Salvador Dalí in mostra al Palazzo Reale di Milano

Surrealista fino alle estreme conseguenze


di Sandro Barbagallo

Col titolo Salvador Dalí, il sogno si avvicina, Milano ripropone dopo cinquant'anni una mostra che fa riflettere sul rapporto del grande artista con i temi inquietanti che caratterizzano la sua opera.
Nel presentare la mostra, l'assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory scrive qualcosa di singolare:  "Abbiamo di nuovo bisogno di Dalí per evadere da una condizione spesso noiosa, prevedibile. E questa esposizione ci serve proprio per fare una breccia nel conformismo culturale e trasmettere così tutto il potere della creatività". Dichiarazione a dir poco bizzarra, questa, visto che già da qualche anno Milano offre esposizioni sopra le righe e installazioni non certo conformiste e prevedibili, come il "monumento" di Maurizio  Cattelan in Piazza della Borsa.
Questa mostra comunque ci conferma la convinzione che il genio di Dalí sia tale anche come anticipatore di tanta provocatoria (anche se spesso scadente) arte di oggi. Ma se nel contemporaneo il kitsch è involontario e spesso autoreferenziale per scopi pubblicitari, nel maestro spagnolo è riscattato da un tagliente sarcasmo e da autentiche pulsioni del proprio inconscio. Sembra infatti che Dalí non abbia alcuna pietà per se stesso, analizzando, come fa continuamente, i propri fantasmi. Né teme di dichiarare il proprio voyeurismo e disgusto di sé, l'orrore biomorfo e il recupero di desideri infantili, come in una sorta di autoterapia:  dalle ossessioni edipiche a quelle sessuali.
La pittura di Dalí altro non è che un diario per immagini della psicopatologia della sua vita quotidiana. L'analisi spietata di una sorta di anaffettività in cui tutto il mondo dei sentimenti è stato prima ucciso e poi congelato perché la "perversione" è totalizzante. Per lui sono irrinunciabili le immagini ispirate alla devianza:  l'eccitazione sadica, le mutilazioni, la volontà compulsiva di creare repulsione e disgusto in chi guarda. Precursore, dunque, dei cosiddetti "grandi" artisti internazionali di oggi.
Si è parlato spesso di un'affinità tra Dalí e il nostro Giorgio de Chirico; considerati entrambi due grandi solitari del Novecento. Ma mentre de Chirico, che coltivava segretamente un puritanesimo da zitella ottocentesca, stigmatizzava le strategie comunicative di Dalí arrivando a dire di lui che:  "è costretto a creare scandali per promuovere se stesso nel modo più pacchiano, grottesco e provinciale. È l'antipittore per eccellenza"; il povero Dalí, al contrario, dichiarava la propria ossequiosa ammirazione per il maestro che lui considerava "una personalità all'antica, che crede in una cultura aristocratica e che possiede una profondità e una grandezza che restano sua esclusiva prerogativa".
In realtà l'invenzione dechirichiana di un mondo misterioso ma sereno, metafisico (appunto), non può che affascinare un Dalí che è l'esatto contrario perché ha bisogno di parlare per eccesso, di rimestare nel torbido, di sporcarsi le mani in una sorta di pattumiera dell'inconscio, dove lui pesca tutto ciò che è flaccido:  lobi di carne sorretti da grucce, orologi molli come frittate, pelle umana flagellata da una luce bruciante. Insomma, tanto i quadri di Dalí sono ingranaggi complessi, quanto quelli di de Chirico mirano all'essenziale, all'enigma del vuoto. Entrambi gli artisti, comunque, riprendono archetipi architettonici classici con motivazioni inconsapevoli. Forse legate alla comune radice mediterranea che ne rende entrambi i custodi ancestrali.
Non a caso nella mostra di Milano, che si articola attraverso varie sezioni con opere provenienti dai maggiori musei internazionali, sono esposti quadri come Apparizione dell'Afrodite di Cnido (1981), Dematerializzazione del naso di Nerone (1947) e La mano di Dalí toglie il vello d'oro a forma di nuvola per mostrare a Gala l'aurora dorata, completamente nuda, lontanissima dietro il sole (1977-'78).
