Il mondo visto dalla cagnolina a pallini rossi

Pimpa e la gloria
delle piccole cose


di Elena Buia Rutt

Pimpa è una cagnolina a pallini rossi, apparsa per la prima volta nel 1975 sulle pagine del "Corriere dei piccoli". Da allora in poi, la cagnetta cicciottella, con lingua e orecchie a penzoloni, non smette di strappare il sorriso a generazioni di piccoli lettori.
Il personaggio, creato dalla matita di Altan, è divenuto via via sempre più popolare al punto da esordire in televisione e in teatro, vincere premi internazionali, essere tradotto in diverse lingue straniere, senza contare i prodotti incentrati sulla Pimpa che nelle librerie si vanno moltiplicando. È inoltre prevista, proprio in questi giorni, l'uscita di Piccole storie, quattro narrazioni riadattate in formato più grande e in cartone leggero (Modena, Franco Cosimo Panini Editore, 2009, pagine 22, euro 4,50).
Le avventure di Pimpa, che vive in campagna con Armando, un signore mite, con due baffoni e sempre in cravatta, prendono tutte inizio dalla curiosità della loro protagonista. Più precisamente, a mettere in moto l'azione sono un costante interesse e stupore verso il mondo circostante.
Pimpa vuole sapere dove e cosa ci sia al centro della terra, si chiede il motivo delle stelle cadenti, non capisce perché il sole divenga rosso al tramonto. Si tratta di una domanda messa in moto da un sussulto, da un'intuizione "francescana" di bellezza, da quel senso di meraviglia per il creato che Aristotele, nel primo libro della Metafisica, stabilisce essere una condizione essenziale per il cammino verso la saggezza. Una domanda che sprigiona energie creative in modo immediato, naturale, spontaneo:  la Pimpa va a vedere, indaga, si mette in gioco; non si chiude a rimuginare, ma esperisce in libertà.
La realtà, nelle avventure del personaggio di Altan, diviene il trampolino di lancio che permette di fare il grande salto nell'immaginazione. E da qui il mondo di Pimpa inizia a popolarsi di animali, piante e oggetti che parlano, giocano, ridono e soffrono con lei. "Io vivo nella possibilità", incalza il primo verso di una poesia di Emily Dickinson:  e l'apertura al possibile, l'esposizione a quelle che Jack Kerouac definisce "le cose potenti di questo mondo" caratterizzano il fresco slancio vitale di queste storie.
Le esperienze fantastiche di Pimpa non sono affatto pura evasione, ma vere e proprie "visioni" della realtà; sono esperienze conoscitive complesse che seguono una logica diversa da quella ordinaria. Le esperienze del reale della cagnolina a pois sono talmente originali ed efficaci, da rendere possibile lo svelamento di diversi livelli di realtà in un'immagine o in una situazione. Si tratta di una prospettiva ampliata capace, secondo un verso di William Blake, di "vedere un mondo in un granello di sabbia".
E questo mondo è semplice, generoso, solidale, creativo. In una notte di pioggia, Pimpa accompagna Luisa, la lampada del suo comodino, a portare latte caldo e cappotto allo zio lampione, affinché si protegga dal freddo. Offre succo di ciliegia all'albero sradicato dal vento, regala uno scatolone con un bacio dentro a Gianni, il suo amico cane.
Alla Pimpa piace dare:  è sempre affaccendata nell'incartare o a preparare merende per Armando e i suoi amici. La cagnolina si muove a suo agio nel mondo, in armonia con esso:  il suo comportamento esprime una radicale fiducia verso un presente con cui è in comunione fraterna. La semplicità dei gesti che non è affatto assenza di profondità, ma esprime "la gioia di quell'ampia elementare simpatia" che Walt Whitman celebra in Foglie d'erba.
Le storie di Pimpa sono coloratissime:  il rosso squilla affiancato al rosa intenso, mentre il turchese, il giallo limone, il verde smeraldo rendono riconoscibili queste strisce di fumetti ad una prima occhiata. I colori esuberanti sono il segno della ricchezza che abita il mondo, la traccia di quella "bellezza variopinta" del creato, in nome della quale un grande poeta come Gerard Malnley Hopkins rende gloria a Dio nei suoi versi.
La cagnolina si muove in un universo quotidiano che si anima rispondendo alla sua chiamata. "La smettete di piovere?", chiede la Pimpa annoiata alle nuvole. "Subito. Questa è l'ultima goccia", rispondono loro. Se la percezione libera di Pimpa attiva una relazione con gli oggetti, il suo desiderio di relazione li "fa parlare", facendoli uscire dalla loro fissità neutra. Il suo è uno sguardo che apre spazi e vivifica:  uno sguardo che senza esitazione potrebbe definirsi contemplativo, teso com'è a intuire la gloria nelle piccole cose.
Tutte le avventure di Pimpa si concludono con un breve dialogo con Armando, una sorta di resoconto finale della storia, una specie di "ritorno alla realtà"; ma qualcosa è cambiato rispetto alla situazione di partenza. Come quando Pimpa, per capire a cosa servono le scarpe chiodate, va con Coniglietto a fare una corsa e dai buchi provocati nell'asfalto escono fiori. Armando, una volta tornato a casa, dice di aver fatto tardi perché l'autostrada era inspiegabilmente fiorita e anziché schiacciare i fiori ha guidato a zig zag con prudenza. Armando non normalizza il mondo fantastico di Pimpa, né tantomeno lo sconfessa o lo deride. Dimostra la sensibilità di accoglierlo come possibilità-altra, opportunità, buona notizia. Armando risponde con un atto di fede, con una volontaria sospensione dell'incredulità.
Le "visioni" di Pimpa richiedono quella fiducia di base, che ci permetta di rimettere in questione la nostra percezione comune delle cose, la nostra personale esperienza. Richiedono un affidamento, tipico dell'infanzia, rivolto a quella dimensione sorgiva della vita, in grado di cogliere, come recita un verso della poetessa inglese Elisabeth Jennings, "la danza nel cuore delle cose".



(©L'Osservatore Romano 25 settembre 2009)
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