Con umile coraggio


Pochi mesi dopo la conclusione del Vaticano II, fu Paolo VI - il Papa che lo confermò e con rispettosa fermezza lo guidò e ne iniziò l'applicazione in tempi difficili - a volere un Anno della fede nel diciassettesimo centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo, anno che fu concluso il 30 giugno 1968 con il Credo del Popolo di Dio. Se infatti "il Concilio non tratta espressamente della fede, ne parla ad ogni pagina, ne riconosce il carattere vitale e soprannaturale, la suppone integra e forte, e costruisce su di essa le sue dottrine" spiegò l'8 marzo 1967 Papa Montini.
La stessa convinzione ha spinto Benedetto XVI - che da giovane teologo ha vissuto il Vaticano II in prima persona - a indire un'analoga celebrazione, nel cinquantesimo anniversario del suo inizio e vent'anni dopo la promulgazione del catechismo che del concilio è frutto. Suo scopo essenziale è lo stesso che guidò Paolo VI, e cioè "rendersi conto dell'essenziale importanza che il Concilio, coerente con la tradizione dottrinale della Chiesa, attribuisce alla fede", a cui esso ha dato "nuova testimonianza e nuovo splendore".
Come ribadisce la nota della Congregazione per la dottrina della fede, al centro di questo nuovo anno indetto dal Papa non vi è certo un'ideologia, ma l'incontro con il Dio amico degli uomini che si è mostrato ai pastori e ai magi "così vicino e così piccolo", ha detto nell'omelia per l'Epifania Benedetto XVI. Ma per trovare la vera luce del mondo - una luce che può trasformare ogni essere umano, donna o uomo, in luce - bisogna intraprendere lo stesso viaggio dei sapienti venuti dall'oriente che "volevano capire che cosa conta nell'essere uomini".
E nel descrivere i magi, "uomini coraggiosi e insieme umili", il Papa ha in realtà parlato della sua personale ricerca. Una ricerca - con una "inquietudine del cuore" che spinge verso Dio - che ha presentato come esemplare: per i vescovi che ha ordinato e per i cardinali che creerà, ma in definitiva per ogni essere umano, credente o non credente.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 7-8 gennaio 2012)
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