I cappelli dei chierichetti


In questi giorni che sono il cuore dell'estate, Roma è stata allegramente invasa da oltre cinquantacinquemila giovani - ragazze e ragazzi, in larghissima maggioranza di lingua tedesca - riuniti nel Coetus internationalis ministrantium e venuti nella città per un incontro culminato intorno a Benedetto XVI. Volti sorridenti, abiti estivi e fazzoletti coloratissimi, berretti sportivi e cappelli di paglia divertenti e scanzonati. Un avvenimento per molti sorprendente, senza dubbio importante, a cui il quotidiano "la Repubblica", spesso non attento e in genere non proprio benevolo nei confronti della Chiesa, ha deciso significativamente di dedicare tre intere pagine. E davvero queste giornate sono una straordinaria festa cattolica.
Ma chi sono i ministrantes? Bambini e ragazzi normali, pieni di gioia di vivere. Quelli che una volta erano i chierichetti, termine forse meno preciso dei calchi moderni tratti dal bel verbo latino ministrare ("servire", in questo caso soprattutto liturgicamente), ma che suona meno freddo e burocratico. Anche al femminile, con un vocabolo per la verità un po' buffo eppure pronunciato in genere con simpatia, a indicare negli ultimi decenni l'entrata in massa - soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, appunto - delle bambine e delle ragazze in un ruolo una volta riservato esclusivamente ai maschi.
Questo ruolo ha oggi invece dimensioni più ampie perché con maggiore chiarezza - aperto senza distinzioni a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, chierichette e chierichetti - abitua ed educa alla vicinanza a Cristo. Educazione che nasce soprattutto in famiglia, ma continua in chiesa e nella Chiesa, formando e preparando a una vita davvero cristiana.
Anche attraverso il servizio liturgico, nell'ascolto della Parola divina fatta carne in Gesù di Nazaret, Verbum Domini, e nell'adorazione e nella contemplazione della sua presenza reale nell'Eucaristia. Il Papa non si stanca d'indicare, con la sua predicazione e l'esempio delle celebrazioni che presiede, la bellezza e la centralità della liturgia, il cui rinnovamento va approfondito secondo le linee indicate dal concilio, cioè nella continuità vitale della tradizione.
La bellezza e l'impegno di questo incontro mondiale dei ministrantes nel sole d'estate mostrano con evidenza - dopo una lunga e fredda stagione mediatica che sulla base di orribili scandali ha cercato indiscriminatamente di oscurare la bellezza e la radicalità del sacerdozio cattolico - l'importanza di quanto la Chiesa ha fatto nella storia e continua a fare, tutti i giorni e in ogni parte del mondo, per la formazione delle generazioni più giovani. Ragazze e ragazzi che educa alla vicinanza e all'amicizia con il Signore "amico degli uomini", secondo la definizione delle liturgie orientali. Come ha espresso la gioia delle migliaia di giovani che hanno fatto festa in piazza San Pietro, sventolando davanti a Benedetto XVI i loro cappelli.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 5 agosto 2010)
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