centro di un'area strategica e tocca Argentina, Paraguay e Uruguay. Le rovine tagliano trasversalmente le frontiere, i fiumi, le divisioni linguistiche, gli interessi commerciali e disegnano fin dal XVII secolo un progetto unitario:  politico, culturale ed economico.
È l'unica vicenda storica che avvicina i quattro Paesi e ne prefigura una vocazione comune, prima delle lotte insorte dopo l'indipendenza. Una vocazione di pace e di concordia, nel pacifico intreccio di elementi europei e americani, di cultura importata e di cultura autoctona, di fede cattolica e di religiosità tradizionale. La sopravvivenza della lingua e della cultura guaranì nel Paraguay odierno ne è la miglior conferma. Le Riduzioni assunsero in tal modo un'imprevista importanza politica, una valenza di attualità che andava ben oltre la ricerca storica o la passione erudita degli studiosi.
A questo si è aggiunto l'interesse dell'Unesco, che ha inserito le rovine delle Riduzioni fra i patrimoni dell'intera umanità, incrementando gli interventi internazionali volti al restauro di quanto ne è rimasto. Infine vanno ricordati il saluto e l'augurio in lingua guaranì che Benedetto XVI ha rivolto il giorno di Natale del 2007 alla popolazione del Paraguay al termine della cerimonia natalizia in piazza San Pietro. Fu un saluto al Paraguay di oggi, ma anche un omaggio alle antiche missioni dei padri della Compagnia di Gesù, un prestigioso riconoscimento dell'importanza che esse conservano nella storia del cattolicesimo nel mondo.
È noto che le Riduzioni costituiscono un nodo complesso della storia dell'America coloniale e del Paraguay. Non furono soltanto un geniale esperimento culturale, ma anche un importante momento politico, nella fase di espansione dell'impero coloniale spagnolo e nel suo scontro con quello portoghese del Brasile. Le Riduzioni, infatti, da un lato servivano ai gesuiti per cristianizzare la popolazione guaranì, dall'altro interessavano al governo spagnolo per fermare l'avanzata dei portoghesi in un'area fondamentale e strategica com'era quella della Plata.
Anche all'origine del loro abbandono, nella seconda metà del Settecento, non ci fu soltanto la crisi e la soppressione della Compagnia di Gesù, ma ci furono, più ancora, i conflitti di frontiera fra i due imperi, conflitti che si prolungarono tragicamente nell'Ottocento, dopo la nascita delle attuali nazioni sudamericane.
Nelle Riduzioni si parlava solo il guaranì, lingua organizzata dai gesuiti che ne crearono l'alfabeto. Le prime Riduzioni erano molto vaste, costruite in legno e paglia, per lasciare i guaranì il più possibile vicini al loro modo di vivere. Poi il modello fu modificato, man mano che crebbero le nuove generazioni nate all'interno delle missioni, fino all'adozione della struttura definitiva, che troviamo consolidata a partire dalla fine del XVII secolo. Col tempo cambiò completamente la struttura e la tecnica di costruzione delle chiese, che inizialmente si richiamavano alle abitazioni indigene collettive e venivano edificate partendo dal tetto, in legno e paglia.
Con l'arrivo degli architetti dall'Europa, in particolare Giuseppe Brassanelli e Giovanni Battista Primoli, si passò a costruzioni in muratura, iniziando dalle colonne e dai muri portanti, sui quali veniva poi applicato il tetto, non senza tentativi di creare le cupole. L'innovazione, che trasformò completamente l'aspetto delle Riduzioni e portò ai risultati grandiosi che si possono ancora vedere a Trinidad, Sant'Ignazio Minì, Jesus e São Miguel, suscitò infuocate polemiche fra gli stessi gesuiti, alcuni dei quali denunciarono un grave allontanamento dallo stile indigeno originario e un eccessivo avvicinamento a quello europeo. Tuttavia gli studi più recenti concludono che nell'intreccio di stile europeo e guaranì sarebbe prevalso quello locale dei guaranì, con il risultato di dar vita a un genere artistico autonomo, se non proprio originale. Ciascuna Riduzione si ispirava a un identico criterio urbanistico, pensato in Europa dagli strateghi della Compagnia:  una grande piazza centrale, vastissima, con le abitazioni dei guaranì (un'unica stanza, con la porta su un lato e una finestra sul lato opposto) disposte in file parallele su tre lati. Fu uno dei primi esempi nella storia di edilizia popolare fondata su abitazioni accostate. Sul quarto lato sorgevano la chiesa, l'abitazione dei padri, la casa degli orfani, il cimitero, i locali comuni, i laboratori e i magazzini.