Per la prima volta viene ricostruita anche la stanza ispirata a Mae West, con il celebre divano a forma di labbra. Se si osserva la sala dalla giusta prospettiva si possono ricomporre i lineamenti del viso della famosa attrice, che era stata il soggetto di una delle opere più note del maestro spagnolo. L'ambiente, naturalmente molto suggestivo, permette quindi ai visitatori di vivere all'interno di un'esperienza surrealista, come in una sorta di realtà virtuale ante litteram.
Del resto è noto quanto Dalí abbia superato i confini tra i generi e i linguaggi. Ha infatti compreso i meccanismi della cultura di massa, trasformandosi in un attore clownesco dai baffi a manubrio, ritoccati con la matita. Inoltre ha reso il proprio corpo un veicolo pubblicitario, erede della tradizione marinettiana dell'artista provocatorio e bizzarro a tutti i costi. Ha frequentato personaggi come André Breton e Walt Disney, Alfred Hitchcock, Jean Cocteau e Amanda Lear, che conobbe giovanissima innamorandosi del suo... scheletro!
Ma di una vita così esposta, discussa e di discutibile non si può non ripercorrere le tappe più salienti.
Salvador Dalí nasce l'11 maggio 1904 a Figueres, non lontano dal confine francese. Salvador è anche il nome del padre notaio, solido rappresentante di una classe borghese illuminata, mentre la madre, Felipa Domènech Ferrés, che lo incoraggiò nelle sue aspirazioni artistiche, lo convinse di essere la reincarnazione del fratello morto di meningite. A tal proposito l'artista un giorno dichiarò:  "Ci somigliavamo come due gocce d'acqua, ma rilasciavamo riflessi diversi".
Dopo aver studiato in una scuola d'arte, nel 1919, durante una vacanza a Cadaqués, Dalí scopre l'arte moderna attraverso il pittore Ramon Pichot, un artista che si recava frequentemente a Parigi. Il padre organizza una mostra dei suoi disegni a carboncino nella loro casa, ma la prima esposizione ufficiale verrà allestita al teatro municipale di Figueres. Quando Dalí ha sedici anni sua madre muore di tumore al seno. L'artista all'epoca commentò così:  "È stata la disgrazia più grande che mi sia capitata (...) non potevo rassegnarmi alla perdita di una persona su cui contavo per rendere invisibili le imperfezioni della mia anima".
Ma la vita continua, il padre si risposa con la cognata, mentre Salvador va a vivere nella Residencia de Estudiantes di Madrid per poter frequentare l'Accademia di San Fernando. Siamo nel 1922, Dalí veste come un dandy inglese di fine Ottocento. Prova a dipingere in uno stile cubista di cui però non conosce le regole perché non è mai stato a Parigi. La cosa però più importante di questo periodo è l'incontro nella Residencia con persone come Luis Buñuel e Federico García Lorca. Con quest'ultimo strinse un'amicizia ambigua che aveva tutte le caratteristiche dell'amore, anche se poi Dalí dichiarò di aver sempre respinto "vigorosamente" le avances dell'amico.
Espulso nel 1926 dall'Accademia per eccesso di arroganza - aveva dichiarato che non esisteva un docente degno di esaminarlo - nello stesso anno visita per la prima volta Parigi, dove conosce Picasso che ammira profondamente. Nell'agosto del 1929 incontra la sua femme fatale, musa ispiratrice e, in quel periodo, moglie di Paul Éluard. Passata alla storia con il nome di Gala, in realtà era un'esule russa di nome Elena Ivanovna Diakonova che, per seguire il giovane artista spagnolo, abbandonò il poeta surrealista e la figlia Cécile.
Sempre  in  quell'anno Dalí entra nel gruppo dei pittori surrealisti di Montparnasse. Con il suo metodo paranoico-critico per esplorare l'inconscio, aveva conquistato sia loro che Breton. Esaltato dai nuovi amici e dallo spirito di gruppo si fa protagonista di ripetuti eccessi provocatori che dimostrano come costruitosi un personaggio, Dalí gli volesse restare fedele, anche a costo di tradire i propri sentimenti più profondi.
Nel 1931 dipinge La persistenza della memoria, in cui si vedono alcuni orologi sul punto di liquefarsi. Il mercante d'arte Julian Levi presenta quest'opera a New York suscitando scandalo e scalpore. Cominciano le provocazioni per far parlare di sé. Una volta invitato a un ballo in suo onore si presenta portando come collier una scatola di vetro contenente un reggiseno. E fin qui si resta nell'ordinaria follia dei gesti surrealisti. Ma quando la coppia Dalí-Gala sorpassa il limite del buongusto, la reazione della stampa americana è così indignata che i due sono costretti a scusarsi pubblicamente.
