Attraverso l'opera del nunzio Andrea Cassulo

Come Pio XII salvò gli ebrei di Romania


di Raffaele Alessandrini

Il 7 aprile 1944 Alexandru Safran gran rabbino di Romania scriveva una lettera ad Andrea Cassulo nunzio apostolico nel Paese danubiano dal 1936 al 1947, esprimendogli la sua "gratitudine rispettosa" per quanto era stato fatto da Papa Pio XII, e per il suo personale impegno di incaricato diplomatico "in favore degli ebrei di Romania e di Transnistria" durante la persecuzione nazista.
Una frase alludeva esplicitamente all'azione esercitata dal nunzio apostolico nell'autunno del 1942:  "Nelle ore più difficili che noi, ebrei di Romania abbiamo passato - diceva Safran - l'appoggio generoso della Santa Sede tramite la vostra alta personalità è stato decisivo e salutare".
Il concetto sarebbe stato ribadito con forza da Safran in un'intervista rilasciata al giornale "Mântuirea" il 27 settembre 1944:  "I passi di sua Eccellenza sono stati decisivi nei frangenti più pericolosi della nostra vita. Quando la situazione pareva ormai senza speranza il suo prestigioso intervento poneva fine alla sciagura che si annunciava. Due anni fa, durante quelle giornate terribili - proseguiva il rabbino Safran - (...) l'atteggiamento di Sua Eccellenza, con la sua alta autorità morale, ci ha salvato. Con l'aiuto di Dio egli è riuscito a far cessare le deportazioni. Non dimenticherò mai il tenore drammatico delle mie discussioni con Sua Eccellenza in quei giorni d'autunno - sottolineava infine Safran. "Coraggio, coraggio" erano le parole che mi rivolgeva mentre ci separavamo".
L'articolo uscito su "Mântuirea" fu spedito dallo stesso monsignor Cassulo in Segreteria di Stato all'attenzione di monsignor Domenico Tardini, segretario per gli Affari Ecclesiastici Straordinari. Il testo era accompagnato dal seguente appunto:  "Le dichiarazioni pubbliche fatte da Safran potranno servire per documentare l'interesse paterno del Sommo Pontefice riguardo a quanti soffrono senza distinzione di nazionalità e di credo".
Nell'inverno del 1944, del resto, lo stesso Pio XII aveva fatto pervenire la somma di 1.350.000 lei per i deportati ebrei in Transnistria, somma che il 5 febbraio 1944 veniva inviata tramite il segretario generale del ministero degli Affari esteri di Romania Davidescu al Presidente della Centrale degli ebrei. Il gesto dimostrava al governo romeno che gli ebrei del paese non erano totalmente abbandonati, rinforzava le loro speranze e li incoraggiava a lottare per la sopravvivenza.
Queste e molte altre notizie sono tratte dal  volume  Alexandre  Safran et la Shoah inachevée en Roumanie. Recueil de documents (1940-1944) (Bucuresti, Asefer, 2010) scritto dallo storico Carol Iancu dell'Università Paul Valery di Montpellier, direttore dell'Ecole des Hautes Etudes du Judaisme de France.
Il libro è stato presentato lo scorso 13 ottobre a Bucarest in occasione della solenne consegna delle Medaglie "Dr. Alexandru Safran":  un prestigioso riconoscimento organizzato dalla Federazione delle comunità ebree di Romania. Tra i premiati di quest'anno risalta per l'appunto la medaglia alla memoria al nunzio apostolico Andrea Cassulo che è stata consegnata all'attuale nunzio in Romania monsignor Francisco-Javier Lozano.
La Medaglia "Dr. Alexandru Safran" porta dunque il nome di un'indiscussa personalità del mondo ebraico europeo - gran rabbino di Romania dal 1940 al 1947 e poi gran rabbino di Ginevra dal 1948 al 1998. Si tratta di un'onorificenza che viene assegnata a persone o istituzioni che si siano distinte per iniziative e opere a favore degli ebrei di Romania.
Dal volume citato, come si vede, emerge in tutta la sua statura morale la figura del nunzio Andrea Cassulo che, come altri rappresentanti della Santa Sede in Europa e altrove, durante  la tragedia della seconda guerra mondiale, e di fronte alle persecuzioni antisemite dei nazisti, seppero mostrare il vero volto della Santa Sede eseguendo fedelmente le direttive di Pio XII.
Ventitré anni fa lo storico Ion Dumitriu-Snagov, nel suo volume La Romania nella diplomazia vaticana, 1939-1944 (Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1987), aveva già menzionato alcune delle vicende ora ricordate più estesamente da Iancu, sottolineando che "la diplomazia vaticana - e qui citava tanto monsignor Cassulo quanto monsignor Angelo Rotta, nunzio apostolico a Budapest - non ebbe soltanto l'onere di difendere la popolazione romena contro l'offensiva di sterminio nella Transilvania settentrionale disposta da Miklós Horthy. Essa agì in un modo molto più esteso con una tacita complicità tanto governativa che di massa per proteggere i profughi polacchi e la popolazione ebrea di Romania e di Ungheria assicurando i trasporti terrestri e marittimi (...) con il coinvolgimento del regime militarista di Antonescu per una efficace opposizione agli ordini di Hitler e per eludere la rete delle SS che sorvegliavano all'interno il Paese".
Dumitriu-Snagov inoltre osservava che "il panorama dell'epoca dev'essere completato considerando le condizioni di minaccia indiretta dalle quali era circondata la Città del Vaticano dalle autorità fasciste e dalla situazione di guerra in Italia sotto i bombardamenti degli Alleati per meglio capire le possibilità delle rispettive collaborazioni".
Innumerevoli quindi sono le citazioni e i riferimenti a monsignor Cassulo nel presente studio di Carol Iancu. Ma come osserva lo stesso monsignor Lozano, incredibilmente ancora oggi si tende a trascurare o a minimizzare l'opera diplomatica della Santa Sede in favore degli ebrei. Quasi nessuno, per esempio, sembra rilevare la circostanza che proprio la notte prima che il presidente romeno Ion Antonescu annullasse la partenza di un treno carico di ebrei romeni da deportare in Polonia lo stesso Antonescu avesse avuto un incontro con il nunzio apostolico Cassulo.
Così, prendendo la parola per ringraziare la Federazione delle comunità ebree di Romania, del prestigioso riconoscimento assegnato alla memoria del suo predecessore, monsignor Lozano ha tra l'altro tenuto a dire:  "Quello che la Santa Sede desidera e apprezza nel caso della Shoah - come in altri casi simili - è che la verità sia sempre rispettata e che i documenti siano valutati in quello che contengono". Con ciò il nunzio ha evidentemente voluto alludere alla campagna diffamatoria e calunniosa - non di rado viziata dal pregiudizio ideologico, se non da aperta malafede - che da decenni viene mossa contro Pio XII e che ancora persiste, a proposito dei cosiddetti "silenzi" e del presunto antisemitismo di Papa Pacelli negli anni della seconda guerra mondiale.



(©L'Osservatore Romano 5 novembre 2010)
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