Il bello della «Legenda aurea»


"Andrea significa "bello" o "capace di responsi" o "virile" da andor, cioè "uomo". Andrea inoltre è quasi come anthropos, cioè "essere umano", da ana che vuol dire "su" e tropos che indica il "volgersi", vale a dire che si è volto in su alle cose celesti e si è indirizzato al suo creatore. Dunque fu bello nella sua vita, capace di responsi in una sapiente dottrina, virile nella sofferenza e anthropos nella gloria. Trascrissero la sua passione i presbiteri e i diaconi d'Asia, così come l'avevano veduta coi loro stessi occhi".
Così comincia la vita di sant'Andrea nella più diffusa raccolta agiografica che per quasi mezzo millennio ha nutrito la spiritualità e l'immaginario cristiani, la Legenda aurea del domenicano Iacopo da Varazze (1228-1298). Che iscrive "l'intero tempo della vita umana" nell'anno liturgico e inizia dunque con l'avvento, tempus renovationis sive revocationis ("tempo del rinnovamento o del richiamo").
La prima vita è dunque quella di sant'Andrea apostolo, il cui inizio - sull'etimologia del nome, secondo le raccolte onomastiche in uso nel giudaismo e cristianesimo antichi - qui è stato citato dall'ultima magnifica edizione critica, pubblicata con traduzione italiana a fronte a cura di dieci studiosi coordinati da Francesco Stella e con una premessa di Claudio Leonardi (Iacopo da Varazze, Legenda aurea, con le miniature del codice Ambrosiano C 240 inf., testo critico riveduto e commento di Giovanni Paolo Maggioni, Firenze-Milano, Sismel Edizioni del Galluzzo - Biblioteca Ambrosiana, 2007, Edizione Nazionale dei testi mediolatini, 20, serie ii, 9, pagine lxxi + 1820, euro 190).
Tradotta già nel medioevo in castigliano, nell'ultimo trentennio del Quattrocento la compilazione di Iacopo da Varazze fu tra i primi libri stampati in Spagna, già tra il 1471 e il 1475 (forse a Santiago de Compostela), poi a Burgos nel 1500. Seguirono altre edizioni tra cui, a Siviglia nel 1520, quella dello stampatore salmantino Juan de Varela, il cui testo (o un altro molto vicino) fu la versione che accompagnò la conversione di Ignazio di Loyola tra il 1521 e il 1522. E proprio questa traduzione è stata studiata ed edita criticamente dal gesuita Félix Juan Cabasés - dal 1978 al 1986 leggendario redattore capo della Radio Vaticana - per i "Monumenta Historica Societatis Iesu" (Series nova, 3) con il titolo Leyenda de los santos, Madrid, Universidad Pontificia Comillas - Institutum Historicum Societatis Iesu, 2007, pagine xcviii + 913. (g.m.v.)



(©L'Osservatore Romano 30 novembre 1 dicembre 2009)
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