Lo sguardo cattolico


Il viaggio africano di Benedetto XVI, l'introduzione del cinese nel sito già plurilingue della Santa Sede e l'annuncio di un prossimo anno sacerdotale confermano la caratteristica più evidente della Chiesa di Roma, e cioè il suo sguardo cattolico, che significa universale. Mostrando ancora una volta - e secondo modalità inattese - una fisionomia del cattolicesimo chiara e storicamente fondata, ma non per questo sempre riconosciuta. Come è successo anche in questi ultimi tempi, con la volontà di rappresentare invece la Chiesa, il Papa e la Curia romana secondo stereotipi tanto polemici quanto abusati, o addirittura attraverso immagini del tutto false, e dunque fuorvianti.
La realtà è ben diversa. Lo sanno bene non solo moltissimi cattolici, ma anche quanti - e sono altrettanti - alla Chiesa di Cristo guardano con rispetto e fiducia, nonostante le debolezze, le inadeguatezze e le mancanze di tanti suoi membri. In tutti i continenti, dove le situazioni, le urgenze e le speranze sono diverse. Dovunque, però, la priorità dei cattolici deve essere quella di rendere Dio presente, come di nuovo Benedetto XVI ha scritto nella lettera ai vescovi, che resterà come uno dei documenti più autentici e alti del suo servizio papale.
Mentre anche sulla rete la Santa Sede si apre alla Cina - confermando una volontà che il Papa ha manifestato con chiarezza e rispetto sin dall'esordio del suo pontificato - Benedetto XVI visita due grandi Paesi dell'Africa come il Camerun e l'Angola. Simbolicamente è un omaggio all'intero continente, e non a caso il vescovo di Roma vi utilizzerà le tre lingue occidentali di scambio più diffuse (francese, inglese, portoghese) rivolgendosi così a tutti i popoli africani.
Il viaggio introdurrà poi la seconda assemblea sinodale speciale dedicata all'Africa, dove il cristianesimo ha radici antichissime in alcune regioni - come soprattutto l'Egitto e l'Etiopia - e una storia missionaria importante. Su queste basi, nelle terre d'Africa, la Chiesa si è impiantata e durante il Novecento ha saputo svilupparsi con caratteristiche proprie. E qui il Papa torna come testimone di Cristo, per portare ancora una volta l'annuncio evangelico e la possibilità della riconciliazione. Sulle orme di Paolo VI, che proprio quarant'anni fa visitò l'Uganda, e di Giovanni Paolo II, che in un ventennio ha toccato ben quarantadue Paesi africani.
Anche in questo viaggio Benedetto XVI non è solo. Lo accompagnano le preghiere di tantissimi fedeli che, soprattutto in queste ultime settimane, gli sono stati e gli sono vicini. E lo stesso Papa ha evocato il viaggio in Egitto di Giuseppe - il patrono della Chiesa universale di cui porta il nome - che vi si rifugiò con Maria e il piccolo Gesù per salvarli dalla persecuzione. Per porre sotto la sua protezione questa visita e tutta l'Africa.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 16-17 marzo 2009)
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