Sport e lotta politica nel VI secolo

Ribaltone bizantino


di Umberto Broccoli

Terzo millennio. Una domenica pomeriggio qualsiasi, nello stadio di una città italiana qualsiasi. Tribuna Vip, esterno giorno:  tra i signori illustrissimi, tanti politici ragionano sui piedi dei calciatori e partecipano alle vicende delle loro squadre.
Metà del VI secolo dell'era cristiana. Stadio di Bisanzio. Giustiniano assiste alla gara fra i carri, lo sport più popolare del periodo. Corrono quattro squadre, distinte dai colori dei fantini:  la "albata" (i bianchi), la "russata" (i rossi), la "veneta" (gli azzurri) e la "prasìna" (i verdi).
Giustiniano tifa e con lui tifano tutti i dignitari della corte di Bisanzio, ordinati sulle gradinate. Tifa anche Teodora, moglie di Giustiniano:  non si sa se per i carri o direttamente per i fantini, considerando l'opinione degli scrittori contemporanei ("La sua prima ambizione è l'adulterio", sentenzia Procopio di Cesarea, storico ben introdotto alle faccende segrete di casa imperiale).
Il popolo partecipa, urla, soffre, si appassiona, si schiera, si divide, sostiene i colori delle squadre. La febbre dello stadio - nella Bisanzio del VI secolo dell'era cristiana - fa dimenticare la dittatura di Giustiniano, le tasse di Giustiniano, le guerre di Giustiniano, le spese di Giustiniano, la moglie di Giustiniano.
E il potere politico di Giustiniano sa cavalcare la febbre per i cavalli dello stadio, nella Bisanzio del VI secolo. Perché allora - nella Bisanzio del VI secolo - il potere politico è direttamente legato allo sport. Tifosi delle squadre e sostenitori di partiti politici si mescolano e si confondono, nella Bisanzio del VI secolo.
"Il popolo - scrive Procopio - era da tempo diviso in due partiti. Giustiniano si fece amico quello degli azzurri, per il quale non parteggiava prima, e così riuscì a rimescolare e sconvolgere tutto". Un bel ribaltone bizantino in cui Giustiniano prima si schiera con i verdi, poi passa agli azzurri. Un ribaltone bizantino "con la conseguenza che l'intero impero romano fu scosso dalle fondamenta come da un terremoto o da un cataclisma o come se ogni città fosse preda dei nemici". Parola di Procopio.
E la rivoluzione si manifesta anche nelle forme. È necessario identificarsi come seguaci degli azzurri e del potere. Procopio si guarda intorno e racconta il cambiamento.
"Per prima cosa gli azzurri estremisti rivoluzionarono la foggia dei capelli. Barba e baffi non li toccavano, ma amavano farseli crescere il più possibile all'uso persiano; invece i capelli se li tagliavano sul davanti fino alle tempie, e dietro li lasciavano cadere lunghi e incolti, come gli Unni".
Gli azzurri estremisti non vogliono essere confusi con gli altri gruppi, non si vogliono uniformare. Ragion per cui scelgono una loro uniforme:  barbe, baffi capelli lunghi sulle spalle e rasati sul davanti "come gli Unni", nota Procopio. Evidentemente gli Unni, barbari dell'alto medioevo, di tanto in tanto tornano di attualità.
Ma per essere azzurri, seguaci del potere, rispettati e temuti allo stadio ci si deve anche vestire bene, nella Bisanzio del VI secolo. Procopio è chiarissimo:  "Tutti ci tenevano all'eleganza e si mettevano vestiti assai più vistosi di quanto non comportasse la condizione di ognuno:  è chiaro che riuscivano a procurarseli con mezzi illeciti".
Solo se acconciati e vestiti bene, si può appartenere alla squadra di Giustiniano, imperatore e tifoso azzurro. Nella Bisanzio del VI secolo, un azzurro può incontrare un verde per strada:  in quel caso sono botte da orbi nel nome della fede nella squadra e al riparo del nome dell'imperatore. "Gli estremisti azzurri lasciavano per terra il malcapitato, senza che l'autorità preposta all'ordine pubblico prendesse provvedimenti contro i colpevoli", commenta Procopio.
E Giustiniano? Cosa fa Giustiniano, capo degli azzurri, tifoso e imperatore nella Bisanzio del VI secolo? Giustiniano si rivolge ai capi degli estremisti e "molti se li teneva accanto, alcuni ritenendo di investirli di cariche e dignità", chiude Procopio.
Noi non sappiamo se - nella Bisanzio  del  vi  secolo  -  al  lunedì sera ci si riuniva, per "stigmatizzare l'accaduto, perché lo sport non c'entra nulla con la violenza e la politica".
Ma sappiamo che - dopo Giustiniano - è subito medioevo.



(©L'Osservatore Romano 10 settembre 2010)
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