La pazienza del bene


Lo sguardo in avanti, uno sguardo di fiducia e di serenità, continua a caratterizzare il pontificato di Benedetto XVI. Nonostante tutte le difficoltà, anche in situazioni gravi e inquietanti che indurrebbero allo scoraggiamento e allo sconforto. Questo è il messaggio chiaro che il Papa ha voluto mandare arrivando a Cipro, e già durante l'incontro con i giornalisti sul volo che lo ha portato nell'isola. In un luogo che tra Europa, Asia e Africa si trova all'incrocio di culture e di religioni, alle porte dell'oriente, nello scenario storico della primissima predicazione cristiana a opera di Paolo e di Barnaba.
Ripetendo più volte che questo messaggio è religioso e non politico, il successore di Pietro ha indicato quella che comunque è la politica della Chiesa e della Santa Sede, delineata con un'espressione straordinariamente efficace:  la pazienza del bene. Con un atteggiamento che non è remissivo ma, al contrario, coraggioso. E che non bisogna abbandonare, anche e soprattutto di fronte al ripetersi del male. Come in questi giorni, pur davanti all'insensata violenza del conflitto che persiste nel Vicino Oriente e alle ombre dell'assassinio di un uomo mite come monsignor Luigi Padovese.
Il pericolo di rinunciare al coraggio paziente del bene è costante - ha detto Benedetto XVI - ma va superato. Per questo il vescovo della "prima Roma" ha scelto di continuare il viaggio in Terra santa, proseguito a Malta e ora a Cipro, luogo di antichissima e forte eredità cristiana. Con lo scopo innanzi tutto di sostenere, nell'isola e in tutta la regione, le comunità cattoliche minoritarie e non di rado in difficoltà. E di incoraggiarle a continuare il cammino ecumenico in Paesi dove il cristianesimo è nato e per secoli è stato fiorente, nella pluralità delle sue espressioni e nonostante dolorose divisioni.
Questo cammino deve proseguire allargandosi all'amicizia con il popolo ebraico - una scelta religiosa che è un'altra caratteristica indubbia del pontificato di Papa Ratzinger - e con i musulmani. Nel quadro di quel "trialogo" che segnò la visita papale in Giordania, in Israele e nei Territori palestinesi, e all'interno del quale i musulmani, nonostante le diversità, sono "fratelli", ha detto Benedetto XVI, con un'affermazione forte, che risponde in modo inequivocabile ed esemplare al male sempre presente nelle vicende umane.
Il sostegno ai cattolici, lo sviluppo dell'unità che già esiste con le Chiese sorelle - un'unità fondata sulla Scrittura, sulla tradizione e su un vasto patrimonio dottrinale e liturgico comune - e, appunto, il confronto amichevole con l'ebraismo e l'islam in una situazione da molti punti di vista difficilissima sono anche i temi all'ordine del giorno della prossima assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi e del documento di lavoro che lo prepara.
Anche per questo - e il simbolo è eloquente - il Papa è venuto a Cipro, come già aveva fatto in Africa:  consegnare ai vescovi della grande e tormentata regione il testo preparatorio dei lavori sinodali. Per mostrare al mondo la politica della Chiesa, che non è altro se non la pazienza del bene.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 4-5 giugno 2010)
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