Alle radici della fede


Il percorso in Terra Santa di Benedetto XVI è un viaggio alle radici della fede per tornare sui cammini di Dio. E non di un dio qualunque, ma di Colui che, manifestatosi in molti modi ad Abramo, ai patriarchi, a Mosè e ai profeti, si è fatto uomo in Gesù di Nazaret, il Messia morto e risorto. Il viaggio è dunque, innanzi tutto, un pellegrinaggio.
Simile a quello di milioni di persone che, spesso affrontando fatiche e difficoltà, lo hanno intrapreso nel corso dei millenni. Per salire a Gerusalemme, la città santa, recitando i salmi detti delle ascensioni, secondo l'uso - che rimonta ad almeno venticinque secoli fa - del popolo dell'alleanza, rimasto fedele nonostante dispersioni e persecuzioni.
Un itinerario ripetuto da Giuseppe, da Maria e da Gesù. Poi dagli apostoli e dai seguaci del rabbi crocifisso. Da donne appassionate - come Elena, madre dell'imperatore Costantino, e sessant'anni dopo, intorno all'anno 385, la pellegrina spagnola Egeria - e da uomini di ogni tempo. Dal vescovo Melitone di Sardi, che vi si recò verso il 170 per vedere i luoghi delle Scritture, a Girolamo, che vi ricercò la "verità ebraica" della Bibbia, fino al ritorno dei successori di Pietro.
E se Pio X nel 1904 salutava tra le lacrime i pellegrini italiani in partenza per la Terra Santa, che sapeva di non potere visitare, fu Paolo VI nel 1964, con un sorprendente ed essenziale itinerario, a iniziare i suoi viaggi sui passi di Cristo, mentre Giovanni Paolo II segnò lo straordinario giubileo bimillenario con un pellegrinaggio che è vivo nella memoria del mondo.
Ora, Benedetto XVI torna in Giordania, Israele e Territori palestinesi per celebrare la fede e per confermare l'amicizia della Chiesa di Roma nei confronti di tutti:  dai credenti musulmani - con i quali è possibile un cammino comune - al popolo ebraico, fino ai cristiani di ogni confessione. In un viaggio il cui intento politico è soltanto quello di contribuire a una pace che deve tradursi in giustizia e sicurezza per tutti i popoli di una terra davvero santa.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 8 maggio 2009)
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