Le immagini della Vergine in Europa in un convegno a Oropa e Crea

Nere perché amate


di Lucetta Scaraffia

Nel nostro futuro non ci saranno più Madonne nere, a meno che si decida di copiare una statua già esistente. È questa la certezza dopo il convegno "Nigra sum. Culti, santuari e immagini delle Madonne Nere d'Europa" che si è tenuto dal 20 al 22 maggio nei santuari piemontesi di Oropa e di Crea, con la partecipazione di studiosi provenienti da tutta Europa e dei rettori dei più importanti santuari di Madonne nere del nostro continente. Dalle relazioni storiche, suffragate dall'analisi delle antiche statue - quella di Oropa risulta addirittura risalente all'VIII secolo - è emerso un dato:  all'origine i volti e le mani delle Madonne e dei Bambini erano di norma rosati, riproducevano cioè un incarnato che si riteneva fosse quello normale; l'annerimento era successivo, dovuto al gran numero di candele e lampade votive acceso in loro onore. Oggi, purtroppo le candele e le lampade sono spesso elettriche, e anche le statue più amate non si anneriscono più.
L'annerimento è quindi prova concreta di devozione:  solo immagini molto amate e reputate miracolose, infatti, avevano questo destino, mentre per le altre i pochi lumi non erano sufficienti a provocare un cambiamento dei colori della statua. Talvolta, per evitare che il volto di Maria risultasse chiazzato dal fumo, si provvedeva a uniformare il colore scuro con il pennello. Non c'era infatti verso di riportarlo all'incarnato chiaro originale:  i fedeli - e questo è un dato costante in epoche e luoghi diversi - si erano abituati a vederlo nero, e non lo riconoscevano chiaro. Anche perché nel frattempo l'immagine miracolosa era stata replicata, e le repliche erano ovviamente nere. Succedeva nel XIII secolo in Catalogna, per la Madonna nera di Montserrat che era stata ridipinta chiara, ha spiegato Concepciò Peig, e ugualmente è accaduto alla Madonna del Sacro Monte di Crea, tornata bianca dopo il restauro del 2000, come ha raccontato don Delmo Lebole. E in entrambi i casi, i fedeli hanno preteso che il volto e le mani tornassero al colore da loro riconosciuto, scuro.
Anche perché il colore nero della Madonna e del Bambino sottolineava la loro alterità, ed era considerato simbolo di umiltà. Per questo, e perché i miracoli tendono sempre a ripetersi e a moltiplicarsi negli stessi luoghi - ovviamente, i fedeli si rivolgono alle immagini che già conoscono come miracolose - le Madonne nere sono numerose in tutta Europa, centri di un culto appassionato e di lunghissimo periodo che altri santuari non conoscono. Sophie Cassagnes-Brouquet ha presentato una carta della Francia disseminata da luoghi di culto dedicati a Madonne nere, e ha sottolineato come i luoghi dove la trama dei santuari oggi è più fitta sono quelli dove meno si è accanita la Rivoluzione del 1789, che ha provocato distruzioni anche delle statue più antiche e di più alto valore devozionale, come la Madonna nera di Puy. Ma molte sono state rifatte uguali, naturalmente nere, come è successo appunto a Puy e al Bambinello della statua di Montserrat, che i soldati francesi invasori avevano impiccato a un albero e danneggiato seriamente.
Le statue nere sono di tutte le epoche e di tutti i tipi - Vergini regali incoronate e Sedes Sapientiae o Madonne dell'Umiltà, ma sempre con il Bambino - e sono contraddistinte da origini leggendarie che rimandano a ritrovamenti miracolosi in luoghi selvaggi, vicino a grotte o sorgenti, e spesso la loro fabbricazione è attribuita a un santo o san Luca, se non addirittura ad angeli. È intorno alla statua miracolosa che è sorto il santuario, situato quasi sempre lungo vie di transito importanti fin dal medioevo, percorse dai pellegrini che andavano a Santiago, a Roma o addirittura in Terrasanta. Così in Baviera e in Austria, dove due famosi santuari dedicati a Madonne nere, Einsiedeln e Altötting, di cui ha parlato Irmgard Siede, servivano da luogo di sosta e protezione per i pellegrini.
Il nero è dunque segno di una lunga devozione, di luce in onore di una immagine particolarmente miracolosa e quindi amata dai devoti:  niente a che vedere né con le leggende esoteriche che sono state mobilitate per spiegare questo colore, né con la ricerca di legami con divinità femminili pagane, dal momento, poi, che molti santuari mariani, anche di Madonne rosate, si sa bene che sono sorti su luoghi di culto già noti agli antichi. Il nero è solamente il segno della continuità nel tempo di queste devozioni, e la grande quantità di Madonne nere sparse in Europa sta a indicare le antiche radici cristiane di questo continente, prova di una concreta devozione di lungo periodo che si è espressa con la luce offerta alla statua sacra.
Una ricercatrice di origine polacca, Malgorzata Oleskiewicz-Peralba, ha raccontato come gli europei emigrati in America abbiano esportato anche il culto delle Madonne nere, che naturalmente si è poi trasformato nel nuovo continente. Le immagini da lei studiate sono la Madonna di Czestochowa e quella spagnola di Guadalupe, che hanno conosciuto certo una nuova vita nel continente americano, ma anche importanti trasformazioni. Come la Vergine polacca ad Haiti, dove è stata introdotta nel primo Ottocento dai soldati polacchi inviati da Napoleone, ormai entrata nella cultura haitiana:  i tre segni che ha su una guancia - provocati da un tentativo di danneggiarla con la spada - nell'isola vengono letti come ferite rituali africane, che rimandano a riti voodoo. Anche in Brasile l'immagine della Madonna nera viene spesso ricondotta a culti pagani (di tre divinità nere legate all'acqua) in un culto sincretistico che si ripropone anche in altri luoghi, come Cuba. Del resto, la Madonna nera venerata in Polonia è un simbolo anche del nazionalismo di questo Paese, e rappresenta per ogni polacco la patria:  gli emigranti portano con sé l'icona di Czestochowa ma anche, come aveva fatto Chopin, una manciata di terra nera polacca.
Anche le immagini mariane che emigrano, se pure trasformate, continuano però a rappresentare agli occhi dei devoti una difesa per i più deboli, che in esse pensano di trovare quella protezione che la società non garantisce. Tutte le Madonne nere, in fondo, sono anche un simbolo di radicamento nel territorio e sono legate a una popolazione specifica:  simbolo insieme universale e locale. E questo convegno, che ha saputo ben mescolare ricerca storica e riconoscimento di antiche devozioni, lo ha ricordato, riunendo per la prima volta studiosi e religiosi interessati a discutere di questo tema appassionante fra terra e cielo.



(©L'Osservatore Romano 24-25 maggio 2010)
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