"Tante volte ho pensato: perché non ha scelto Giovanni? Avrebbe fatto fare alla Chiesa una figura migliore".
Il cardinale Angelo Comastri sta spiegando come è nata l'idea di raccontare la storia di Pietro dalla parte del protagonista, un uomo impulsivo che non nasconde dubbi e paure ma accetta di lottare con Dio - come Giacobbe e l'angelo, fino allo "slogamento dell'anca", e nel cuore della notte - e segue il suo Signore fino alle estreme conseguenze. Il vicario generale del Papa per la Città del Vaticano ha davanti una sala strapiena (l'auditorium della Curia generalizia agostiniana, che sorge a un passo dal luogo dove il primo vescovo di Roma fu martirizzato); accanto a lui ci sono Elio Guerriero, della casa editrice che ha pubblicato il suo libro, Giuseppe Lepore, presidente del Centro europeo per il turismo e la cultura, e Giuliano Ferrara, direttore de "Il Foglio", mentre la colonna sonora dell'incontro è assicurata da Andrea Bocelli e dal coro del Vicariato della Città del Vaticano. Ti chiamerai Pietro. Autobiografia del primo Papa (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2009, 126 pagine, euro 11,50; in abbinamento con una "visita guidata" per immagini e schede di approfondimento alla Basilica, euro 23) si dipana come un film in cui Simone di Betsaida racconta l'incontro che gli ha cambiato la vita.

Quel primato
importante anche per chi non crede
Pietro è l'apostolo dell'"assolutamente no!" gridato sull'onda di un'emozione, della reazione scandalizzata davanti a Gesù che si piega fino a terra, con il bacile e l'asciugatoio in mano, del passo deciso sull'acqua che al primo soffio di vento affonda subito nella paura, del rinnegamento ripetuto tre volte - più grave di quello che sembra, spiega Comastri: non è solo un momento di debolezza, è un giudizio, significa "non ho niente a che spartire con questo fallimento, se Gesù muore così non può essere il Figlio di Dio" - del "sì" detto di slancio ma frenato dalla resistenza ad accettare il metodo del suo Signore, un'onnipotenza indifesa, paradossale e incomprensibile.
Il mistero della "decisione insindacabile di Gesù, che ha voluto sfidare l'orgoglio di tutti i tempi impegnandosi a costruire la sua Chiesa sulle fragili spalle di un uomo, alle quali ha dato la solidità della roccia" come scrive il cardinale Tarcisio Bertone nella prefazione, non affascina solo i cristiani. È un fenomeno storico unico, "un deposito di cultura, un segno di universalismo che è patrimonio della civiltà, anche politica" - chiosa il direttore de "Il Foglio" dopo aver esordito definendosi "papista come Oscar Wilde" e prendendo a prestito una battuta del cardinale Comastri per ironizzare sul proprio stile "curiale": ""Lei ha fatto un discorso da vescovo, io da laico" mi disse a Loreto, durante un incontro organizzato dal Movimento per la vita".
"Il successore di Pietro - continua Ferrara - resta il riferimento costante di un'istanza di libertà, documentata da duemila anni di storia". "L'io non è proprietà dello Stato, non coincide con ciò che il potere si aspetta da lui" - continua Elio Guerriero citando oltre agli esempi del cardinale Pole e Thomas More una frase dell'allora cardinale Ratzinger. "Il passo sulla "struttura martirologica del primato di Pietro" mi aveva colpito per la sua solennità: significa che la vocazione è sempre personale, dall'io di Cristo all'io del chiamato, anche nel caso del ministero petrino".
Al termine dell'incontro, il latino semplice e solenne del Panis angelicus - la musica è di César Franck, il testo è di san Tommaso d'Aquino - volteggia in sala, descrivendo esattamente lo sconcerto di Pietro davanti a un Dio che gli chiede se vuole essere suo amico: "La leggerezza e la piacevolezza si possono sposare con la profondità; la teologia assimilata, goduta e compresa da uno spirito bambino è l'atto più adulto che ci sia" conclude Ferrara, incuriosito dalla compresenza di familiarità e mistero, dall'alternarsi di registro "alto" e quotidianità che caratterizza da sempre la vita della Chiesa.
(©L'Osservatore Romano 17 ottobre 2009)
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