Il nome e le parole


Sono bastati un nome e poche semplici parole per mostrare a Roma e al mondo il nuovo successore dell'apostolo Pietro, che ha soffiato via settimane di pronostici tanto numerosi quanto evidentemente infondati. E ancora una volta la Chiesa cattolica, attraverso un collegio elettorale esemplarmente responsabile, si è dimostrata capace di una scelta che entra nella storia per la sua coraggiosa novità.
Dopo tredici secoli (dal tempo cioè di Gregorio III e dei suoi predecessori provenienti dalla Siria), è stato infatti eletto per Roma un vescovo che non viene dal continente europeo. Ma c'è di più: per la prima volta il Papa giunge dall'America e dalla Compagnia di Gesù, l'ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola all'alba dell'età moderna per aderire alla radicalità di Cristo.
Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, dopo avere accettato la nomina in conclave ha detto di volersi chiamare Francesco, con una decisione anch'essa senza precedenti nella storia delle successioni papali. Il Romano Pontefice ha così scelto un nome che è divenuto cristiano grazie al santo di Assisi, nel quale già i contemporanei riconobbero un "secondo Cristo" (alter Christus).
Nome simbolicamente così evocativo da ricorrere singolarmente negli auspici e nelle speranze di moltissime persone, cattoliche ma in parte anche non appartenenti in modo visibile alla Chiesa: rivelando speranze e desideri che molto dicono di ciò che si attende da quanti professano la fede in Cristo. E questo si è capito da una piazza San Pietro battuta da una pioggia fredda eppure stracolma per l'attesa, così come più tardi da molti titoli e commenti mediatici.
È stato Giovanni Paolo II, seguito in questo dal suo successore, a improvvisare alcune parole subito dopo il tradizionale annuncio dell'elezione. Ma per primo Papa Francesco ha pregato in modo nuovo: per Benedetto XVI "perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca", recitando il Padre nostro, l'Avemaria e il Gloria al Padre, mentre inedita e sconvolgente è stata la richiesta di preghiera in silenzio al popolo per invocare la benedizione di Dio sul suo vescovo.
Così il silenzio quasi irreale sceso sulla folla prima della solenne benedizione è stato l'unica eco delle parole antiche e nuove pronunciate da Papa Francesco. A segnare il cammino della sua Chiesa, che presiede nella carità tutte le altre, secondo l'espressione del martire Ignazio, vescovo di Antiochia. Un cammino di fratellanza, amore e fiducia aperto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Che il nuovo vescovo di Roma ha benedetto.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 15 marzo 2013 )
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