Una strada di luci


I media, distratti da apparenze spesso futili, non hanno dedicato molta attenzione alla visita che Benedetto XVI ha reso a una delle parrocchie della sua diocesi. A una comunità piccola, quasi ai confini della città, in una mattinata fredda di dicembre, come tante volte ha già fatto, secondo una tradizione mai abbandonata dai vescovi di Roma. E per loro il Papa ha celebrato e parlato, tenendo un'omelia importante che ha commentato a braccio la domanda rivolta a Gesù dai discepoli del Battista:  "Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettarne un altro? Sei tu o dobbiamo aspettarne un altro?". Una domanda appena ascoltata nel vangelo della terza domenica d'Avvento, Gaudete, che brilla già nel colore liturgico rosa per esprimere la gioia di un'attesa ormai sempre più breve.
Parlando come un antico predicatore e attirando di colpo l'attenzione dei presenti, Benedetto XVI ha lasciato il discorso preparato e lo ha attualizzato. Per guardare alla storia degli ultimi secoli, ricordando i tanti profeti, ideologi e dittatori che hanno risposto:  non è Gesù, siamo noi a cambiare il mondo. E lo hanno cambiato, ma - ha constatato il Papa - lasciando vuoto e distruzione grandi:  "Non erano loro". Per questo dobbiamo ancora interrogare Cristo, del quale Benedetto XVI ha immaginato una frase, quasi un detto non scritto, àgraphon, che contiene la risposta:  "Vedete cosa ho fatto io. Non ho fatto una rivoluzione cruenta, non ho cambiato con forza il mondo, ma ho acceso tante luci che formano, nel frattempo, una grande strada di luce nei millenni".
Luci che sono state accese nelle ombre e nelle fatiche di ogni giorno da uomini e donne come Massimiliano Kolbe, Damiano de Veuster, madre Teresa di Calcutta:  perché "non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità", proveniente da quel Dio vicino che ci dà la certezza di non essere dimenticati, come se l'uomo fosse un prodotto del caso. A questo Dio - ha detto il Papa con parole che tutti hanno capito - dobbiamo avvicinarci. Per divenire "una delle più piccole luci" da lui accese nella storia e portare così, nella veglia operosa dell'attesa, luce nel mondo. Quella luce che è venuta per illuminare ogni uomo.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 13-14 dicembre 2010)
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