Quando «L'Osservatore Romano» condannò l'antisemitismo

Vilipendere gli ebrei
è una bestemmia


Arriva in libreria il volume Vaticano, fascismo e questione razziale (Roma, Guerini, 2010, pagine 283, euro 23,50). Anticipiamo parte dell'introduzione dell'autore e uno stralcio dal secondo capitolo del libro.

di Valerio De Cesaris

Il 1938 fu un anno di contrapposizione tra il Vaticano e il governo fascista, sia per la controversia sul ruolo e l'assetto dell'Azione Cattolica, sia per la questione razziale. Su questo secondo aspetto, è diffusa tra gli storici l'interpretazione che riconosce alla Chiesa di Pio xi di aver condannato con decisione il razzismo, mentre le attribuisce molta minore fermezza rispetto all'antisemitismo. Ciò è unanimemente considerato il portato del secolare antigiudaismo cattolico e della scelta di non contrapporsi eccessivamente al governo italiano, più che il prodotto dell'adesione all'antisemitismo razziale.
Eppure diversi articoli apparsi su "L'Osservatore Romano", accanto ai pronunciamenti di altri organi di stampa e di personalità cattoliche, e alla documentazione vaticana ora disponibile, consigliano una rivalutazione complessiva della questione, per cogliere le diverse sfumature e ricostruire le differenti posizioni che si ebbero sia nel mondo cattolico italiano che in Vaticano. Alcuni brevi esempi riguardanti "L'Osservatore Romano":  il 25 dicembre 1937 Guido Gonella, citando l'ebreo convertito René Schwob, scriveva:  "Vi è nell'antisemitismo trionfante qualche cosa che lo Schwob chiama "ignobile". Ed è la lotta contro una razza semplicemente in nome di un'altra razza, la lotta contro una religione non perché è religione dell'errore ma semplicemente perché è una religione universalistica. In tutto ciò l'antisemitismo non è affermazione dello spirito, bensì una delle tante esaltazioni della potenza della carne contro lo spirito". Il 4 marzo 1938 il giornalista Renzo Enrico De Sanctis, proveniente dalla Fuci, dopo aver ricordato che "Iddio si è fatto uomo ebreo", si chiedeva "come esprimere l'enormità dell'oltraggio e della bestemmia che consiste nel vilipendere la razza ebraica?". Il 24 novembre dello stesso anno il giornale riportava un intervento dell'arcivescovo di Parigi, cardinale Jean Verdier, in cui si leggeva una chiara critica all'antisemitismo:  "A migliaia e migliaia di uomini vicini a noi si dà la caccia, in nome dei diritti della razza, come a delle bestie feroci, spogliandoli dei loro beni, veri paria che cercano invano in mezzo alla civiltà asilo e un pezzo di pane. Ecco il risultato fatale della teoria razzista". Alla stampa fascista che presentava un Cristo estraneo "alla razza ebraica, maledetta e deicida", la stampa vaticana replicava che quella teoria era una vera e propria eresia e che "l'odio in un'ora di persecuzione, contro dei perseguitati non solo incappa in pericolosi spropositi contro la dottrina della Chiesa, ma altresì contro la carità". Nel bel mezzo dell'offensiva antiebraica e della messa a punto delle leggi razziali anche in Italia, la stampa vaticana scriveva che "gli ariani esistono allo stesso grado degli Iperborei, dei Lillipuziani e dei Giganti danteschi. Sono, cioè, spiritose invenzioni di poeti e d'altri sapienti fantasiosi", aggiungendo che "togliere a Cristo, oggi, la universalità - la cattolicità - della sua dottrina, che annulla le razze nella superiore unità della figliolanza da un unico Padre, è ripetere un'eresia non meno pericolosa di quella dell'antico arianesimo".
Sono soltanto alcuni esempi. Essi mostrano tuttavia come la Chiesa, in alcune sue articolazioni, si pronunciò contro l'antisemitismo. Si tratta di articoli che all'epoca non passarono inosservati, come dimostrano le reazioni di parte fascista che si rintracciano nei documenti della polizia politica e in quelli dell'ambasciata italiana presso la Santa Sede. In numerose occasioni pervennero, da parte governativa, ingiunzioni ai collaboratori del Papa affinché "L'Osservatore Romano" cessasse di occuparsi della questione razziale. Ma il giornale vaticano sosteneva la linea di Pio XI.



(©L'Osservatore Romano 20 maggio 2010)
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