A margine dei classici gialli e arancioni

Duello letterario tra cristiani e pagani


Se non c'è studente di lettere classiche che non conosca le due benemerite collane (greca e latina) delle "Belles Lettres" - contrassegnate rispettivamente dalle inconfondibili stilizzazioni della civetta in campo giallo e della lupa in campo arancione - meno conosciuta al di fuori della Francia è invece la presenza dell'editrice in ambiti diversi, dal medioevo ai classici moderni e contemporanei, fino all'espansione praticamente senza confini dell'ultimo trentennio. I "Budés" gialli e arancione furono lanciati subito dopo la prima guerra mondiale dall'Association Guillaume Budé (l'eruditissimo umanista che Erasmo chiamò "prodigio di Francia"), per non costringere i lettori a ricorrere alle dominanti edizioni critiche tedesche, senza concorrenti nella seconda metà dell'Ottocento et ultra. Così nell'euforia patriottica postbellica la stampa dell'epoca accolse la collezione dei classici, finalmente presentati in originale con traduzione a fronte, addirittura come la seconda disfatta della Germania. Tra i milioni di classici venduti spiccano Cicerone, che da solo occupa cinquanta volumi, e i best seller Esiodo per il greco e Ovidio per il latino. Ma fondamentale è l'eccellente edizione della Biblioteca di Fozio curata da René Henry in nove tomi. E, nella collana storica, da qualche mese nuova luce sulla cultura tardoantica getta Stéphane Ratti con la raccolta di studi Polémiques entre païens et chrétiens (Paris, Les Belles Lettres, 2012, pagine 289, euro 25), polemiche dove entrambe le parti facevano uso di raffinate forme letterarie per difendere le proprie convinzioni religiose.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 2012)
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