A centocinquant'anni dalla nascita di Gustav Mahler

La forza
del lato oscuro


Per il centocinquantesimo anniversario della nascita di Mahler è stato pubblicato il libro Gustav Mahler. Il mio tempo verrà a cura di Gastón Fournier-Facio (Milano, il Saggiatore, 2010, pagine 742, euro 45). Dal testo pubblichiamo alcuni stralci di un saggio scritto nel 1936 da uno dei più grandi direttori d'orchestra del Novecento, che è stato anche pianista e compositore.
 

di Bruno Walter

I presupposti della produzione di Mahler si fondano sull'originalità della sua ispirazione musicale. Se all'inizio il fondamento della sua musica era spiccatamente romantico lo sviluppo successivo mostra invece il conflitto e la combinazione di elementi fondamentali, sia romantici che classici. All'atteggiamento spirituale di tipo classico appartiene la sua decisa volontà di racchiudere l'effusione musicale in forme fisse, di controllare e dominare la sua forza virile, l'immaginazione e il sentimento. Romantica - in senso lato - è l'ardita e sconfinata fantasia, l'"elemento notturno" che è in lui, la "voce della natura", oltre al gusto per gli estremi, per gli eccessi nell'espressione che arriva fino al grottesco; ma, soprattutto, l'unione dell'immaginazione poetica con la sua fantasia musicale. Lottava con un mondo interiore, violentemente agitato, di musica, umanità appassionata, immaginazione poetica, pensieri filosofici, sentimenti religiosi. Dato però che in lui la ricchezza dei sentimenti si univa alla capacità creativa, riuscì a sottomettere il proprio linguaggio musicale alla tirannide della forma sinfonica, che divenne l'idea dominante della sua produzione e che egli sviluppò fino a comprendere efficacemente i motivi più vari e più ricchi, arrivando a creazioni più belle e moderne.
Già nella Prima - sebbene nell'intenzione originale fosse stata intesa come una confessione spirituale in note - seguiva l'idea sinfonica. A partire dalla Seconda perseguì, ancora più consapevolmente e rigorosamente, la carriera di autore sinfonico, sviluppando la costruzione dei movimenti da un nucleo tematico alla ricerca di una forma, e mai indotto dagli eccessi emotivi o dalle idee poetiche o dall'ispirazione musicale a sacrificare il principio dell'unitarietà organica di ogni movimento. Sviluppò ulteriormente le forme sinfoniche, ingigantendo le loro dimensioni, soprattutto nei passaggi in cui innalza il ruolo del motivo usato e sviluppato già da Beethoven; eppure le sue opere rimasero delle strutture musicali in cui la creazione del particolare non è mai disgiunta dall'idea complessiva; in questo segue la scia di Beethoven. Sentiamo inoltre influenze di Schubert  e  di  Bruckner  nella gioia che sgorga dal canto di alcuni temi, nel tono di quando in quando tipicamente austriaco della melodia.
Nel suo albero genealogico, però, vediamo ancora una presenza importante:  il "musicista sconosciuto" che simbolizza i maestri del canto popolare; infatti una parte importante della tematica mahleriana, non solo nei canti, ma anche nelle sinfonie, deriva proprio dal canto popolare, è essa stessa canto popolare; e gli stimoli poetici, nati nelle sue prime ispirazioni musicali, derivavano dal mondo sentimentale e spirituale della poesia popolare. Il motivo romantico delle storie dei lanzichenecchi toccò il suo cuore e trovò espressione in un gran numero di canti. Non conobbi mai le opere giovanili di Mahler vere e proprie, una Nordische Symphonie, delle opere e musica da camera, perché le aveva presto distrutte. La prima grande opera, in cui la natura della personalità di Mahler si rivela completamente, nacque senz'altro dal terreno della poesia popolare, se non addirittura da quella di argomento soldatesco, sui lanzichenecchi; mette in versi la favola di Grimm L'osso che canta e ne fa il sostrato poetico del Klagende Lied, una composizione per coro, soli e orchestra.
La musica è piena di ispirazione e veramente originale, ricca di sentimento drammatico e di profonda umanità. Alla favola segue il romanticismo più soggettivo dei Lieder eines fahrenden Gesellen, nella cui poesia e musica trova espressione artistica un'appassionata esperienza sentimentale. I versi di Mahler di queste due opere sembrano imitare il tono poetico delle poesie di Des Knaben Wunderhorn ("Il corno magico del fanciullo"), con una profonda immedesimazione. Invece non è così:  infatti Mahler conobbe la raccolta di Arnim e Brentano solo alcuni anni dopo. La somiglianza dei suoi versi con quelle poesie, allora a lui sconosciute, ci fa penetrare a fondo nella sua anima:  ci accorgiamo di come sia affine spiritualmente ai poeti che ci hanno donato i canti indimenticabili di Des Knaben Wunderhorn. E se i suoi Lieder fossero inseriti nella raccolta sarebbero a malapena riconoscibili, come del resto quelli di Arnim e Brentano, che sicuramente hanno fuso la loro produzione poetica con le poesie da loro raccolte. E non solo i versi, ma anche la musica da loro ispirata presenta quel carattere popolare, semplice, sincero e ricco di  fantasia, che  rivela  la  profondità  della natura  di  artista  di  Mahler. Quando poi conobbe Des Knaben Wunderhorn, fu per lui probabilmente una riscoperta della propria patria. Vi ritrovò gli stessi suoi sentimenti, rappresentati proprio come li sentiva:  natura, religiosità, malinconia, amore, distacco, notte, morte, essenza spirituale, motivi popolari militareschi, serenità di un animo giovane, scherzi infantili, umorismo:  tutto ciò viveva in lui stesso e in quelle poesie. I suoi Lieder nacquero quindi dall'unione felice tra una poesia originale e una musica a essa profondamente affine, dando origine a una affascinante serie di opere rivelatrici, nella loro originalità, della sua forte personalità.



(©L'Osservatore Romano 8 luglio 2010)
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