Il vescovo di Imola monsignor Tommaso Ghirelli scrive del suo predecessore

Chiaramonti insegna
anche dopo due secoli


"È davvero sorprendente che la diocesi di Imola abbia ricevuto dal suo Signore, nel giro di appena mezzo secolo, due vescovi insigni, che furono poi chiamati a guidare la Chiesa universale, entrambi in tempi quanto mai tempestosi:  Pio VII e Pio IX. (...) Non si può fare a meno di indagare quale eredità spirituale abbia lasciato il passaggio di due pastori tanto straordinari nella piccola ma importante Chiesa locale appartenente all'area romagnola". Con queste parole Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, apre la sua introduzione al catalogo della mostra "La porpora e la tiara" curata da Marco Violi, aperta fino al 23 maggio nel Museo diocesano e allestita per celebrare e far meglio conoscere l'episcopato imolese (1785-1816) del cardinale Gregorio Barnaba Chiaramonti che dal 1800 al 1823 guidò la Chiesa con il nome di Pio VII e che mantenne il governo della diocesi anche dopo l'elezione papale per oltre un quindicennio.
L'indagine sull'eredità spirituale di Chiaramonti - spiega monsignor Ghirelli - è stata anche affidata alla ricerca storica e archivistca di Andrea Ferri, vicedirettore dell'archivio diocesano, ma può essere senz'altro aiutata da un mezzo di ancor più immediata fruibilità per il grande pubblico come può essere quello di un'esposizione. Le opere e i documenti selezionati, in tutto centoventotto, sono stati suddivisi in otto sezioni tematiche:  dipinti, sculture, mobili e arredi sacri, tessuti liturgici, incisioni, documenti e stampe, miscellanea, medaglie. Un materiale non ingente per quantità ma - come spiega il curatore della mostra - fortunatamente esemplificativo dell'attenzione del vescovo per la sua diocesi, attenzione che si protrasse ben oltre la sua elezione al Soglio pontificio.
Un atto di omaggio dovuto e sentito perché, come scrive ancora il vescovo Ghirelli, "guidata responsabilmente da Barnaba Chiaramonti, la nostra diocesi evitò i bagni di sangue, sopportò con dignità lo spogliamento dei beni, soffrì defezioni al proprio interno senza dividersi, esercitò il discernimento sulle idee e sulle istituzioni politiche". Ed è un insegnamento che vuole essere proposto anche nella sua attualità:  "Allo stesso modo, la diocesi oggi è chiamata a fronteggiare i processi mediatici, la confusione dottrinale e morale, la subalternità ai potenti. Tutto sia ad maiorem Dei gloriam e anche a conforto della Chiesa, sospinta al largo dal soffio dello Spirito, spesso attraversando acque agitate; possa essere servita da uomini secondo il cuore di Dio, decisi a reggere il timone senza lasciarsi intimidire".



(©L'Osservatore Romano 16 maggio 2010)
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