Centocinquant'anni


Centocinquant'anni di storia in un tempo che la modernità ha reso sempre più accelerato e globale. È questo lo scenario del primo secolo e mezzo del quotidiano della Santa Sede, che iniziò le sue pubblicazioni con la data del 1° luglio 1861. Con l'obiettivo di difendere le ragioni della verità, della giustizia e del papato, nel momento del tramonto inesorabile del suo potere temporale: "Nati - si legge sul primo numero - nel grembo della Chiesa Cattolica, e sotto il mite governo della Santa Sede Romana, offriremo il nostro povero concorso alla causa del Vicario di Cristo, alla corona di Pio IX nostro Padre, e nostro Sovrano". Il 20 settembre 1870 la presa di Roma costrinse il quotidiano a sospendere le pubblicazioni, ma solo per meno di un mese. Da allora, "L'Osservatore Romano" non ha più smesso di uscire, continuando ogni giorno il suo servizio, con la libertà che venne assicurata dall'indipendenza della Santa Sede, "pur con modestia di mezzi e con fraternità di linguaggio e di rapporti". Così scrisse nel 1961, per il centenario del giornale, il cardinale Giovanni Battista Montini, che meno di due anni dopo sarebbe divenuto Paolo VI. Questo servizio continua oggi - ha sottolineato Benedetto XVI nel 2007 - per "favorire nelle culture del nostro tempo quell'apertura fiduciosa e, nello stesso tempo, profondamente ragionevole al Trascendente su cui in ultima istanza si fonda il rispetto della dignità e dell'autentica libertà di ogni essere umano". Questo è lo sfondo del numero speciale, aperto dalla lettera papale per il centocinquantesimo anniversario e realizzato con passione - grazie all'impegno soprattutto di Francesco M. Valiante, degli archivisti e dei grafici del nostro giornale - per mostrare momenti e immagini di una storia di cui davvero il giornale "può andare orgoglioso". Una storia che dovrà essere scritta. E che s'intravede ora dalle pagine dello speciale, dove tra l'altro sono per la prima volta raccolti i testi dei Papi e dei loro segretari di Stato relativi a "L'Osservatore Romano". In un rapporto di fiducia e di fedeltà che si realizza nel comune servizio alla verità e alla giustizia.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 5-6 settembre 2011)
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