Milano
laica e religiosa


È stata ed è la Milano laica e religiosa ad accogliere e a circondare di affetto Benedetto XVI, il successore dell'apostolo Pietro. Due dimensioni, quelle della laicità e della fede, in qualche modo già iscritte nella vicenda di Ambrogio, il governatore della città imperiale - Mediolanum, crocevia nella grande pianura settentrionale dell'Italia - che ne divenne vescovo, sapiente mediatore tra le culture cristiane d'oriente e d'occidente. Colui che aveva servito esemplarmente il sovrano temporale seppe così, sulle tracce del Signore Gesù, farsi servitore appassionato di quello invisibile, sempre vicino al suo popolo.
La visita papale - la quarta in sei secoli, a quella che per molti aspetti resta oggi la diocesi più grande del mondo - si è aperta sotto il segno dell'accoglienza. Certo quella che ha circondato Benedetto XVI sin dal suo arrivo ma anche, sullo sfondo, la capacità tutta milanese di accogliere sottolineata dal Pontefice nel suo discorso davanti al Duomo, salutato dal sindaco Giuliano Pisapia e dall'arcivescovo, il cardinale Angelo Scola. Il ruolo di Milano rimane in questo senso importante, come dimostra la sua proverbiale solidarietà nei confronti di chi più soffre per la crisi economica e in questi giorni verso le popolazioni dell'Emilia colpite e sconvolte dal terremoto, ripetutamente ricordato dal Papa.
Laica e religiosa, Milano ha ospitato l'incontro mondiale delle famiglie, e proprio la famiglia va riscoperta come "patrimonio principale dell'umanità" e come "segno di una vera e stabile cultura in favore dell'uomo". A sottolinearlo è lo stesso Benedetto XVI, che ha così indicato l'istituto familiare come possibile terreno comune di collaborazione, con uno sguardo rivolto al futuro: "Nella chiara distinzione dei ruoli e delle finalità, la Milano positivamente 'laica' e la Milano della fede sono chiamate a concorrere al bene comune", sulla base di un'eredità di tradizioni civili e religiose importanti.
Dove è Pietro, là è la Chiesa, ha lasciato scritto Ambrogio: affermazione che a Milano è apparsa evidente nelle ondate di scroscianti applausi che hanno salutato il Pontefice durante la preghiera dell'Ora media in Duomo e nella festa straordinaria che più tardi ha trasformato lo stadio di San Siro, coloratissimo e stracolmo di ragazze e ragazzi di tutta la diocesi, in un luogo che resterà indimenticabile per gli ottantamila giovani cresimandi. Momenti entrambi che hanno mostrato la vitalità e il volto più autentico della Chiesa di Cristo che vuole aprirsi a tutti.
E a tutti, senza distinzioni, il Papa si è idealmente rivolto parlando alla Scala, dove ha reso onore a una delle massime istituzioni culturali non solo italiane dopo un'esecuzione emozionante della Nona di Beethoven diretta mirabilmente da Daniel Barenboim. Nel segno della speranza, nonostante il peso angosciante del terremoto. Quella speranza che abita, forse oscuramente, il cuore di ogni persona umana. E proprio il dolore - ha ricordato Benedetto XVI - mostra come nella realtà profonda della vita umana siamo "in cerca del Dio vicino" e di una "fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l'altro e così aiuta ad andare avanti".

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 3 giugno 2012)
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