La "Caritas in veritate" di fronte alla globalizzazione

Economia
e identità cristiana


È in libreria il volume Denaro e paradiso. I cattolici e l'economia globale (Torino, Lindau, 2010, pagine 155, euro 15) di Ettore Gotti Tedeschi e Rino Cammilleri. Pubblichiamo la prefazione scritta dal cardinale segretario di Stato e, sotto, un breve stralcio del primo capitolo.
 

di Tarcisio Bertone

Parlare di morale in economia oggi è quanto mai opportuno, dato che è stato ampiamente riconosciuto che la crisi economica globale ancora in atto è stata generata dallo sfaldamento o dal misconoscimento dei valori morali. Ben venga allora ogni riflessione su questo aspetto cruciale, dato che la ricerca di soluzioni alla crisi economica lascia immaginare che ci saranno significativi cambiamenti nella geopolitica e, conseguentemente, nel novero dei valori morali che saranno alla base delle scelte politiche ed economiche.
Nell'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI troviamo esplicitata la proposta morale cristiana per giungere a uno sviluppo veramente degno della persona umana nella sua integralità, ed è proprio per illustrare i cardini di questo importante documento pontificio che prende vita la nuova edizione del libro Denaro e paradiso. Ne sono autori due personaggi di grande esperienza:  Ettore Gotti Tedeschi, stimato economista, ora presidente dell'Istituto per le Opere di Religione della Santa Sede, e Rino Cammilleri, uno dei maggiori scrittori apologeti italiani.
La recente enciclica ha suscitato molto interesse e si sono letti commenti lusinghieri anche su giornali e riviste specializzate in economia. Un dato che la contraddistingue è di aver trattato per la prima volta, in un documento pontificio, di globalizzazione, dei suoi rischi e delle sue opportunità. L'uscita di Caritas in veritate ha subìto un ritardo rispetto alla data prevista (con essa si intendeva commemorare il quarantesimo anniversario della Populorum progressio di Paolo vi [1967-2007]) proprio in ragione della crisi economica, che stava sviluppandosi e che lasciava prevedere cambiamenti importanti di carattere economico e sociale. Occorreva perciò integrarla con una riflessione sul fenomeno contingente, del quale non si poteva non tener conto. È vero che un documento magisteriale della Chiesa è "senza tempo", tuttavia, essendo questa enciclica un richiamo pastorale e dottrinale sul senso da dare alle azioni umane secondo lo spirito cristiano, essa doveva inserirsi "nel tempo" per relazionarsi con i problemi reali dell'uomo di oggi. A Benedetto XVI è stato riconosciuto il pregio di aver saputo evidenziare con chiarezza il fenomeno della crisi, offrendo un'analisi di portata universale e di importanza storica.
La mia non vuole essere un'ulteriore analisi e, per questo, rimando alla lettura del libro. Mi limito a notare che il deficit dei valori morali e le scelte che hanno ignorato Dio, e conseguentemente l'uomo - scelte sempre negative per la crescita materiale e spirituale della società - ci hanno messi di fronte al danno prodotto dalla progressiva crescita di quella cultura nichilista che, volendo ignorare verità e valori assoluti, ha svilito la dignità dell'uomo. Ne discende l'importanza dell'appello lanciato da Benedetto XVI di un'"emergenza educativa", cioè del bisogno urgente di far crescere l'uomo in conoscenza e saggezza, affinché acquisisca la necessaria maturità per gestire i sofisticati strumenti tecnici e scientifici che sono a sua disposizione, pena il rischio "che gli sfuggano di mano". Occorre fare in modo che la società possa disporre di una nuova generazione di uomini e di donne capaci di elaborare con competenza e rigore soluzioni di sviluppo sostenibile, impegnando in questo compito le migliori energie morali.
Nell'enciclica Caritas in veritate troviamo fin dall'"Introduzione" il riferimento fondamentale per l'economia, che consiste nel progetto di Dio sull'uomo e, conseguentemente, nel bisogno della verità della fede e della carità che ne deriva. Si tratta, infatti, di due realtà fondamentali, non estrinseche all'uomo o addirittura imposte a lui in nome di una qualsivoglia visione ideologica, ma di realtà che hanno un profondo radicamento nella persona stessa. "Amore e verità" afferma Benedetto XVI, "sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo" (1) che, secondo la Sacra Scrittura, è appunto creato "a immagine e somiglianza" del suo Creatore, cioè del "Dio biblico, che è insieme Agàpe e Lògos:  Carità e Verità, Amore e Parola" (3). Benedetto XVI vuol ricordare che solo ancorandosi a questo duplice criterio della veritas e della caritas, fra loro inseparabilmente congiunte, si può costruire l'autentico bene dell'uomo, fatto per la verità e l'amore.
