Tra le ultime acquisizioni la documentazione per immagini dell'attività
della Pontificia Commissione di Assistenza ai profughi voluta da Pio XII

In primo piano la solidarietà con la guerra sullo sfondo


di Claudia Di Giovanni

Nella storia della Chiesa, un impegno costante è stato il servizio a favore dei più deboli. Lo stretto rapporto che ancora unisce la Chiesa e la carità si è rinnovato attraverso i secoli, come elemento sostanziale del messaggio evangelico. Monasteri, centri specializzati, volontari e fedeli hanno sempre svolto questa missione, con maggiore impegno nei momenti più difficili della storia, a fianco degli uomini, a sostegno delle loro necessità fondamentali, materiali, ma anche spirituali.
Tale impegno rivive in una serie di immagini filmate che la Filmoteca Vaticana ha acquisito recentemente, una raccolta di settanta pellicole in 35 millimetri che provengono dall'archivio della Pontificia Opera di Assistenza (Poa). Questo materiale ripercorre l'attività dell'organizzazione, che inizia ufficialmente il 18 aprile 1944, quando monsignor Ferdinando Baldelli, su incarico di Pio XII, istituisce la Pontificia Commissione di Assistenza ai profughi (Pca). Sullo sfondo della seconda guerra mondiale si mette in moto un apparato di sostegno che, con slancio ed energia, ha come priorità quella di soccorrere i profughi del conflitto e riuscire a distribuire gli aiuti che arrivano, soprattutto dagli Stati Uniti, attraverso il Vaticano. La Pca inizia, dunque, la sua attività in coincidenza dell'ultima fase della guerra e proseguirà poi nel difficile contesto dei primi sforzi per la ricostruzione.
Proprio mentre nel mondo corrono notizie dolorose di stragi e morte, la Radio Vaticana trasmette gli innumerevoli appelli per ritrovare i militari e i civili dispersi, nonostante i tentativi di ridurla al silenzio. Così, oltre all'istituzione di un vero e proprio ufficio informazioni, si cerca di rispondere ai bisogni di tante persone travolte dalla guerra e di far fronte alle nuove sfide caritatevoli della tragica realtà bellica.
L'intenzione di Pio XII è di riuscire a creare una vera e propria rete di cattolici in tutto il mondo, per ottenere gli aiuti da distribuire alle popolazioni bisognose, maggiormente colpite dal conflitto. Ma ben presto, nella pratica, ci si rende conto che l'emergenza è superiore alle aspettative e può presentarsi sotto molteplici aspetti, tanto che, a ridosso della guerra, nel 1945, la Pca si trova a far fronte a una serie di problematiche ben più ampie:  la guerra crea prigionieri, feriti, orfani, disperde le famiglie. L'organizzazione riesce comunque a portare avanti un'immensa opera benefica, che ottiene la fiducia di altri organismi internazionali e di governi, che inviano i soccorsi necessari ad ampliare il raggio di azione.
Occorre occuparsi dei rimpatriati, per i quali viene predisposto un primo punto di riposo e di distribuzione dei pasti (circa 700 al giorno), nonché in alcuni casi l'assistenza ospedaliera. Si cerca così di facilitare il ritorno di tutti quelli che hanno combattuto e sofferto, assistendo i reduci nei loro bisogni primari, con la distribuzione di pane, frutta e farmaci, anche perché molti di loro escono dalla prigionia in condizioni di salute davvero precarie.
In quegli anni segnati dalla guerra, la condizione sociale impone continui sforzi per far fronte a una serie di emergenze differenti, che necessitano sempre di nuovi adeguamenti e, a un certo punto, le iniziative assistenziali non furono più occasionate solo dall'urgenza  del  momento.  Si  giunse alla consapevolezza  che  occorreva un sistema  più  continuativo e in progressiva  evoluzione,  per adeguarsi alle mutate  esigenze  assistenziali,  come nel caso delle mense e delle colonie per ragazzi.
