L'oceano e la tradizione


Gli occhi di Benedetto XVI guardano lontano. Come è avvenuto a Lisbona, celebrando la messa sulle rive dell'oceano - davanti a una folla gioiosa e davvero immensa che, nello stringersi con affetto intorno al Papa, ha richiamato quella descritta nella lettura dell'Apocalisse - e parlando al mondo della cultura. Un mondo che l'ha saputo accogliere con un calore e un rispetto impressionanti ed esemplari, espressi dal decano delle arti del Paese, l'ultracentenario regista Manoel de Oliveira, nell'evocare gli angeli e la nostalgia per il paradiso perduto. Spazzando via così, ancora una volta e proprio come il vento che soffiava sul mare, analisi mediatiche segnate troppe volte da pessimismi non del tutto disinteressati.
Con lo sguardo fisso su Cristo e immerso pienamente nel "fiume vivo" della tradizione cattolica, Benedetto XVI ha celebrato la storia del Portogallo e parlato al Paese di oggi con serenità e apertura. E "Lisbona amica" - come il Papa l'ha definita - ha compreso bene il senso della visita, festeggiando l'ospite con entusiasmo, trasparente e toccante soprattutto nell'accoglienza semplice di tantissimi bambini, anche molto piccoli, assiepati con le loro maestre ai bordi delle strade a sventolare bandierine rosse e verdi, i colori della Nazione.
Il Portogallo, erede di una storia forte e coraggiosa, anche oggi è chiamato ad "additare nuovi mondi al mondo", come cantava il suo grande poeta Camões esaltando l'avventura di scoperte e missioni cristiane che hanno segnato i cinque continenti. Così come nel mondo contemporaneo i suoi uomini di cultura, con una vocazione comune a tutti gli intellettuali, possono parlare al cuore dell'umanità. Con loro la Chiesa vuole parlare e confrontarsi, cosciente del conflitto tra società che assolutizzano il presente e il patrimonio della tradizione.
Nella crisi della verità prodotta appunto dal conflitto drammatico fra presente e tradizione, la Chiesa, chiamata da sempre a "una missione di verità", sta nello stesso tempo facendo "un apprendistato" nella rispettosa convivenza con la verità degli altri. Nel solco tracciato dal Vaticano II e dal colloquio amichevole e inesausto di Paolo vi con il mondo:  grazie dunque a un rinnovamento cattolico consapevole della tradizione e che è in grado di assumere le critiche della modernità, inaugurata dalla riforma protestante e dall'illuminismo.
Con questa nuova consapevolezza, la Chiesa di Cristo (Ecclesiam suam) mantiene ferma - e non potrebbe essere altrimenti - la sua missione:  persuadere le donne e gli uomini di oggi a guardare lontano, "oltre le cose penultime", per cercare le ultime. Come i navigatori che attraversarono l'oceano sotto la protezione di santa Maria di Belém. E anche oggi vale la pena non smettere questa ricerca e seguire Gesù, sapendo che nonostante la distanza dei secoli è possibile "una vera e personale esperienza del Signore risorto". Senza troppo preoccuparsi di strutture e programmi, ancora una volta Benedetto XVI l'ha ripetuto:  Cristo "cammina sempre con la sua Chiesa", che nessuna potenza avversa potrà distruggere.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 13 maggio 2010)
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