Religioni e violenza


La prima parola del viaggio papale in Libano è venuta con chiarezza da Benedetto XVI ed è stata un messaggio deciso e forte. Durante l'incontro con i giornalisti in volo verso Beirut dal Pontefice è infatti arrivata una parola inequivocabile contro la guerra e contro la violenza. Pronunciata da un uomo di pace coraggioso e determinato, che di fronte a una domanda sull'ipotesi di rinunciare all'itinerario libanese ha risposto di non avere ricevuto consigli in questo senso dai collaboratori e soprattutto di non avere mai pensato personalmente a una sua cancellazione. Anzi, proprio la situazione attuale - che è sotto gli occhi di tutti con l'estendersi delle ombre prodotte da intolleranze, fanatismi, violenze, guerra - rende il viaggio ancora più necessario per incoraggiare a resistere alla violenza quanti vivono nella regione, ha detto Benedetto XVI. Specificando immediatamente che queste terre sono legate alle origini delle tre grandi religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo, islam. Luoghi e trinomio che durante il viaggio in Terra santa avevano suggerito al Papa di lanciare l'idea di un dialogo a tre ("trialogo"). Ora il messaggio papale - un messaggio che ha certamente un significato politico, ma rivolto alle religioni e all'inizio di un viaggio dalla chiara connotazione religiosa - ripropone la necessità permanente della purificazione. In perfetta coerenza con gli interventi e le prese di posizione incessanti sin dall'inizio del pontificato, Benedetto XVI ha così ripetuto che il fondamentalismo è sempre una falsificazione della religione. Compito della Chiesa e delle diverse religioni è allora quello della purificazione. Contro ogni violenza, operando sulle coscienze per costruire la pace. In questo quadro va collocato l'esplicito apprezzamento del Papa per la cosiddetta primavera araba. Una realtà di per sé positiva - e dunque un progresso - nel desiderio di democrazia, di libertà e di una rinnovata identità araba, anche se è necessario porre in opera ogni sforzo perché questo desiderio sia salvaguardato e non annullato dall'intolleranza, sempre in agguato nei confronti delle minoranze. Così è indispensabile che la tensione positiva alla libertà nutra il dialogo e la convivenza tra maggioranza e minoranze. Il caso storico del Libano è in questo senso esemplare e costituisce un modello, a cui hanno fatto riferimento all'arrivo a Beirut il presidente Michel Suleiman e Benedetto XVI nei rispettivi discorsi. Sono parole lontane dalla realtà quelle pronunciate dal Pontefice? Al contrario, in continuità con i predecessori Benedetto XVI si è confrontato con la drammatica situazione della regione, segnata dall'esodo di molti cristiani - da quelle terre che sono la culla della fede - ma anche di molti musulmani. E tutto bisogna fare perché essi rimangano, perché abbia fine la guerra, perché si diffonda il messaggio della pace, perché cessi il traffico delle armi, perché si ricostruisca insieme. Con il sostegno dell'arma dei veri credenti, la preghiera all'unico Dio.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 15 settembre 2012)
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