La fiducia realista di Papa Benedetto


Va come sempre alla radice delle questioni Papa Benedetto. Mantenendo, con mite e ferma chiarezza, uno sguardo di fiducia realista. È questo infatti il tono generale del messaggio per la giornata mondiale della pace, reso noto poche ore dopo la celebrazione dei vespri con gli studenti universitari romani ai quali ha parlato dell'attesa di Dio con altrettanto fiducioso realismo.
Benedetto XVI non poteva trascurare la crisi globale che grava su molte società e che viene descritta con singolare efficacia: "Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo - si legge all'inizio del messaggio - e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno". A esserne angosciati sono soprattutto i giovani, e non vi è bisogno di troppe analisi per constatare questa realtà inquietante, emersa nell'anno che si conclude anche con manifestazioni e sintomi visibili in diversi Paesi.
Per questo, per la responsabilità nei confronti delle generazioni più giovani - smarrite e intimorite di fronte a un futuro che si presenta incerto e senza prospettive da ogni punto di vista - il Papa guarda alla necessità dell'educazione, che definisce "l'avventura più affascinante e più difficile della vita". Per la lunghissima esperienza personale di docente e di pastore che è sempre stato a contatto con i giovani, Benedetto XVI sa bene che non basta essere maestri ma bisogna soprattutto essere testimoni, come ripeteva Paolo VI, e si rivolge per questo a educatori e genitori.
Colpisce soprattutto nel testo papale l'appello ai responsabili della vita pubblica: perché s'interroghino sulle decisioni da prendere in questo tempo di crisi, certo, ma soprattutto perché offrano ai giovani "un'immagine limpida della politica". Con un'esortazione implicita a un nuovo impegno in un ambito, come quello della politica, che in molti Paesi sembra sempre più distante dalle preoccupazioni reali dei cittadini e non attrae, o respinge, le generazioni più giovani. E altrettanto forte è l'appello al mondo dei media, che troppo di frequente dimenticano la loro funzione non soltanto informativa. Il Papa sa bene - e lo dice ancora una volta - che l'educazione alla giustizia e alla pace passa per l'educazione alla verità e alla libertà. Ecco perché nel messaggio torna l'insistenza sulla questione di Dio, con la critica del relativismo contemporaneo, che non riconosce nulla come definitivo e con il nodo della legge morale naturale, base di ogni convivenza giusta e pacifica.
Non sono infatti "le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente" ripete Benedetto XVI. E volgersi significa ed esige l'impegno libero dell'essere umano alla ricerca non di un dio qualsiasi - gli idoli non sono certo scomparsi nelle società contemporanee - ma del Dio creatore che ha parlato a Mosè e ha rivelato il suo volto in Gesù. No, non è anacronistico meditare sulle parole dell'apostolo Giacomo che esorta ad attendere la venuta di Cristo con la costanza dell'agricoltore, ha detto il Papa agli universitari. Una costanza che risponde alla pazienza di Dio stesso, fedele nell'attesa della risposta libera dell'essere umano, Dio vicino che soprattutto è amico dell'uomo, di ogni essere umano.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 17 dicembre 2011)
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