Il singolare tabernacolo della Cappella dei Beneficiati nella Sagrestia di San Pietro

Donatello e la Madonna della febbre


Pubblichiamo stralci del saggio contenuto nel bollettino numero 9 dell'"Archivum Sancti Petri" intitolato Tabernacolo di Donatello. Museo storico artistico del Tesoro di San Pietro (Città del Vaticano, Capitolo Vaticano, 2010, pagine 20, euro 10).

di Carlo La Bella

Nei primi anni Settanta del secolo scorso gli ambienti settecenteschi della Sagrestia dei Beneficiati di San Pietro furono destinati a ospitare stabilmente il rinnovato museo del Tesoro, e anche l'elegante cappellina ellittica, riservata alle celebrazioni dei chierici, rimase inevitabilmente inglobata nel nuovo percorso espositivo. Era qui che sin dal momento della consacrazione della cappella (1784) era stato riallestito il Tabernacolo del Sacramento di Donatello, insieme al venerato frammento pittorico della Madonna della febbre di cui da tempo costituiva la preziosa cornice. Quella già straordinaria collezione di manufatti vaticani si arricchiva così di uno dei più alti capolavori di scultura rinascimentale apprezzabile a Roma.
La ravvisabile incoerenza del manufatto con la funzione di tabernacolo mariano, cui era stato adattato, e la qualità altissima almeno di parte del suo apparato scultoreo, ne permisero l'identificazione, solo sul finire dell'Ottocento, con un'opera vaticana del grande maestro toscano ritenuta fino ad allora perduta, di cui rimaneva il puntuale ricordo del Vasari:  "[Donatello] Partissi poi da Fiorenza, et a Roma si trasferì, cercando volere imitare le cose de gli antichi più ch'e' poteva, e quelle studiando, lavorò di pietra in quel tempo un tabernacolo del Sacramento, che oggi dì si truova in San Pietro".
Nel descrivere la sontuosa cappella sacramentale all'interno della biografia di Perin del Vaga, il Vasari lasciò una seconda, preziosa menzione del tabernacolo:  "Stava nel medesimo San Pietro il Sacramento, per lo amor della muraglia, molto poco onorato. Laonde fatti sopra la Compagnia di quello uomini deputati, ordinorono che e' si facesse in mezzo la chiesa vecchia una cappella, et Antonio da San Gallo la fece fare, parte di spoglie di colonne di marmo antiche e parte aggiugnendovi altri ornamenti e di marmi e di bronzi e di stucchi, mettendo un tabernacolo in mezzo di mano di Donatello per più ornamento, e faccendovi un sopra cielo bellissimo con molte storie minute de le figure del Testamento vecchio, figurative del Sacramento".
Con l'avvio del pontificato di Paolo v Borghese (1605-1621) si procedette al definitivo atterramento degli ultimi resti della basilica costantiniana per lasciar spazio al completamento dell'edificio moderno. L'altare sangallesco, al pari dei molti altri sacrari che gremivano l'antica chiesa, venne pertanto sconsacrato e smantellato (1605) subendo la disgregazione e la dispersione dei suoi componenti architettonici e dei suoi arredi. Perduta ormai inevitabilmente la funzione sacramentale, il tabernacolo di Donatello si sottrasse al disuso ospitando, nel corso dei decenni successivi, il miracoloso frammento della Madonna della febbre, anch'esso prelevato dalla basilica antica, seguendone probabilmente le diverse traslazioni tra le Grotte e la Basilica.
Il tabernacolo vaticano presenta la forma di un originale organismo architettonico d'ispirazione classica, restituito in dimensioni ridotte e accessibile tramite un solenne portale timpanato, costituito da uno stilobate decorato su cui svettanti semipilastrini corinzi sostengono un'alta trabeazione a chiusura rettilinea.
Con questa inedita composizione, che  non  ha  mancato, proprio per la sua profonda originalità, di suscitare un certo disorientamento nella critica, Donatello dava forma tangibile alla valenza simbolica della custodia eucaristica come tomba gloriosa di Cristo, raffigurata tradizionalmente in forma di tempio, configurando nel marmo un piccolo edificio che sembra estendersi al di là della parete su cui è applicato un unico fronte.
Le proiezioni laterali, che replicano specularmente a ridosso del muro di fondo il partito architettonico e figurativo del prospetto, svelano apertamente la tridimensionalità illusoria del monumento che si sviluppa su una pianta centrale cruciforme e di fronte al quale doveva in origine disporsi una mensa d'altare, probabilmente dotata di un dossale scolpito.
L'inedita soluzione dell'alto fastigio abitato da angeli, disposti singolarmente sui plinti poggiati alla sommità dei pilastri, applica a questo piccolo organismo lo schema degli attici degli archi di trionfo imperiali. Nel contempo, a enfatizzare la simbologia funeraria del complesso, queste classiche figure alate acquisiscono postura e funzione di reggicortina, come nelle camere mortuarie delle tombe medievali, rivelando così ai fedeli l'emozionante apparizione della scena del Compianto sul Cristo morto, il cui corpo viene gravemente calato in corrispondenza della reale custodia eucaristica, e con cui Donatello lasciò a Roma una prova magistrale del suo celebre stiacciato.



(©L'Osservatore Romano 1 aprile 2010)
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