La foresta di Dio


Un viaggio storico per la sua importanza e simbolico per il suo significato si è rivelato quello che Benedetto XVI ha compiuto in Spagna, per la seconda volta in meno di cinque anni. Grazie alla visita di due città che esprimono la realtà diversificata di un grande Paese, fortemente radicato nella tradizione cristiana e che oggi, pur largamente secolarizzato, ha saputo accogliere il Papa con simpatia e ascoltarlo con attenzione. Una simpatia e un'attenzione dimostrate in modo pubblico dal sovrano e dalla regina, dai principi delle Asturie, dal presidente del Governo e dalle autorità nazionali e regionali. Oltre che, naturalmente, da tutta la Chiesa, confermatasi una realtà vitale e vivace nella società spagnola.
L'itinerario del romano pontefice, toccando Santiago de Compostela e Barcellona, ha voluto unire simbolicamente la storia del Paese e sostenere la sua apertura attuale innanzi tutto all'Europa, ma anche agli altri continenti. Agli spagnoli, ma parlando a tutto il mondo, il Papa ha soprattutto ricordato con forza il significato della fede cristiana, al cui punto di partenza non vi è un progetto umano ma Dio stesso, che abita nell'intimo del cuore di ogni persona. È una tragedia - ha detto Benedetto XVI nell'omelia di Santiago, davanti alla meravigliosa cattedrale romanica e barocca - che nel continente europeo, soprattutto nel corso dell'Ottocento, si sia affermata e diffusa la convinzione che Dio è antagonista dell'uomo e nemico della sua libertà.
Di fronte a questa negazione, quasi incomprensibile, è invece necessario che Dio, "sole delle intelligenze", torni sotto i cieli d'Europa, continente che a sua volta deve aprirsi alla trascendenza. E come l'immagine crocifissa di Cristo è ai crocicchi dei cammini che portano a Compostela - dove più che millenaria è la memoria dell'apostolo Giacomo - così la "croce benedetta" deve brillare nelle terre europee, ha esclamato il Papa, che subito dopo ha proclamato la "gloria dell'uomo", auspicando che l'Europa della scienza e della cultura si apra alla trascendenza.
L'apertura a Dio è tornata nelle parole di Benedetto XVI a Barcellona, quando ha dedicato il tempio espiatorio nato dalla visione geniale di Antoni Gaudí e durante la visita voluta per abbracciare con tenerezza i bambini e i giovani ospiti del Nen Déu, l'opera intitolata al Bambino Gesù, incoraggiando quanti li assistono. L'immensa mole di pietra della Sagrada Familia, quasi una selva mirabile di colonne che si trasformano in movimento, è stata definita dal Papa come realtà sacramentale, "segno visibile del Dio invisibile, verso la cui gloria si alzano queste torri, saette che guardano all'assoluto della luce". Santuario di Dio, come lo è ogni persona umana. Per questo essa è sacra, e per questo - non per ostilità nei confronti dell'uomo e della sua libertà - la Chiesa, che è fondata unicamente su Cristo, auspica misure a sostegno della famiglia e si oppone a ogni forma di negazione della vita.
Con questo viaggio in Spagna il successore di Pietro ha mostrato ancora più chiaramente il senso del suo cammino e di quello della Chiesa:  presentare al mondo Dio che è amico degli uomini e invitarli nella sua casa. Una casa la cui bellezza è soltanto adombrata dal Portico della gloria che accoglie i pellegrini che arrivano a Compostela e a Barcellona da quella foresta di Dio che Gaudí, artista visionario e cristiano autentico, ha voluto si innalzasse al centro della città degli uomini. Perché guardino alla sua presenza tra loro, contemplino la sua inesprimibile  meraviglia  e  sappiano  accoglierlo.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 8-9 novembre 2010)
[Index] [Top][Home]