Ricordo dello storico Luigi Fiorani

Roma città chiusa
Alla violenza


di Vincenzo Paglia
Vescovo di Terni-Narni-Amelia

Il dodicesimo volume delle Ricerche per la storia religiosa di Roma, curato, come gli undici precedenti, da Luigi Fiorani, uno storico a lungo impiegato nella Biblioteca Apostolica Vaticana è, tra l'altro, la sua ultima fatica storiografica; e raccoglie, come si scrive nel sottotitolo, una serie di studi su "Chiesa, mondo cattolico e società civile durante la Resistenza". L'impegno di Luigi Fiorani per la compilazione di questo numero di Ricerche è stato del tutto straordinario, come se prevedesse la sua morte, che è venuta invece inaspettata per tutti. Certo è che in questo volume c'è tanto di lui:  la sua fede, il suo amore per la Chiesa di Roma, la sua passione di storico, il suo rigore nel metodo scientifico, la sua pazienza nel raccogliere le fonti, la sua capacità di coinvolgere gli altri in questo genere di imprese.
Il volume è un prezioso strumento che aiuta a scendere nel dettaglio, se così si può dire, di una straordinaria vicenda di solidarietà che ha saputo far fronte alla bestialità della violenza umana. Fiorani vuole mostrare una Chiesa, quella di Roma, che ha scritto una delle sue pagine più belle proprio mentre si abbatteva furiosa sulla città la violenza dell'occupante nazista. Dai diversi studi emerge una straordinaria solidarietà che ha saputo sorreggere e difendere la popolazione romana da una tragedia che sarebbe stata ancor più grave. Si tratta delle 106 parrocchie romane, dei 750 istituti religiosi, della fitta rete di associazioni (San Vincenzo, Unitalsi e molte altre istituzioni), di famiglie e di singole persone che si sono poste quasi istintivamente al servizio della "pietà" mentre si era nel cuore di quello scontro tra la pietà e l'empietà. Fiorani è convinto - e le fonti gli danno ragione - che dal fondo religioso del popolo romano è sgorgata una forza di solidarietà che ha resistito alla violenza. Tale "opposizione al fascismo e alla violenza politica - nota Fiorani - sgorga direttamente dal Vangelo".
È la fede che ha permesso all'intera rete dei fedeli di potersi raccogliere in una barriera di carità che ha imbrigliato la violenza impedendole di distruggere ancor più. Il volume riguarda l'intero periodo della occupazione nazista e offre una serie ricca di fonti per comprendere quanto è accaduto. Ed è in questo ampio quadro che Luigi Fiorani incastona la splendida pagina dell'aiuto agli ebrei. Conosce la problematica sorta negli ultimi decenni, ma preferisce fermarsi - come in genere fa nei suoi studi - a scandagliare le fonti archivistiche. Il volume di Ricerche porta nuove conferme sulla vastità dell'accoglienza:  "In linea con le sue scelte di fondo Pio xii ha preferito attivare la dimensione della carità, del soccorso agli sfollati, ai carcerati, ai poveri, ai perseguitati di qualunque provenienza religiosa e ideologica, in particolare gli ebrei. È un sostegno che accoglie la preghiera - "Dio mio, grande Padre, noi ti preghiamo affinché tu possa proteggere gli ebrei dalle barbare persecuzioni" è l'accorato appello che un martire dell'eccidio del 24 marzo con mano malferma ha vergato su un semplice foglio di carta - e si esprime attraverso l'aiuto concreto, quotidiano a chi soffriva gli enormi disagi della guerra. Una strategia che meriterà al Papa il plauso delle comunità ebraiche".
