Valori evangelici e universali


Gli auguri per l'anno appena iniziato hanno dato al Papa - soprattutto nelle suggestive liturgie che segnano il passaggio del calendario - l'occasione per riflettere sul momento attuale. Innanzitutto la riflessione, tradizionale ma non per questo meno vera, sul tempo che passa e che è un dono del Creatore perché le sue creature compiano il bene. Un dono, da non sprecare, da parte di quel Dio che è venuto nel tempo per manifestarsi nella carne "amico dell'uomo".
La venuta di Dio che si celebra in questo tempo di Natale ha anticipato la sua seconda venuta - quella definitiva invocata sin dai primi tempi del cristianesimo - e ha portato al mondo la speranza. Un sentimento non vago e generico, ma la consapevolezza che la storia ha un fine. A questa speranza, che incide nella vita quotidiana di ogni essere umano, bisogna educarsi e soprattutto educare i giovani. Anche nella crisi mondiale che inquieta e preoccupa. Venendo al mondo in una povertà voluta, Gesù la propone come scelta da compiere per contrastare la povertà che offende la giustizia.
Per questo bisogna riscoprire sobrietà e solidarietà, che sono valori evangelici e universali al tempo stesso, necessari a costruire la pace vera frutto della giustizia:  opus iustitiae pax. Come ha mostrato la singolare consonanza tra quanto ha detto Benedetto XVI e i messaggi di fine d'anno del cancelliere tedesco Angela Merkel e del presidente italiano Giorgio Napolitano - a coronamento di un anno in cui ripetuti e cordialissimi sono stati gli incontri tra il Papa e il capo dello Stato ed evidente la sintonia tra i due colli romani per eccellenza, il Quirinale e il Vaticano, alla vigilia dell'ottantesimo anniversario dei Patti lateranensi.
E non si tratta di discorsi di circostanza. La crisi mondiale, al tempo della globalizzazione, va letta nel profondo e può costituire un'occasione preziosa per cambiare. Che cosa? Stili di vita, economie, rapporti tra le persone e tra le nazioni. Le povertà da combattere sono infatti molteplici e di fronte a queste il vescovo di Roma ha di nuovo levata alta la sua voce per denunciare con forza "l'inaccettabile corsa ad accrescere gli armamenti" che viola la stessa Carta delle Nazioni Unite e le contrapposte violenze che alimentano la nuova guerra di Gaza e colpiscono soprattutto i più poveri.
Sì, la crisi può essere davvero un'occasione per tornare a riflettere nel proprio intimo:  sul tempo che scorre e sulla necessità di quella rivoluzione pacifica iniziata con la venuta nella carne di Gesù e che ha bisogno  -  ha  sottolineato  Benedetto XVI - di "infinita pazienza" e di tempi anche lunghissimi perché è "la via della maturazione della responsabilità delle coscienze". Di credenti e non credenti, perché la sobrietà e la solidarietà sono valori tanto evangelici quanto universali, come lo è la pace che discende dalla giustizia.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 2-3 gennaio 2009)
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