Come fu raccontata la giornata del «Pastor Angelicus»

Un'udienza aperta a tutto il mondo


di Claudia Di Giovanni

La Filmoteca Vaticana iniziò l'analisi sistematica del materiale conservato in archivio, per valutare innanzi tutto il tipo di filmati e verificare lo stato di conservazione delle pellicole. A mano a mano che procedeva il lavoro di individuazione dei titoli e di visione, si andava delineando un patrimonio audiovisivo interessante, una vera e propria documentazione filmata sulla storia della Chiesa e degli uomini che in essa avevano prestato il proprio servizio, a partire dal 1886, anno in cui il cinema nascente muoveva i primi passi e riprendeva la benedizione di Leone xiii nei Giardini Vaticani.
Tra i filmati legati alla vita della Chiesa e dei pontificati, uno suscitò particolare interesse. Si trattava di Pastor Angelicus; quando il film venne passato alla moviola, si vide subito che la pellicola era in buono stato e, facendo un confronto con altri archivi cinematografici, si scoprì che si trattava di una delle pochissime copie non danneggiate dal tempo, un 35 millimetri molto ben conservato.
Il film, un'opera artistica di grande fascino per l'epoca in cui era stato realizzato, nasce come omaggio del cinema alla figura di Pio XII, sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Siamo nel 1942. Il Centro cattolico cinematografico e la Cines producono questo documentario nel quale la macchina da presa segue da vicino il Pontefice nella sua giornata, passando dai suoi momenti di vita pubblica e quelli di vita privata, utilizzando anche vecchie riprese e fotografie che fanno riferimento al periodo dell'infanzia e a quello precedente l'elezione al Pontificato.
L'occasione di questo singolare documento storico è la celebrazione del xxv anniversario episcopale di Papa Pacelli e sono proprio le immagini della solenne celebrazione giubilare in San Pietro a chiudere gli ottanta minuti della pellicola, un vero contributo del cinema ai festeggiamenti del Pontefice. La notizia di un film sulla figura di Pio XII aveva suscitato grande curiosità sin dall'inizio e si era diffusa in Italia, ma anche nel resto del mondo, tanto che Pastor Angelicus fu poi distribuito in Francia, Germania e Spagna. Per l'epoca si trattava di un'opera grandiosa e soprattutto meritevole di portare il Papa a contatto con tantissimi fedeli, attraverso il potere emotivo dello schermo.
Il momento storico che fa da sfondo alla realizzazione di Pastor Angelicus è senza dubbio uno dei più difficili per l'Europa e per il mondo intero, segnato da una serie di eventi drammatici che si rincorrono e proprio questa situazione contribuirà a dare al film un significato particolare, intenso e spirituale, di là da quello commerciale.
Il Centro cattolico cinematografico ottiene il permesso di eseguire le riprese all'interno del Vaticano, evidenziando l'intento apostolico della produzione e allo stesso tempo il desiderio del Pontefice di trovare un mezzo per essere vicino alle sofferenze dell'umanità, dimostrando la sua fiducia nel mezzo, strumento di comunicazione capace di affiancarsi agli altri in uso all'epoca per diffondere il suo messaggio di pace al mondo intero.
Il ruolo di Papa Pacelli in questa iniziativa è da subito molto attivo; lui stesso approva il progetto, visiona con attenzione la sceneggiatura e "interpreta" il ruolo principale, inflessibile e attento a ogni dettaglio, proprio perché consapevole del potere dell'immagine. Nella primavera del 1942 il Vaticano diventa dunque un set cinematografico unico. Sotto la regia di Romolo Marcellini e l'aiuto regia di Ennio Flaiano, al suo primo lavoro, gli operatori iniziano le riprese e in otto mesi girano metri e metri di pellicola. La biografia di un Papa ancora in vita diventa un documento cinematografico singolare, trasformando il film in un'udienza aperta a tutto il mondo.
Il giudizio positivo della critica e il consenso del pubblico non tardano ad arrivare. Il film fa sentire alla gente la vicinanza del Papa, ma non solo. Esso è, infatti, interpretato da molti come un'apertura ufficiale da parte della Chiesa all'uso del cinema, considerato non solo uno strumento per fare spettacolo e intrattenere, ma un altro mezzo di cui servirsi per comunicare. Le sale cinematografiche si riempiono, catturando lo spettatore, grazie anche a un sapiente lavoro di ripresa che sfrutta l'impatto emotivo dei primi piani.
In quegli anni, il cinema ha già assunto un'importanza economica e sociale notevole e, soprattutto, è evidente la sua vocazione come strumento utile alla comunicazione, ma anche alla propaganda. Quasi naturale che fosse proprio Pio XII, un Papa che ha avuto un rapporto costante con i media, ad accettare di lasciarsi riprendere nella sua giornata, nei contatti con la gente, con i bambini, con i soldati, vicino alle persone, nella consapevolezza che comunicare se stesso e il messaggio di amore al mondo poteva svolgere un importante ruolo di sostegno, di conforto, di evangelizzazione.
Difficilmente, in un altro modo, gli sarebbe stato possibile raggiungere così tante persone, nonostante la radio diffondesse la sua voce e gli permettesse di essere vicino ai fedeli, aprendo uno spiraglio alla speranza. Ma vedere il Papa era tutta un'altra cosa. Il film si avvale di uno stile narrativo semplice e misurato, artisticamente arricchito da una splendida fotografia, che offre un'affascinante testimonianza dell'operato del Pontefice, senza mai scadere nello spettacolare.
Il titolo, Pastor Angelicus, fa riferimento alla profezia di Malachia, il vescovo irlandese del XII secolo che avrebbe dato tale appellativo al 260° successore di Pietro, appunto Papa Pio XII, guida spirituale dei cattolici in un mondo che, nell'anno della sua elezione, si apprestava a entrare in guerra. Il suo motto era Opus iustitiae pax ("la pace è l'opera della giustizia") e fino al 1° settembre 1939 egli aveva cercato di impedire lo scoppio della guerra e aveva lanciato il famoso appello diffuso dalla Radio Vaticana. Ma la guerra scoppia e il Papa si serve della moderna tecnica per essere vicino ai cattolici di tutto il mondo.
A cinquanta anni di distanza, quel film è capace di suscitare interesse e continua a essere richiesto. Il Papa torna nelle case di molti con quello stesso messaggio, valido allora come oggi, dimostrando che il mondo ha ancora bisogno di pace, quella pace cui Pio XII aveva sempre fatto richiamo.



(©L'Osservatore Romano 15 novembre 2009)
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