Fiorani è stato anzitutto un uomo di fede. E direi non di una fede astratta, ma di quel modo di essere cristiani a Roma. Bisogna essere stati nelle scuole del Seminario romano, sia minore che maggiore, degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta - come io e lui siamo stati - per comprendere cosa significa essere formati a Roma come cristiani. E in questo caso, come preti. Il numero di Ricerche dedicato proprio alla formazione del "prete romano" manifesta con ampiezza quei tratti peculiari che lo caratterizzano nell'esercizio del suo ministero svolto nella Chiesa caput et mater omnium ecclesiarum. La religiosità a Roma - e nel "prete romano" emerge, o almeno emergeva, con chiarezza - è composta di fedeltà ai principi e di misericordia pastorale, di amore indiscusso al Papa e di bonomia critica di forme curiali, di universalità dell'amore e di legame con la propria città. È, insomma, una religiosità che apre la mente e il cuore alla grandezza del cristianesimo e alla universalità della carità. Luigi Fiorani sentiva vera questa religiosità per se stesso, voleva cercarne le ragioni anche storiche e si impegnò a farla conoscere. Era convinto di una sorta di "primato" dell'intera diocesi romana. Non per sciocco orgoglio, ma per la consapevolezza del ministero straordinario del suo vescovo. Tutto ciò andava indagato, visto e proposto anche con gli strumenti della ricerca storica.
È questa la ragione di fondo che lo spinse a creare la collana "Ricerche per la storia religiosa di Roma". Era consapevole che una storia della società religiosa di Roma - non del grande organismo ecclesiale o delle istituzioni curiali - mancasse ancora. Sino ad allora l'attenzione era prevalentemente centrata sulla Roma ufficiale, su quella delle grandi istituzioni. Era urgente porre mano a un'altra storia religiosa di Roma, quella della società romana vissuta al di fuori delle corti laiche o ecclesiastiche e delle loro politiche. C'era poco, molto poco su questo. E andava fatto. Luigi si impegnò con il suo carattere schivo, riservato, mai da prima linea, se non sulle carte d'archivio sulle quali amava fermarsi, analizzare, interpretare.
Va notato che tale opera di Fiorani avveniva mentre a Roma, per iniziativa del cardinale Vicario, Ugo Poletti, la diocesi di Roma prendeva coscienza di essere essa stessa una Chiesa locale e non semplicemente una appendice della Curia romana. Per parte sua Luigi Fiorani, attraverso queste ricerche, voleva contribuire - ne parlavamo spesso - alla realizzazione di questo progetto che faceva incarnare i dettami del Vaticano ii nella diocesi del Papa. Fiorani metteva così al servizio della Chiesa la sua passione di credente e la sua capacità di storico.
Ricerche è divenuto un utile strumento per una storia dal basso, se così si può dire, per indagare sulle strutture diocesane di governo, sulle organizzazioni parrocchiali, le confraternite, le istituzioni, le espressioni liturgiche e devozionali, le visite pastorali, il clero e la cultura teologica, la carità e l'assistenza, l'amministrazione dei patrimoni ecclesiastici, la demografia e la statistica (gli status animarum), la mentalità e il comportamento religioso, il senso della morte, la superstizione, e così oltre.
L'ambito tematico non doveva essere ristretto al solo spazio ecclesiastico, era inteso con la larghezza dell'orizzonte delineato da don Giuseppe De Luca nel volume Storia della Pietà. Si doveva quindi spaziare per l'intera Roma in tutta la sua articolata e complessa rete religiosa e culturale. Dovevano entrare nelle indagini la storia di comunità collegate alla Riforma protestante oppure quelle di matrice ebraica o più genericamente i filoni cosiddetti ereticali o eterodossi. Né si doveva trascurare l'indagine sul libero pensiero, sull'ateismo come sulle conversioni. E, mentre si accoglieva la prospettiva indicata da Gabriele De Rosa sul rapporto tra storia religiosa e storia sociale, si sceglieva di privilegiare la prima. È una scelta che forse circoscrive il campo ma sottolinea l'offerta di grande guida alle fonti per la storia religiosa di Roma, della sua gente, delle sua Chiesa. "Quando un libro esce, nulla è finito e qualcosa comincia" amava dire De Luca.



(©L'Osservatore Romano 25 aprile 2010)
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