Dai modelli della fisica al backgammon

Viaggio nel mare dei numeri


di Maria Maggi

I fiori e i frutti del Mediterraneo, con i loro colori e profumi, in grandi vasi disposti a formare il profilo costiero del Mare Nostrum. Così si presenta una vasta area della Piazza delle Feste al Porto Antico di Genova. Lì, nel Mediterranean Science Garden, si può ammirare la biodiversità della flora che riveste un ruolo di enorme importanza nelle tradizioni e nella cultura dei popoli dei Paesi che vi si affacciano.
Il Mediterraneo è l'orizzonte naturale di Genova. Proprio in questa città si sta svolgendo fino al 7 novembre il Festival della Scienza, intitolato "Orizzonti".
La mostra del Mediterranean Science Garden è solo uno degli oltre trecento eventi che il festival ha allestito, trasformando il capoluogo ligure, per l'ottavo anno consecutivo, in una vera cittadella della scienza, invadendo piazze, palazzi, musei e teatri.
Gli orizzonti sono visti come obiettivi a cui tende l'uomo indefinitamente e, mediante la scienza, si sforza di esplorare, affrontando il nuovo e l'ignoto. Ci sono orizzonti di molte specie:  delle idee, della luce e della materia, della tecnologia, dell'universo, dell'uomo e della vita. A ognuna di queste tipologie sono dedicate le varie mostre, conferenze, laboratori e installazioni, spettacoli e rappresentazioni teatrali inedite.
Lo stesso Mediterraneo è visto da varie prospettive. Con il "Garden" si affrontano i differenti aspetti del paesaggio e delle coltivazioni tipiche, approfondendo il rapporto tra l'uomo e l'ambiente, le moderne strategie di conservazione delle risorse naturali, l'uso delle piante per la salute e il benessere, la conoscenza delle principali colture (olivo, vite e agrumi). Nel "Mediterraneo dinamico" si osserva la geofisica del mare, dai cambiamenti subiti nel corso delle ere fino alle conoscenze odierne relative per esempio ai grandi vulcani sottomarini.
Nella mostra "I mestieri del mare", si ricordano le antiche professioni marine e si scoprono le nuove. In quella titolata "Un tuffo nel Mediterraneo" si esaminano i pericoli che corre la fauna marina per lo sfruttamento eccessivo, l'inquinamento e i cambiamenti climatici. E c'è anche un viaggio nel mare come culla del pensiero matematico. Una suggestiva ed elegante navigazione, che non a caso ha il nome di "Odissea", tra i luoghi (Grecia, Libia, Turchia, Egitto e Italia) e i protagonisti (Pitagora, Archimede, Euclide) in un'ideale spedizione nella storia della scienza. Ma c'è anche "Ludyssea", un viaggio tra i giochi matematici del Mediterraneo, dallo Stomàchion archimedeo, all'aritmetica medioevale insegnata in Italia e Francia attraverso la "Rytmomachia", fino alle probabilità nascoste del backgammon.
Tutto ciò è legato all'inaugurazione della prima "Biennale del Mediterraneo". Un grande allestimento innovativo - tra cultura, industria e tecnologia - che ha preso il via a Genova a ottobre e a cui il Festival partecipa proprio con questi appuntamenti mirati a riscoprire i valori biologici, culturali e scientifici del Mare Nostrum, inesauribile incubatore di civiltà e straordinario terreno di incontro, confronto e cooperazione tra Nord e Sud, Oriente e Occidente. Ne fanno fede i diversi interventi di autorevoli scienziati provenienti dai paesi che si affacciano sul bacino, come la professoressa di neuroscienze alla Hebrew University di Gerusalemme Hermona Soreq, il professore di immunologia all'università del Cairo Rashika El Ridi, il professore di origine libanese di scienze arabe alla Columbia University George Saliba e l'economista libanese Nassim Nicholas Taleb.
Gli orizzonti poi si allargano enormemente con i molti eventi del Festival riguardanti l'universo, a cento anni dalla scoperta dei raggi cosmici. Già nel giorno di apertura c'è stata la lectio magistralis del premio Nobel per l'astrofisica Riccardo Giacconi, genovese di nascita e americano di adozione, sul tema "L'astronomia a raggi x".
L'iniziatore di questa branca dell'astronomia ha ripercorso i punti salienti della storia dell'astrofisica, spiegando l'evoluzione del pensiero scientifico, da Tolomeo a Newton fino alle ultime scoperte ottenute con l'avvento della tecnologia spaziale, a cui Giacconi stesso ha dato un grosso contributo, rivoluzionando lo studio dei fenomeni cosmici violenti.
Gli orizzonti cosmici sono al centro anche degli interventi di Paolo De Bernardis e Paul Davies. Il primo è lo scienziato che ha cercato di rintracciare l'orizzonte più lontano da noi, a 13, 7 miliardi di anni luce, attraverso la missione "Boomerang" basata sul pallone stratosferico, con cui, durante due campagne nel 1998 e 2003, misurò la radiazione cosmica di fondo. Il secondo, cosmologo e astrobiologo, illustra il progetto "Seti", che, da cinquant'anni, cerca di raccogliere segnali di civiltà aliene scrutando lo spazio. Finora, però, il risultato è un inquietante silenzio, perché forse si sta cercando nei posti e nei modi sbagliati.
Al festival c'è anche padre Josè Funes, astronomo argentino specializzato in astronomia extragalattica e direttore della Specola Vaticana, che, il 5 novembre, nell'auditorium di Palazzo Rosso, terrà la lectio magistralis su "L'universo che si evolve", presentando le evidenze che nel corso degli anni si sono accumulate. E il giorno dopo parteciperà all'interessante conversazione con  Paolo  Flores  D'Arcais  su "Scienza e fede:  armonia, convivenza o conflitto?".
Nell'ambito degli orizzonti della luce e della materia non poteva mancare un'ampia mostra molto interessante e divertente sul laser a cinquant'anni dalla sua invenzione. Nei locali del Munizioniere a Palazzo Ducale è allestita una vasta area, in cui sono illustrati molti impieghi del laser, che vanno da quelli più comuni, come nei lettori ottici, nei misuratori di distanza e di velocità, negli incisori e saldatori di metalli, a quelli più sofisticati come nel restauro di opere d'arte, indicando anche le prospettive per il futuro, quando il laser sarà essenziale per la fusione nucleare.
E i bambini non sono stati dimenticati al festival. Nei locali dei Magazzini dell'Abbondanza sono preparati vari laboratori per giovanissimi visitatori, che possono imparare molte cose divertendosi. Così come non è stato dimenticato Nicola Cabibbo, uno dei più importanti fisici del ventesimo secolo, direttore della Pontificia Accademia delle Scienze, morto quest'anno. Nell'aula polivalente San Salvatore, infatti, si è tenuta una conversazione incentrata sui suoi studi e contributi fondamentali alla fisica delle particelle.



(©L'Osservatore Romano 6 novembre 2010)
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