Il cardinale Pacelli e gli ebrei

Duecentomila visti
per i "non ariani"


Il 30 novembre 1938, tre settimane dopo la Kristallnacht, il cardinale Eugenio Pacelli, segretario di Stato di Pio XI, inviò un telex alle nunziature e alle delegazioni apostoliche e una lettera a 61 arcivescovi di tutto il mondo richiedendo 200.000 visti per cattolici "non ariani". Il futuro Pio XII inviò anche un'altra lettera scritta in latino e datata 9 gennaio 1939 (Archivio Segreto Vaticano, Affari Ecclesiastici Straordinari, Stati Ecclesiastici, 1938-1939, Pos. 575 p.o., Fasc. 606 bis, consultabile anche sul sito www.ptwf.org. Lo rivelano recenti studi sostenuti dalla Pave the Way Foundation, sulla base di documenti dell'Archivio Segreto Vaticano. I documenti - riporta l'agenzia Zenit - testimoniano di azioni segrete per salvare migliaia di ebrei fin dal 1938. Nelle carte vaticane si chiede l'espatrio di "ebrei convertiti" e di cattolici ex non ariano genere provenientes, come scrive Pacelli nella lettera citata.
Il Concordato del 1933 firmato con la Germania garantiva che gli ebrei convertiti sarebbero stati trattati come cristiani, e usare questa posizione legale permise alla Chiesa di aiutare appunto i cattolici "non ariani". Una prova del fatto che il segretario di Stato di Pio xi non si riferisse solo agli "ebrei convertiti" è nella frase della lettera dove il cardinale chiede che gli arcivescovi si preoccupino di difendere "il loro culto religioso, i loro costumi e le loro tradizioni" (omnia quae ad religionis cultum, instituta et mores pertinent). Un altro indizio del reale intento delle richieste del Vaticano deriva dalle risposte originali dei vescovi e dei nunzi alla richiesta, nelle quali i presuli fanno riferimento spesso a "ebrei perseguitati", non a "ebrei convertiti" o a "cattolici non ariani". "Anche se è ampiamente riconosciuta dagli storici l'intercessione di Pacelli per salvare migliaia di "ebrei convertiti" molti basano le proprie conclusioni sulla rapida lettura di lettere e documenti vaticani", osserva Gary Krupp, presidente di Pave the Way, sottolineando inoltre che molti dei critici di Pacelli non hanno ancora accettato "la provata e diretta minaccia nazista contro lo Stato vaticano e la vita di Papa Pio XII e sembrano non capire che bisognava usare sotterfugi visto che si inviavano solo direttive criptate o verbali".



(©L'Osservatore Romano 3 luglio 2010)
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