Le funzioni amministrative, dopo il primo periodo in cui furono ricoperte dai padri, vennero sempre affidate ai guaranì ed erano elettive. Ciascuna Riduzione era amministrata da una sorta di giunta comunale a capo della quale era il corregidor, una figura simile al nostro sindaco. Solo il corregidor non era eletto dalla popolazione ma nominato dagli spagnoli su una terna indicata dai religiosi. Il sistema fu normalizzato con un Regolamento generale emanato nel 1689, che imponeva di conservare in ogni Riduzione il Libro de Ordenes, una sorta di codice civile e penale. La giustizia penale, pure gestita dai guaranì, era estremamente mite e non prevedeva la pena di morte.
Quale sia stata la vera funzione dei gesuiti nelle Riduzioni rimane problema di non facile soluzione. È indubbio che all'interno di ciascun villaggio l'autonomia dei locali fu reale e non fittizia, ma è noto che i rapporti esterni, civili e commerciali, furono largamente gestiti dai gesuiti. Tuttavia la durata nel tempo delle missioni - un secolo e mezzo - non si può giustificare solo con  la tutela dei padri, che non furono mai più di due o tre per villaggio. Il consenso e l'attiva collaborazione degli indigeni furono altrettanto indispensabili.
Fu una forma di deculturazione, per quanto morbida, soave e senza violenza, o un geniale cammino di incivilimento? Il quesito rimane aperto e sostanzialmente irrisolto. Il fatto però di discuterne ancora, a tre secoli di distanza, testimonia l'originalità e l'intelligenza di ciò che è avvenuto nelle foreste del Sud America, con il consenso del governo spagnolo e sotto la costante sorveglianza dei vertici romani dell'Ordine, ma anche - bisogna ribadirlo - in piena armonia con i guaranì.
Circa l'aspetto economico e produttivo, nelle Riduzioni fiorì col tempo un'organizzazione economica invidiabile, fondata sull'agricoltura, l'allevamento del bestiame e l'artigianato. I campi a ridosso delle Riduzioni producevano mais, manioca, legumi, canna da zucchero, cotone, erba mate. Quest'ultimo è un prodotto oggi diffusissimo in Argentina, Rio Grande e Uruguay, la cui coltivazione iniziò allora. I guaranì non avevano nella loro cultura il concetto di proprietà privata, tanto che nelle Riduzioni vigeva più il baratto che l'uso del denaro e non risultano lasciti in eredità. Ciò favorì la crescita di una solida economia comunitaria, che contenne sempre l'insorgere di conflitti di interesse, nonostante si fosse formata una gerarchia sociale che aveva strutturato e differenziato il mondo indigeno, secondo un ordine che possiamo in qualche modo avvicinare alle moderne classi sociali.
La seconda fonte di sostentamento delle Riduzioni era l'allevamento del bestiame. In sostanza, come risulta da tutte le carte del tempo, lo smisurato territorio del Rio Grande do Sul, oggi uno stato del Brasile grande poco meno dell'Italia, era un'immensa estancia, cioè una riserva di bestiame, a disposizione delle Riduzioni.
La terza attività, l'artigianato, è quella che più dà da pensare. Sfruttando lo straordinario talento imitativo dei guaranì, i gesuiti li resero capaci ed esperti tipografi e li addestrarono alla costruzione di molti oggetti sofisticati, come gli strumenti musicali, che servivano per le pubbliche esibizioni nelle chiese e nelle piazze. Li avviarono anche alla produzione artistica nel campo dell'arte sacra - statue e dipinti - con risultati che raggiunsero livelli di elevata raffinatezza. Ne sono oggi testimonianza i musei sorti attorno alle Riduzioni e il florido mercato antiquario alimentato in America Latina dalla statuaria prodotta allora. Nelle tipografie delle Riduzioni, le prime sorte in Sud America, si pubblicarono, fra l'altro, il Martirologio romano (Riduzione di Loreto, 1700), il Flos sanctorum del padre Ribadeneira, il Vocabulario de la lengua guaranì di Ruiz Montoya (Riduzione di Santa Maria la Mayor, 1722) e la Explicacion de el catechismo del guaranì Nicoláu Yapeguaì (Riduzione di Santa Maria la Mayor, 1724) di cui si conserva copia nel collegio gesuitico di Buenos Aires. Anche culturalmente, dunque, il livello raggiunto nelle Riduzioni fu sorprendente.
