I sessant'anni dell'edizione in lingua francese


Nella storia del giornale del Papa si sono succeduti molti tentativi di aumentarne la diffusione. Nato come quotidiano nel 1861, nei primi sette decenni della sua lunga storia "L'Osservatore Romano" si era rivolto al mondo attraverso il suo consolidamento nel panorama italiano. Con il pontificato di Pio xi, particolarmente sensibile alla dimensione dell'informazione, nel corso degli anni Trenta la Santa Sede allargò progressivamente la sua presenza in questo ambito con iniziative diverse. Tra esse spiccano nel 1931 la costituzione della Radio Vaticana e l'ideazione di un progetto di edizione del giornale in Argentina (e dunque in una lingua diversa dall'italiano, preminente nel quotidiano), nel 1934 la nascita del settimanale illustrato "L'Osservatore Romano della Domenica" (più tardi divenuto "L'Osservatore della Domenica", poi ridotto e ora non più esistente), e nel 1936, in occasione del settantacinquesimo del giornale, una grande esposizione in Vaticano della stampa cattolica mondiale.
Fu però alla fine degli anni Quaranta - quando l'Europa iniziava a riprendersi dalla catastrofe del secondo conflitto mondiale e mentre Pio XII preparava il giubileo del "grande ritorno" - che presero il via le edizioni settimanali del quotidiano. Dapprima in italiano e poi, finalmente, il 16 dicembre 1949, sessant'anni fa, in francese. A questa edizione (all'inizio pubblicata in Francia e dal 1951 in Vaticano) seguì, quasi contemporaneamente, quella in spagnolo (prima in Argentina e poi in Vaticano), e quindi in inglese, portoghese e tedesco sotto il pontificato di Paolo VI, in polacco con Giovanni Paolo II, finché con Benedetto XVI per la prima volta "L'Osservatore Romano" si stampa interamente anche in un alfabeto non latino, e cioè in malayalam, la lingua dei "cristiani di san Tommaso" che popolano lo Stato indiano del Kerala.
L'edizione in francese, voluta da Pio XII e dal sostituto Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI) per l'importanza della lingua nel mondo, risponde all'evidente bisogno di diffondere la parola del Papa senza confini linguistici. Un compito che da allora il giornale svolge con costanza e competenza, mirando a una funzione primaria di documentazione settimanale immediata e rigorosa sugli insegnamenti e sull'attività del successore di Pietro e della Santa Sede, a cui si aggiunge una informazione essenziale sull'attualità e sui dibattiti culturali, con un respiro internazionale.
Questo compito, intravisto con lucidità da Giuseppe Dalla Torre al momento della nascita dell'edizione in lingua francese, è stato riconosciuto significativamente da due grandi protagonisti francofoni della Chiesa cattolica nella seconda metà del Novecento come i cardinali Bernardin Gantin, africano, e François Xavier Nguyên Van Thuân, asiatico, quando l'edizione festeggiò il suo cinquantesimo. Il primo parlò di un giornale amico che sa rendere vicina la figura e il messaggio di una persona cara, mentre il porporato vietnamita lo definì "una stretta di mano del Vaticano, un gesto di cui abbiamo bisogno e che riscalda il nostro cuore", avvicinando chi è geograficamente lontano dal centro della comunione cattolica. E, si può aggiungere, motivando ogni giorno l'impegno leale e appassionato della piccola redazione:  anch'essa - come tutto "L'Osservatore Romano", il "giornale d'idee" delineato dal cardinale Montini - al servizio della Santa Sede e del Papa, aperto al confronto ragionevole e all'amicizia verso l'intera famiglia umana.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 16 dicembre 2009)
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