La Casina di Pio IV in Vaticano luogo dello stupore armonioso

L'ultimo fiore del Rinascimento


L'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede a Roma ospita, nel pomeriggio di lunedì 15 novembre, la presentazione del volume La Casina di Pio IV in Vaticano (Torino, Umberto Allemandi, 2010, pagine 243) a cura di Daria Borghese. Pubblichiamo l'introduzione scritta dal direttore dei Musei Vaticani.

di Antonio Paolucci

Al Sogno di una notte di mezza estate e ai sonetti di Shakespeare, ai canti dell'Ariosto, agli amori di Angelica e Medoro e al palazzo incantato di Armida fa pensare la Casina di Pio IV Medici in Vaticano. Fa pensare al Parnaso di Febo Apollo dipinto da Raffaello mezzo secolo prima nella Stanza della Segnatura. Fa pensare a certi luoghi di Boboli a Firenze e di Palazzo Te a Mantova. A queste cose fa pensare la palazzina che, dentro i Giardini Vaticani, ci accoglie con il bianco luminoso dei suoi intonaci nel verde-nero degli allori, dei lecci, dei pini; non certo ai Decreti del sacrosanto Concilio di Trento, non al Discorso sulle immagini di Gabriele Paleotti, non agli antemurali ideologici della Controriforma che la Riconquista cattolica andava in quegli anni (1558-1565) velocemente ed efficacemente dislocando in Italia e in Europa.
Vero e proprio Olimpo di delizie nel bosco sacro che la Rivelazione ha santificato doveva essere il buen retiro di Papa Medici, ultimo fiore del Rinascimento, luogo assolutamente senza confronti e del tutto inaspettato dentro la città del Papa.
Entriamo nella Casina di Pio IV, oggi sede della Pontificia Accademia delle Scienze (e quale sede migliore Papa Pio xi Ratti poteva scegliere per ospitare il meglio della intelligenza e della sapienza internazionali?) ci affidiamo alla ospitalità di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo che questo edificio prezioso governa con autorità colta e sagace, e conosceremo quel tipo di felicità, fatta di calma e di eccitazione insieme, che altrimenti non saprei definire se non con la parola stupore.
Il luogo dello stupore armonioso è la residenza di un Papa che voleva abitare come dentro uno scrigno di pura bellezza. Di più. Voleva abitare un luogo dove la bellezza fosse pervasiva e totale.
Nella Casina di Pio IV la bellezza è il mormorio dell'acqua, è lo stormire degli alberi accarezzati dal vento d'estate, è l'artificio dei litostrati e dei mosaici colorati, è il modulo esatto e melodioso dello spazio costruito, è la sciarada iconografica che si moltiplica negli antichi marmi e nei bianchi stucchi. Nelle intenzioni di quel Papa, la Bellezza doveva essere vicina, praticabile, vivibile. Doveva assumere la forma di una casa, così che la si potesse guardare da vicino, percorrere in solitudine o con pochi amici, toccare, accarezzare. E fu la residenza appartata e meravigliosa inventata da Pirro Ligorio.
Bisogna riconoscere che Pirro Ligorio era un architetto geniale. Vivesse oggi farebbe il regista degli effetti speciali. Il suo talento primario era quello dello scenografo, la sua vocazione profonda era per lo spettacolo. Straordinariamente raffinato e duttile era in Pirro Ligorio il dominio dei repertori, del lessico architettonico antico e moderno. Universalmente nota e apprezzata era la sua cultura archeologica. Ma tutto questo aveva senso solo se diventava evocazione, suggestione, coinvolgimento. In una parola, teatro.
Per ottenere effetti di questo genere egli usa con perfetta disinvoltura il geniale fuori scala del "nicchione" che porta  il suo nome nel Cortile detto della Pigna. E mette in opera la misura piccola nella Casina di Pio IV. In entrambi i casi il committente è lo stesso. Diversi però sono le occasioni e i destini.
Il Nicchione, impostato sulla tessitura della esedra bramantesca, doveva esaltare, come un gigantesco arco trionfale, il ruolo del Palazzo che lo sostiene, residenza di rappresentanza del Pontefice e dei suoi ospiti regali. Al puro piacere intellettuale, alle gioie dei sensi e dello spirito, alla contemplazione della Bellezza, era invece destinata la Casina. Usi diversi e quindi suggestioni ed evocazioni diverse per un committente che è Papa di Roma, Grande della Terra, ma anche intellettuale raffinato, edonista squisito, conoscitore di tutte le Storie e di tutti i Miti.
Così ragionava Pirro Ligorio. Nella stagione meravigliosa, vero e proprio dorato autunno del Rinascimento che si raccoglie fra la villa che oggi ospita l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, il "Nicchione" nel Cortile della Pigna e la "Casina" dei Giardini Vaticani, la cultura e il gusto dell'augusto committente si riflettono come in uno specchio nell'opera del suo architetto. Raramente è dato di incontrare una simbiosi così perfetta. Raramente si è assistito a una congiunzione astrale più felice di quella che brillò alta nel cielo artistico di Roma durante gli anni del pontificato di Pio IV.
Se una sorpresa è lecito esprimere, essa riguarda il ritardo con il quale arriva agli studi la monografia scientifica di questo straordinario monumento; una monografia finalmente completa di regesto documentario esaustivo, di corredo fotografico minuzioso e affidabile. A coprire un vuoto oggettivamente non più giustificabile ci ha pensato Daria Borghese. Con l'amabile efficienza che le conosciamo e non senza l'accorta regia dell'amico Antonio Zanardi Landi, Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, la mia brava collega ha saputo raccogliere intorno al progetto una eccellente, selezionata schiera di studiosi.
Il risultato è il "disvelamento" della Casina di Pio IV più raffinato e più intelligente che si potesse immaginare. Pirro Ligorio, di sicuro, ne sarà contento.



(©L'Osservatore Romano 15-16 novembre 2010)
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