Già la Populorum progressio di Paolo vi illustrava e raccomandava i principi che devono ispirare l'azione economica, perché il progresso e lo sviluppo anche materiale sono una vocazione dell'uomo, purché questi - dal momento che non è solo "carne" - venga considerato non soltanto negli aspetti visibili e concreti. A seguire, la Caritas in veritate ha ribadito i valori di riferimento per chi si occupa di economia:  volere uno sviluppo economico non egoistico, non scoraggiante la vita umana, non falsato e non illusorio. Esigenze quali "il ritorno sull'investimento", la "creazione di valore per l'azionista" e la "valutazione del rischio", non possono prescindere dal valore umano:  i principi economici, infatti, sono da considerare soprattutto nella dinamica oggettiva della natura umana.
Ne consegue, come dicevamo all'inizio, che parlare di morale in economia è quanto mai opportuno, per scongiurare il pericolo che corre la società se l'economia assume una sua autonomia dalla morale. Esperti economisti di ispirazione cristiana e non, possono facilmente dimostrare che ogni decisione economica ha un impatto di carattere etico; essa è il frutto di responsabilità personale. Fare vera economia sostenibile in un'ottica a lungo termine significa pensare agli altri con i quali condividere sviluppo e benessere. Quando queste raccomandazioni vengono disattese, la tecnica prende il controllo dell'uomo e diventa pericolosamente autosufficiente, in un chiuso egoismo. La Caritas in veritate mette in guardia da uno sviluppo che sia ripiegamento su se stessi, invitando a "vivere e orientare la globalizzazione dell'umanità in termini di relazionalità, di comunione e di condivisione" (42).
Il momento di crisi che stiamo attraversando incita il cristiano a testimoniare la propria identità anche nel contesto dell'agire economico. Afferma l'enciclica che "l'amore di Dio (...) ci dà il coraggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti" (78). E ancora:  "Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio" (79). Di ciò la Chiesa è maestra poiché ha dell'uomo non solo una visione naturale ma anche soprannaturale.
La Chiesa si concentra particolarmente nell'educare i discepoli di Cristo, affinché sappiano mostrare concretamente nella vita personale e familiare, nella vita sociale, culturale e politica, che la fede permette di leggere in modo nuovo e profondo la realtà e di trasformarla; che la speranza cristiana allarga l'orizzonte limitato dell'uomo e lo proietta verso la vera altezza del suo essere, verso Dio; che la carità nella verità è la forza più efficace in grado di cambiare il mondo; che il Vangelo è garanzia di libertà e messaggio di liberazione; che i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa - quali la dignità della persona umana, la sussidiarietà e la solidarietà - sono di grande attualità e valore per la promozione di nuove vie di sviluppo al servizio di tutto l'uomo e di tutti gli uomini. Questi imprescindibili impegni del cristiano sono stati ricordati recentemente da Benedetto XVI nel corso dell'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici, riunita per discutere come i christifideles laici possano essere testimoni di Cristo nella comunità politica. Il Papa ha evidenziato quanto sia necessaria nel contesto della società odierna una vera "rivoluzione dell'amore".
Questo libro offre ulteriori motivi per riflettere sul senso da dare alla propria vita e alle proprie azioni, su cosa significhi fare economia in senso autentico perché, in realtà, l'economia ispirata ai criteri morali cristiani non manca di produrre dei veri e propri vantaggi competitivi. Non si tratta di un'irrealistica e velleitaria utopia, ma della concreta possibilità, oggi più che mai attuale, di un'economia capace di far convivere esigenze produttive, benessere materiale e pienezza umana.



(©L'Osservatore Romano 22 settembre 2010)
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