Qualcosa scricchiola anche da parte degli amici surrealisti, che rimproverano all'artista di non assumere una posizione chiara contro il nazismo. Anche se Dalí respinge le accuse dicendo di non essere un seguace di Hitler, né nei fatti né nelle intenzioni, purtroppo i quadri che ha dipinto in questo periodo lo smentiscono. L'enigma di Hitler (1939) e Metamorfosi di Hitler in un paesaggio al chiaro di luna (1958) sono infatti opere in cui è evidente il fascino perverso e morboso che il dittatore aveva avuto sul suo immaginario.
Comunque, a partire dal 1939 le sue opere subiscono una commercializzazione indecente, tanto che molti suoi compagni di strada lo considerano già morto, mentre Breton conia il sarcastico soprannome di "Avida Dollars", anagramma di Salvador Dalí.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale i Dalí si trasferiscono negli Stati Uniti, dove vivranno per otto anni. Sono gli anni in cui l'artista riscopre il cattolicesimo, tanto che al rientro in Francia, nel 1947, si fa addirittura praticare un esorcismo dal frate italiano Gabriele Maria Berardi.
In questo periodo Dalí scrive molti soggetti di film, un'autobiografia, dichiarazioni di poetica e a partire dal 1949 torna a vivere nella sua amata Catalogna. La scelta di vivere in Spagna mentre era ancora governata da Franco gli attirò le critiche di molti amici e pare che anche Picasso gli avesse tolto il saluto. In questo periodo sperimenta una serie di tecniche nuove ed è uno dei primi pittori a servirsi di olografie per creare illusioni ottiche. Più tardi altri artisti, come Andy Warhol, lo hanno considerato un precursore della Pop Art.
Negli anni Cinquanta la sua devozione per la religione cattolica aumenta. Nel 1958 conferma quindi con rito cattolico il matrimonio che aveva contratto civilmente con Gala nel 1934, mentre nasce il periodo che lui definisce "misticismo nucleare". L'artista cerca di sintetizzare l'iconografia cristiana in opere che esprimono il senso della disintegrazione causata dall'atomica; come La madonna di Port-Lligat (1949), che ebbe modo di mostrare a Pio xii durante un'udienza, Cristo di San Giovanni della Croce (1951), Croce nucleare (1952) e Corpus Hypercubus (1954). In mostra è esposta una versione di quest'ultimo, donata ai Musei Vaticani dal cardinale John Patrick Cody nel 1973.
Negli ultimi vent'anni della sua vita Dalí farà le più diverse esperienze artistiche:  un teatro nella casa museo di Fugueres, campagne e filmati pubblicitari, persino una grande scultura metallica che verrà collocata sul palco del Teatro Real di Madrid. Nel 1980, però, la sua salute riceve un colpo durissimo. La moglie, affetta da demenza senile, gli propina un cocktail micidiale di medicine che gli danneggia in modo irreversibile il sistema nervoso. All'età di settantasei anni Dalí è ormai un relitto, con sintomi molto simili al morbo di Parkinson. Gli ultimi anni saranno per lui una sorta di calvario. Gala muore nel 1982 e il pittore perde la sua maggiore ragione di vita. Diventa preda di speculazioni di loschi individui che gli fanno firmare tele in bianco per alimentare una produzione fasulla delle sue opere.
Con l'aiuto di amici fidati riesce a tornare a Figueres, lasciando il Castello di Púbol che aveva acquistato per Gala dopo che re Juan Carlos, suo antico ammiratore,  l'aveva  nominato  marchese.
Il 23 gennaio 1989 Dalí muore per un attacco di cuore mentre ascolta Tristano e Isotta di Wagner. Ha ottantaquattro anni e verrà sepolto all'interno del suo teatro-museo di Figueres, poco lontano dalla chiesa in cui era stato battezzato e dalla casa in cui era nato.
Di lui George Orwell scrisse:  "Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalí è contemporaneamente un grande artista e un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l'altra, né in alcun modo la influenza".



(©L'Osservatore Romano 25 dicembre 2010)
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