Il 14 settembre 1970, alla vigilia del centenario della presa di Roma,
Paolo VI annunciava la decisione di sciogliere i Corpi militari pontifici

Addio alle armi


Pochi giorni prima del centenario della presa di Roma (20 settembre 1870), che segnò la fine del potere temporale, Paolo VI annunciava la decisione di sciogliere i Corpi armati pontifici, eccettuata l'"antichissima" Guardia svizzera. Il provvedimento era comunicato con una lettera al cardinale segretario di Stato, Jean Villot, datata 14 settembre 1970 e resa nota il giorno successivo.
Sabato 19, alla vigilia della ricorrenza, il nostro giornale pubblicava in prima pagina il messaggio che il Pontefice aveva inviato al presidente della Repubblica italiana, Giuseppe Saragat, e quello del capo dello Stato (datati rispettivamente 18 e 19).
Nel giorno del centenario, domenica 20, proprio mentre Paolo VI ricordava la ricorrenza prima della preghiera dell'Angelus, davanti a Porta Pia il cardinale Angelo Dell'Acqua, vicario di Roma, presiedeva una celebrazione in suffragio dei caduti alla presenza, tra gli altri, di moltissimi artiglieri e bersaglieri italiani in servizio e in congedo, una cui rappresentanza veniva infine ricevuta in udienza dal Papa il giorno seguente, lunedì 21.
Per ricordare gli avvenimenti di quarant'anni fa - e nell'imminenza del centocinquantesimo dell'unità d'Italia - pubblichiamo quasi integralmente in questa pagina, insieme a un articolo che ripercorre brevemente la storia dei Corpi armati pontifici, la lettera al cardinale Villot, lo scambio di messaggi tra Papa Montini e il presidente Saragat, le parole pronunciate prima dell'Angelus e quelle rivolte ai rappresentanti dei militari italiani che cent'anni prima erano stati protagonisti dell'assalto a Porta Pia.

Signor Cardinale,
Nella sua qualità di Nostro primo collaboratore, Ella non ignora la Nostra volontà di far sì che tutto ciò che circonda il Successore di Pietro manifesti con chiarezza il carattere religioso della sua missione, sempre più sinceramente ispirata ad una linea di schietta semplicità evangelica. È stato questo uno degli orientamenti che abbiamo raccolto dal Concilio Vaticano ii e che ci sforziamo di portare a compimento. È stato, fin dall'inizio, l'oggetto di varie disposizioni che si sono già concretate nella riforma della Casa e della Famiglia Pontificia.
In questo contesto, che si è maturato per un processo storico e psicologico, Noi comprendiamo bene come, fra l'altro, i Nostri pur tanto benemeriti Corpi militari tuttora esistenti al servizio della Santa Sede non corrispondano più alle necessità per le quali essi erano stati istituiti.
Le diciamo, pertanto, Signor Cardinale, che si è venuta maturando in Noi, dopo attenta riflessione, e pur con grande rammarico, la decisione di sciogliere i Corpi militari Pontifici, ad eccezione dell'antichissima Guardia Svizzera, la quale continuerà ad assicurare, insieme ad uno speciale Ufficio, da costituirsi presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, il servizio d'ordine e di vigilanza.
Nell'annunciare la Nostra determinazione, e i motivi che l'hanno suggerita, Noi desideriamo fin d'ora esprimere la Nostra gratitudine - che ci farà restare loro perennemente obbligati - a quanti hanno finora fatto motivo della loro vita servire il Papa e la Sede Apostolica e sono stati attorno a Noi, come ai Nostri Predecessori in tante indimenticabili occasioni.
Siamo certi che i sentimenti che li hanno spinti a scegliere di far parte dei Corpi Pontifici, continueranno ad animarli anche in avvenire, in una forma che, pur spoglia di ogni esteriorità - come vuole la mentalità del nostro tempo - risponde agli ideali che li hanno sorretti nel loro servizio:  l'amore a Cristo e alla Chiesa, la fedeltà alla Santa Sede, la pratica generosa e coraggiosa della Fede. Anzi non dubitiamo che essi saranno sempre esemplari animatori delle comunità ecclesiali, testimoni di Cristo e della Chiesa nel mondo.



(©L'Osservatore Romano 12 settembre 2010)
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