Negli anni a seguire, infatti, l'operato della Pca andò concentrandosi soprattutto sull'assistenza alle famiglie in difficoltà e ai bambini. Nacquero così le mense dei poveri, che presero poi il nome di "Refettori del Papa", mentre continuava  l'assistenza ai carcerati, che proprio grazie alla Pca potevano rimanere in contatto con le famiglie. Nel 1947  sorsero  le  colonie  estive, che vennero gestite grazie all'impegno disinteressato  di  un notevole numero di  volontari  per assistere i bambini, tra cui medici,  suore,  cappellani e assistenti.
Superata l'emergenza della guerra e degli anni a essa successivi, nel 1953 la Pca fu chiamata Pontificia Opera di Assistenza e ricevette una personalità giuridica e un proprio statuto, conferitole dalla Santa Sede.
Sullo sfondo della lenta ripresa nell'Italia del dopoguerra, la finalità rimaneva quella di provvedere all'assistenza materiale e morale dei poveri più in generale, aiutandoli pertanto sul piano sociale, assistenziale, ma anche su quello spirituale, secondo i principi della carità evangelica.
Fu così che orfani, braccianti, emigranti, profughi, trovarono conforto grazie agli ingenti contributi che venivano offerti, partendo principalmente da quelli alimentari. Attraverso i filmati è possibile vedere come l'associazione seguiva ogni fase di questo delicato processo, che iniziava con l'individuazione delle necessità e proseguiva con la distribuzione degli aiuti, attraverso un percorso di controllo e preparazione dei generi alimentari di base.
Le assistenti sociali svolgevano all'interno dell'associazione un ruolo primario, tanto che vennero istituite scuole specifiche per la loro preparazione. Esse schedavano ogni singolo caso, così da poter informare l'organizzazione centrale nei dettagli. L'aiuto che veniva fornito qualche volta riguardava anche l'esecuzione di diverse pratiche burocratiche, svolte al posto dei diretti interessati.
Il settore sanitario è stato un altro campo importante nel quale la Poa ha operato, riuscendo a contare negli anni sul contributo di oltre 1.800 medici, che prestavano la propria opera volontaria presso istituti dotati di moderne attrezzature. Oltre a questo impegno pratico, vennero create le cappelle mobili, per assicurare un'assistenza sacramentale e la possibilità dell'Eucaristia a tutte le persone che non potevano raggiungere una chiesa.
L'opera della Poa raggiunse tutta l'Italia, ma nel sud del Paese, la ricostruzione si trovò a fare i conti con una disoccupazione più alta che altrove e così, con particolare attenzione alla gioventù, vennero creati centri di addestramento professionale per avviare i ragazzi a vari mestieri.
Ma la Poa è stata presente anche là dove le tragedie della natura hanno portato distruzione, basta pensare alle alluvioni nel Polesine e al disastro del Vajont.
Nel 1970 Paolo VI decide che è giunto il momento di sciogliere la Poa, poiché ritiene che essa abbia ormai storicamente esaurito il suo compito. Questo significa la fine di un'epoca, ma non certo l'esaurirsi della missione caritativa della Chiesa. L'anno successivo, 1971, l'eredità della Poa viene, infatti, raccolta dalla Caritas, un organismo pastorale creato dalla Conferenza episcopale italiana.
Attraverso le immagini in bianco e nero, conservate nell'archivio, che testimoniano la lunga attività della Pontificia Opera di Assistenza, sullo schermo scorrono i volti della sofferenza, della paura, del dolore più profondo, a cui le parole non possono aggiungere nulla; uomini e donne senza tempo, così diversi e così uguali, nella tragedia della guerra, della fame, della malattia, delle catastrofi naturali. E per tutti loro non solo il conforto materiale, seppur essenziale e primario, ha portato consolazione,  ma  anche l'appoggio spirituale che, attraverso l'amore di Cristo, si è fatto azione.



(©L'Osservatore Romano 15 novembre 2009)
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