Presentati gli atti del simposio
su «La Penitenzieria Apostolica e il sacramento della Penitenza»

Il salario che basta
anche nell'aldilà


Pubblichiamo un estratto dell'indirizzo di saluto del cardinale segretario di Stato alla presentazione del volume.

di Tarcisio Bertone

Questo volume riveste un notevole interesse perché, riprendendo le tematiche del simposio del gennaio scorso, sistematizza le attuali prospettive pastorali relative al sacramento della Confessione, in questa complessa società post-moderna, dopo aver attentamente ricostruito i percorsi storici, giuridici e teologici maggiormente emersi nel corso della lunga e feconda vita della Penitenzieria Apostolica, soprattutto in riferimento al sacramento della Penitenza. Si tratta - in una parola - di rispondere alla seguente domanda oggi fortemente avvertita:  quale specifico contributo può dare la Penitenzieria alla fedele comprensione e alla pratica attuazione del sacramento della Penitenza?
L'esperienza del passato è una ricchezza straordinaria. Il suo apporto deve aiutarci a trovare vie nuove, prospettive conformate alle esigenze pastorali di oggi e strumenti operativi con cui offrire all'uomo del terzo millennio, inalterato senza dubbio ma comprensibile e appetibile, il patrimonio circa il sacramento della Penitenza, che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, ha arricchito nei due millenni della sua storia.
In questi giorni, la liturgia ci fa meditare la lettera dell'apostolo Paolo ai Romani. Egli ci parla proprio quest'oggi delle condizioni e delle lacerazioni alle quali è sottoposto l'uomo, teso fra il peccato e la grazia, fra il dovere di compiere il bene e il desiderio e la possibilità di attuare il male, purtroppo sempre presente. Dio - commenta Paolo - interpella continuamente l'uomo e offre un senso positivo e definitivo alla sua esistenza ferita; ma quest'uomo, rifiutando l'aiuto divino, è sempre tentato di costruirsi autonomamente la propria felicità, alla quale però non arriverà mai definitivamente. È allora portato ad accontentarsi di gioie e felicità parziali ed effimere, spesso fallaci capaci di condurlo pian piano alla morte. Usando il linguaggio paolino, possiamo infatti affermare che l'uomo fatto di carne e abbandonato alle proprie forze, giunge a una situazione limite che è la morte, considerandola in ogni suo aspetto.
Occorre aiutare l'umanità a comprendere - e sta qui il cuore della sfida e della proposta pastorale di oggi - che solo nella scelta di Dio, essa trova la sua piena realizzazione; in Dio che in Cristo ci ha donato per sempre e gratuitamente il suo amore liberante. Con termini figurati ma alquanto mai eloquenti, l'Apostolo afferma che il peccato quando licenzia i suoi soldati, non può offrir loro altra moneta che la "morte". Al contrario, Dio, il Salvatore, "rimunera" l'uomo con un destino che lo fa sussistere anche al di là della morte:  la vita eterna. Si comprende quindi l'urgenza di un rinnovato annuncio evangelico profondo e pervasivo che aiuti innanzitutto i cristiani a vivere con gioia e dedizione la loro fede e a testimoniarla in ogni stato e ambiente di vita. Il sacramento del perdono e della gioia - permettete che definisca così il sacramento della Penitenza - manifesta in maniera quasi tangibile il trionfo costante dell'amore di Dio sulla potenza del male; genera la forza rinnovatrice della misericordia divina che reca pace e gioia al cuore umano. Aiutare i credenti a riscoprire il valore del Battesimo e della Confessione è pertanto renderli consapevoli della forza loro donata da Cristo per lottare efficacemente contro il peccato e le sue strutture che abbrutiscono il mondo; è offrire loro strumenti spirituali per costruire un'umanità ispirata alla cultura della vita e alla civiltà dell'amore.



(©L'Osservatore Romano 23 ottobre 2009)
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