In un'opera presentata al Papa

Tutte le immagini di sant'Agostino


Non è certo un caso che di sant'Agostino si abbia, frammentaria e sbiadita dal tempo ma simbolicamente vivida e parlante come le sue innumerevoli e straordinarie opere, un'immagine antichissima, conservata nei sotterranei del Sancta sanctorum lateranense e risalente con ogni probabilità alla prima metà del VI secolo: "Raramente - ha scritto infatti del grande africano Jacques Fontaine - una civiltà ebbe la ventura di trovare al suo termine uno spirito così possente, capace di accoglierne i valori con tutta la generosità del cuore e dell'anima, ma anche di giudicarla e superarla, inventando le idee e le forme di cui si sarebbero nutrite le generazioni successive". L'identificazione, proposta un secolo fa da Lauer e Wilpert, non è indubbia ma molto probabile, come ha ricordato Fabrizio Bisconti sul nostro giornale (14 marzo 2008, p. 4), e vi riconosce l'immagine più antica non solo del vescovo di Ippona, ma quasi certamente anche di un padre della Chiesa (eccezion fatta per la serie di clipei pontificali affrescati e in buona parte perduti sulle pareti della basilica ostiense al tempo di Leone Magno, anch'egli compreso).
Sovrabbondante come la tradizione manoscritta delle opere del santo è la sua rappresentazione iconografica (spesso nei codici che hanno tramandato i suoi libri). In questo ambito, arriva ora una realizzazione straordinaria compresa nella davvero benemerita collezione bilingue, ormai completa, delle "Opere di sant'Agostino" (XLI, I) promossa dalla Nuova Biblioteca Agostiniana e pubblicata dalla più importante editrice italiana di testi patristici, Città Nuova di Roma (Alessandro Cosma, Valerio Da Gai, Gianni Pittiglio, Iconografia agostiniana. Dalle origini al XIV secolo, pagine 614, euro 90). Desiderata da padre Trapè e dedicata a Benedetto XVI, che studia Agostino da oltre sessant'anni, l'opera viene presentata al Papa il 2 marzo. Alla fine, in quattro volumi raccoglierà le immagini di Agostino sino al XVIII secolo.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2011)
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