La sinfonia della Chiesa

Tra le realtà che indicano con chiara evidenza il carattere cattolico della Chiesa - cioè la sua multiforme universalità, quella che con un termine orientale si può definire "sinfonia" - vi sono le canonizzazioni. Come ha mostrato benissimo l'ultima, celebrata da Benedetto XVI in una piazza San Pietro inondata dal sole di ottobre e colorata da mille bandiere. Le nuove figure esemplari ora proposte alla venerazione dei fedeli di tutto il mondo sono tre donne e un uomo:  la prima santa dell'India, una  giovane  laica  ecuadoriana, una suora svizzera missionaria in Ecuador e Colombia, un religioso napoletano.
Quattro modelli diversi in Paesi diversissimi tra loro, ma accomunati dall'arco cronologico delle loro vite, tra la Rivoluzione francese e la seconda guerra mondiale. Uniti soprattutto dalla risposta religiosa alla modernità che, in particolare nel corso dell'Ottocento, si afferma quasi come una nuova religione con l'intento di sostituirsi alla tradizione cristiana.
Sono state risposte tradizionali, se si vuole, quelle delle figure ora canonizzate dal vescovo di Roma, e che tuttavia hanno saputo testimoniare visibilmente la prospettiva cattolica - la tradizione, appunto - nei tempi nuovi. Così, non a caso il Papa ha definito san Gaetano uno scienziato del perdono nel secolo della scienza, mentre di santa Maria Bernarda, santa Narcisa e santa Alfonsa ha mostrato la capacità semplice di essere vicine alle loro genti nella scelta di Cristo.
A sottolineare la solennità e l'universalità della celebrazione hanno contribuito la proclamazione del vangelo, secondo la consuetudine liturgica delle canonizzazioni, nelle due principali antiche lingue della Chiesa di Roma, il greco e il latino, e l'intrecciarsi dei canti gregoriani, polifonici, popolari. Ma quello che ha colpito sono stati i colori delle bandiere agitate dai fedeli, tra cui spiccavano quelle dell'India, il Paese dal quale giungono - quasi ogni giorno e ormai da troppo tempo - notizie tremende di persecuzione dei cristiani.
Ai cristiani indiani - per i quali "si dovrebbe levare più fortemente la voce in Occidente", come ha dichiarato al nostro giornale il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano - e a quanti cercano la pace Benedetto XVI ha ripetuto il suo sostegno, rivolgendo un nuovo appello ai persecutori perché rinuncino alla violenza. Una violenza intollerabile che ha creato una situazione, come ha sottolineato il primo ministro dell'India Manmohan Singh, pericolosa per le istituzioni della più grande democrazia del mondo e che è urgente superare per il bene di tutti.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 13-14 ottobre 2008)
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