Il sangue dei fedeli


La strage di Alessandria - che nella metropoli egiziana ha colpito i fedeli copti ortodossi all'uscita da una celebrazione liturgica - ha trovato spazio nei media in tutto il mondo, al termine di un anno punteggiato da violenze e attentati contro i cristiani. E ancora una volta si è levata la voce di Benedetto XVI che ha condannato "questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene". Con la denuncia senza mezzi termini di una "strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione".
Questa volta gli attentati anticristiani - che si moltiplicano in diverse regioni del mondo - sembrano avere attirato l'attenzione mediatica internazionale, che a questi temi in genere non è molto sensibile. Da almeno tre anni infatti alti esponenti della Santa Sede e della Chiesa cattolica gettano l'allarme di fronte alla cristianofobia. Una realtà purtroppo in crescita, che allarma e va combattuta almeno quanto l'islamofobia e l'antisemitismo, come sottolineò già il 10 gennaio 2008 in una conferenza a Roma l'arcivescovo Dominique Mamberti.
"I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede" ha scritto il Papa nel messaggio per la giornata mondiale della pace, ma nemmeno questo ha avuto troppo spazio nella riflessione dei media. Trascurata è stata così la lucida analisi di Benedetto XVI, che prende di mira il fondamentalismo e il laicismo - definiti "forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità" - e richiama la dichiarazione conciliare Dignitatis humanae sulla libertà religiosa quando sottolinea che essa "è condizione per la ricerca della verità e la verità non si impone con la violenza ma con "la forza della verità stessa"". Nonostante rappresentazioni contrarie, favorite appunto dal laicismo, che identificano la religione con l'oscurantismo e l'intolleranza.
Nel messaggio il Papa sottolinea che soprattutto in Asia e in Africa "le principali vittime sono i membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare liberamente la religione e di cambiarla". Sulle violenze che prendono a pretesto la religione e massacrano i fedeli tante volte la Santa Sede e Benedetto XVI hanno alzato la voce, senza fare distinzione se le vittime fossero musulmane o cristiane.
Su questi atti spaventosi e intollerabili, "nei quali non si rispetta più ciò che è sacro, nei quali anzi crollano le regole più elementari dell'umanità", il Papa è tornato nel discorso dello scorso 20 dicembre per gli auguri natalizi. Richiamando la celebrazione del sinodo delle Chiese del Medio Oriente, Benedetto XVI ha ricordato la saggezza del consigliere del mufti del Libano quando questi ha detto:  "con il ferimento dei cristiani veniamo feriti noi stessi. Purtroppo, però, questa e analoghe voci della ragione, per le quali siamo profondamente grati, sono - ha aggiunto il Papa - troppo deboli. Anche qui l'ostacolo è il collegamento tra avidità di lucro ed accecamento ideologico".
Molte voci di solidarietà e di ragionevolezza sono venute dopo la strage di Alessandria da musulmani, ebrei e cristiani, in diverse parti del mondo, e questo è un segno di speranza. Che dà ragione alle parole di Benedetto XVI e alla sua tenace volontà rivolta alla convivenza:  "L'essere umano è uno solo e l'umanità è una sola. Ciò che in qualsiasi luogo viene fatto contro l'uomo alla fine ferisce tutti". Perché versare il sangue dei fedeli, di ogni credente e di ogni creatura umana, offende Dio.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 3-4 gennaio 2011)
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