Ricordo di Luigi Fiorani, già direttore della Sezione archivi della Biblioteca Vaticana

La storia di Roma
vista dal basso


di Domenico Rocciolo
Direttore dell'Archivio storico diocesano di Roma

Il 3 dicembre scorso si è spento improvvisamente Luigi Fiorani. Era nato a Roma il 25 aprile 1938, dal 1969 archivista e dal 1989 al 2003 direttore della Sezione archivi della Biblioteca Apostolica Vaticana, direttore dell'archivio della Fondazione Camillo Caetani e fondatore nel 1977 della rivista "Ricerche per la storia religiosa di Roma".
Come studioso i suoi interessi si sono concentrati su temi storici di breve e di lungo periodo. Sono noti i suoi lavori sui culti religiosi a Roma sul finire dell'età antica, sugli inventari delle biblioteche religiose alla fine del Cinquecento, sulla pietà tridentina e barocca, sulle missioni della Compagnia di Gesù, sul concilio provinciale Romano del 1725, sugli eruditi settecenteschi e in particolare su monsignor Onorato Caetani, sulla Repubblica Romana del 1798-1799, sul modernismo e sulla figura di don Giuseppe De Luca, del quale ha seguito gli insegnamenti per la storia della pietà.
Era, però, alla rivista "Ricerche per la storia religiosa di Roma" che destinava le attenzioni maggiori. Infatti, attraverso le pagine delle "Ricerche" cercava di proporre una storia della società romana letta dal basso, che fosse attenta alle vicende e ai sentimenti religiosi dei semplici:  una storia che, come egli stesso scriveva, era largamente inedita e approssimativamente conosciuta. Apriva, in tal modo, un percorso storiografico nuovo, che rompeva il silenzio sulle esperienze più significative compiute dal clero nelle parrocchie, dalle confraternite nelle opere di carità, dai devoti davanti alle immagini sacre, per cogliere "il senso della morte e l'amore della vita". Per la realizzazione di questo suo itinerario di studio trovava la disponibilità di storici affermati e di giovani ricercatori affascinati dalla prospettiva di avviare indagini negli archivi e dava largo spazio alla pubblicazione delle fonti, persuaso che lo scavo archivistico consentisse una conoscenza e un'analisi rinnovate dei fenomeni e permetteva di cogliere i segni e i frammenti della religione vissuta. Nella stagione di studi romani tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, questo suo taglio metodologico rappresentava un vero e proprio passo in avanti, ancora oggi riconosciuto valido. Così, dal 1977 al 2009, vedevano la luce dodici volumi, i primi due dei quali miscellanei e i successivi monografici, riguardanti temi di notevole rilevanza, quali il pauperismo, le visite apostoliche, le confraternite, gli archivi delle confraternite, il clero, il modernismo, la conversione, il periodo francese di fine Settecento e quello dell'occupazione tedesca del 1943-1944.
Dal bilancio storiografico al bilancio archivistico il passo era breve, era reclamato dalla logica della ricerca, come egli stesso puntualizzava nel sesto numero dedicato alla storiografia e agli archivi delle confraternite. A partire dal 1980 decideva di occuparsi in modo costante del censimento e della salvaguardia degli archivi disseminati nella città di Roma. Nel 1983 otteneva dal cardinale vicario Ugo Poletti l'istituzione di una Commissione per gli archivi della diocesi di Roma, allo scopo di assicurare la conservazione e la buona amministrazione degli archivi degli enti dipendenti dal Vicariato o con esso collegati. Questa commissione costituiva l'organo di riferimento per la consulenza in materia archivistica e per procedere alla ricognizione della documentazione della diocesi. Nel 1984 pubblicava un breve, ma denso articolo sugli inventari di fondi archivistici per la storia religiosa di Roma.
Fiorani diceva di essere alla ricerca di archivi che testimoniassero le concrete dimensioni della vita del popolo, costretto in età moderna a un pauperismo spaventoso, a un analfabetismo incontenibile e a condizioni sanitarie disastrose. Scoprire e inventariare archivi significava per lui non solo dare ordine a una massa informe di carte, ma far emergere una realtà, dare voce a una storia ignota.



(©L'Osservatore Romano 19 dicembre 2009)
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