A colloquio con il sostituto della Segreteria di Stato arcivescovo Angelo Becciu

Bisogna guardare avanti


L'immagine della Curia romana troppe volte trasmessa nell'opinione pubblica non corrisponde alla realtà, che certo è nettamente migliore, offuscata tuttavia dalla grave slealtà di alcuni. E proprio la slealtà è alla base delle fughe di documenti che hanno avuto risonanza mediatica soprattutto in Italia. Su questo deplorevole e triste fenomeno è in corso un'indagine a vari livelli e l'auspicio è che si ricomponga un'atmosfera di fiducia. Il Papa, tenuto continuamente al corrente e addolorato, è tuttavia sereno e guarda avanti. Sono questi i punti principali di un colloquio del sostituto della Segreteria di Stato, l'arcivescovo Angelo Becciu, con "L'Osservatore Romano".
"Non avevo mai lavorato qui, e da quando sono arrivato, lo scorso 31 maggio, ho a poco a poco scoperto persone dedite al servizio della Santa Sede, devote al Papa, competenti, sanamente fiere del loro lavoro". Diplomatico in sette Paesi di quattro continenti (l'Asia è quello mancante) e nunzio apostolico in Angola e a Cuba, monsignor Becciu tiene a sottolineare - in contrasto con l'immagine, diffusa in questi giorni, di una Curia come luogo di carrierismi e di complotti - come essa sia "una realtà lontana da simili stereotipi".
La memoria corre al discorso che il 21 settembre 1963 tenne Paolo VI: la Curia papale ha la funzione "d'essere custode o eco delle divine verità e di farsi linguaggio e dialogo con gli spiriti umani", poi "di ascoltare e di interpretare la voce del Papa e al tempo stesso di non lasciar a Lui mancare ogni utile ed obbiettiva informazione". Proprio da Roma "in questi ultimi cento anni è venuto quel governo regolare, indefesso, coerente, stimolatore che ha portato la Chiesa intera al grado non solo di espansione esteriore, che tutti devono riconoscere, ma di sensibilità e di vitalità interiore". La Curia, disse il Pontefice che vi aveva trascorso un trentennio, "non è un corpo anonimo, insensibile ai grandi problemi spirituali", e nemmeno "una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonista e ritualista, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano", ma "una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione". In questo modo - concludeva Paolo VI ricorrendo a un'immagine evangelica a lui cara - "come lucerna sul candelabro questa antica e sempre nuova Curia Romana" farà luce a quanti sono nella Chiesa.
Accenti analoghi si ritrovano nella visita che Benedetto XVI ha fatto alla sua Segreteria di Stato il 21 maggio 2005, poco più di un mese dopo l'elezione in conclave, e nelle parole allora improvvisate: "Alla competenza e alla professionalità del lavoro che viene fatto qui, si aggiunge anche un aspetto particolare, una professionalità particolare: fa parte della nostra professionalità l'amore per Cristo, per la Chiesa, per le anime. Noi non lavoriamo - come dicono molti del lavoro - per difendere un potere. Non abbiamo un potere mondano, secolare. Non lavoriamo per il prestigio, non lavoriamo per far crescere una ditta o qualcosa di simile. Noi lavoriamo realmente perché le strade del mondo siano aperte a Cristo. E tutto il nostro lavoro, con tutte le sue ramificazioni, alla fine serve proprio perché il suo Vangelo, e così la gioia della Redenzione, possa arrivare nel mondo".
Ancora oggi il sostituto si sente di confermare questo giudizio positivo: il lavoro che si svolge oggi in Segreteria di Stato è "disinteressato e di buon livello, sia tra gli ecclesiastici, sia tra i laici". Negli ultimi tempi "qualcuno mi ha confidato che si vergognava di dire che lavorava in Vaticano - continua monsignor Becciu - e io gli ho risposto: alza la testa e siine invece fiero". I pochi che si sono comportati slealmente "non devono offuscare questa realtà positiva". Nei loro confronti l'arcivescovo usa parole dure: guardino piuttosto alla loro coscienza, perché è "slealtà" e "vigliaccheria" approfittare di una "situazione di privilegio" per pubblicare documenti verso i quali "avevano l'obbligo di rispettare la riservatezza".
Per questo la Segreteria di Stato ha disposto un'accurata indagine che riguarda tutti gli organismi della Santa Sede: a livello penale condotta dal Promotore di giustizia del Tribunale vaticano e a livello amministrativo svolta dalla stessa Segreteria di Stato, mentre una superiore commissione è stata incaricata dal Papa di fare luce sull'intera vicenda. "L'auspicio è che si ricomponga la base del nostro lavoro: la fiducia reciproca", che ovviamente presuppone "serietà, lealtà, correttezza". Benedetto XVI, nonostante il dolore che tutto ciò gli procura, "ci incoraggia tuttavia - conclude monsignor Becciu - a guardare avanti, e la sua testimonianza quotidiana di serenità e di determinatezza è uno stimolo per tutti noi".

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 17 marzo 2012)
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