Su queste basi le Riduzioni si organizzarono in un sistema economico e produttivo integrato, perfettamente autosufficiente e in grado di produrre reddito anche a beneficio della Compagnia, che manteneva con i proventi del commercio riduzionale la sede provinciale di Asunción. Nacque da ciò la leggenda delle favolose ricchezze che i gesuiti avrebbero accumulato alle spalle degli indios.
Un aspetto ben conosciuto ma che solo di recente si è potuto documentare riguarda la musica. Era noto che i gesuiti avevano coltivato l'innato talento musicale dei guaranì promuovendo quasi in ciascuna riduzione la nascita di cori, bande, orchestre che si esibivano con notevole maestria. Ne scrisse addirittura Benedetto xiv. Nella sua enciclica Annus qui del 1749 leggiamo il passo che segue:  "L'uso del canto armonico, o figurato, e degli strumenti musicali nelle funzioni di chiesa, è ora talmente diffuso da essere giunto anche nel Paraguay. Al presente non vi è più quasi nessun divario tra le messe e i vespri di casa nostra e quelle delle suddette regioni". Quasi tutta la documentazione in nostro possesso proveniente dalle Riduzioni parla della musica come di un momento fondamentale della loro vita. L'ipotesi che il grande organo costruito a Yapeyù da Anton Sepp sia stato il primo costruito direttamente e interamente in America Latina è molto fondata.
A Yapeyù e in altre Riduzioni funzionavano veri e propri conservatori, il cui repertorio compì un enorme balzo in avanti quando Domenico Zipoli, uno dei maggiori compositori italiani dell'età barocca, lasciò improvvisamente la funzione di organista della Chiesa del Gesù di Roma e si trasferì in Argentina, dove, nei non molti anni che gli restarono da vivere, compose un'incredibile quantità di musiche destinate a essere eseguite dagli indios nelle Riduzioni. Queste opere, che si ritenevano perdute, sono state recentemente e fortunosamente ritrovate nelle superstiti missioni fra i Moxos e i Chiquitos della Bolivia. Missioni tuttora attive, che aspettano ancora di essere descritte come meritano, dopo essere state inserite dall'Unesco fra i patrimoni mondiali dell'umanità. La rinascita zipoliana che ne è seguita ha permesso di conoscere molto meglio le musiche originali suonate dagli indios, tuttora eseguite in molte chiese e sale da concerto dell'America Latina e dell'Europa.
Quanto allo stile di vita dei guaranì, in un secolo e mezzo furono sradicate le abitudini che più contrastavano con l'austera morale cattolica controriformistica - oggi possiamo definirla fondamentalista - dei gesuiti. Le abitazioni individuali, l'uso del vestito, i progressi sanitari - in ogni Riduzione era prevista un'idonea assistenza, con infermieri stanziali e medici, soprattutto italiani, itineranti - le scuole maschili e femminili dai sei ai dodici anni, l'incivilimento secondo i parametri della vita europea, elevarono le condizioni dei guaranì fino a portarle a un livello probabilmente non inferiore, e in qualche caso superiore, rispetto al livello dell'America spagnola. Ciò che fecero i gesuiti, indipendentemente dal giudizio di valore che ne possiamo dare, ha il sigillo delle cose rare e geniali. Solo un lampo di creatività poteva progettare grandiose città d'arte per popolazioni semiprimitive in mezzo alle foreste tropicali o sulla riva di un lago, in cima alle Ande.
A due secoli dalla loro scomparsa, che cosa rimane delle Riduzioni? Che eredità ci lasciano? Credo che il loro lascito più importante siano i guaranì, l'unica popolazione autoctona del Sud America la cui lingua è diventata lingua ufficiale; l'unica che visse per tutto il periodo coloniale in un rapporto di collaborazione con gli europei, alla pari con essi; l'unica che è stata posta in grado di progredire e svilupparsi all'interno dei propri termini di riferimento, senza subire violenze.



(©L'Osservatore Romano 19 settembre 2009)
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