Il compito di Pietro


Per la sedicesima volta Benedetto XVI ha visitato una diocesi d'Italia, la nazione di cui il vescovo di Roma è primate. Con uno scopo semplice e limpido, sottolineato dal motto scelto per la visita:  confermare i fedeli, come disse Gesù a Pietro durante l'ultima cena, secondo il racconto dell'evangelista Luca. E il Romano Pontefice lo ha fatto con la sua presenza e la sua parola, accolto con un affetto espresso in modo emblematico nella carezza che un'anziana religiosa ha fatto alla mano convalescente del Papa prima di baciarla, un gesto di devozione e cura femminili tanto toccante quanto spontaneo e imprevisto.
Come è abituale, durante la celebrazione liturgica svoltasi a Viterbo con un raccoglimento davvero impressionante, Benedetto XVI ha spiegato le Scritture e, partendo dall'immagine del deserto del cuore umano chiuso a Dio e al prossimo, ha mostrato come Gesù sia passato, anche in terre pagane, risanando e indicando la via per una nuova umanità, buona e senza discriminazioni, che offra al mondo di oggi un esempio di autentica fraternità. Sullo sfondo, la figura di Bonaventura che cercò la "sapienza radicata in Cristo" e al quale si appassionò il giovane ricercatore Ratzinger al punto da dedicare al grande teologo francescano la sua tesi di abilitazione alla docenza.
Ai fedeli della diocesi di Viterbo il Papa ha parlato rivolgendosi a tutti i cattolici italiani, circondato dal suo cardinale vicario con i vescovi del Lazio e accolto con cordialità dalle autorità civili in un quadro di evidente serenità istituzionale. Riprendendo le linee spirituali e pastorali del vescovo dell'antica città già sede pontificia, Benedetto XVI ha sottolineato l'importanza dell'educazione - priorità tanto delle comunità cristiane quanto di tutta la società - e l'urgenza di "vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società", indicandone esplicitamente alcuni:  l'impegno sociale, l'azione politica, lo sviluppo umano integrale, che è al centro dell'enciclica Caritas in veritate, testo che ha suscitato un larghissimo interesse, anche al di là dei confini visibili della Chiesa cattolica.
Il Papa è naturalmente ben consapevole del cambiamento delle stagioni storiche e dei contesti sociali, così come delle difficoltà che si presentano in ogni tempo. Ma altrettanto chiara è la sua convinzione che resta immutata l'esigenza di "vivere il Vangelo in solidarietà" con tutti. Per questo chiede ai cattolici italiani - a ogni componente della Chiesa ma in particolare al laicato - di sapere essere all'altezza della loro storia al servizio della dignità di ogni persona umana e per il bene comune del Paese.
E ai cattolici di una terra singolarmente legata alla sede romana, come a ogni fedele in Italia e nel mondo, Benedetto XVI ha chiesto di pregare per lui. Per potere "svolgere sempre con fedeltà e amore la missione di Pastore di tutto il gregge di Cristo". Come i suoi predecessori, tra i quali il Papa ha ricordato - e certo non per caso - l'esempio di san Leone Magno, originario della Tuscia, "che rese un grande servizio alla verità nella carità, attraverso un assiduo esercizio della parola".

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 7-8 settembre 2009)
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