La speranza di Cristo
e una regola d'oro


Benedetto XVI negli Stati Uniti

Un viaggio importante per rendere testimonianza a Cristo nel cuore del mondo moderno. Sotto il segno di una «regola d'oro» radicata nella tradizione ebraica e cristiana ma iscritta nel cuore di ogni essere umano: «Fate agli altri ciò che volete facciano a voi, non fate ciò che non volete che essi vi facciano». È questo il senso della missione di Benedetto XVI - proprio il Papa l'ha definita così, «speciale esperienza missionaria» - negli Stati Uniti d'America e nella sede delle Nazioni Unite, sulle orme dei suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Un viaggio simbolico, dunque, che richiama l'arrivo di Paolo a Roma e la sua predicazione senza impedimenti, la scena con la quale si chiude la grande narrazione degli Atti degli apostoli quasi a sottolineare che in quel modo, nel cuore del mondo romano, il messaggio evangelico era come se fosse giunto ai confini della terra, secondo la promessa della Scrittura. E questo anche volle sottolineare nel 1965 il primo Papa giunto davanti a un'assemblea delle Nazioni Unite: «Noi siamo come il messaggero che, dopo lungo cammino, arriva a recapitare la lettera che gli è stata affidata».
La visita del vescovo di Roma toccherà solo due città, ma per abbracciare tutti i cattolici statunitensi, esprimere la fraternità per ogni comunità ecclesiale, in un Paese - lo ha voluto sottolineare Benedetto XVI - dove il Vangelo di Cristo è profondamente radicato, e testimoniare amicizia «verso tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà». Nel segno della speranza di Cristo, la sola nella quale ogni essere umano, tutti gli esseri umani siamo salvati.
Ecco l'intento profondo del viaggio papale: condividere e offrire con ragionevolezza e fiducia la speranza di Cristo. Nell'amicizia verso un grande Paese - nato all'insegna della libertà e della democrazia - che proprio per questo motivo ha grandi responsabilità nei confronti di tutto il mondo. Come mostra anche il fatto che questo stesso Paese ospita la sede delle Nazioni Unite, l'assemblea davanti alla quale Benedetto XVI parlerà, rivolgendosi idealmente a tutti i popoli.
Mai un Papa aveva parlato - come ora avverrà - a un numero così grande di rappresentanti del mondo, ed è tanto significativo quanto impegnativo che questo coincida con il sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani. Oggi ribaditi, ma anche tragicamente violati. Mentre è possibile riprenderli, riaffermarli, condividerli, promuoverli. Guardando alla ragione e a quella «regola d'oro» scritta nella coscienza umana nella quale tutti - anche i non credenti - possono ritrovarsi per far sì che «l'incontro delle differenze» auspicato da Benedetto XVI sia costruttivo per l'intera famiglia umana. «Io vengo» - dice il Papa - «inviato da Gesù Cristo». Per ripetere con umiltà il messaggio di sempre, nella fiducia che venga almeno ascoltato: è Dio a salvare il mondo e la storia.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 14-15 aprile 2008)
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