Sotto il segno dell'amicizia


Benedetto XVI negli Stati Uniti

Forte e visibile è il segno di amicizia che Papa Benedetto ha impresso all'esordio del suo viaggio americano. Per mostrare la sua vicinanza a un grande Paese, laico per amore della religione, e alla sua comunità cattolica, tra le più vaste e influenti del mondo. E questo nel giorno del suo compleanno, festeggiato con ripetuta familiarità in una Washington illuminata da un magnifico sole primaverile e che ha stupito molti osservatori per l'accoglienza riservata al Papa da moltissime persone - donne, bambini, uomini di ogni età - venute nella capitale federale per vedere passare sulle sue strade il vescovo di Roma ed esprimergli il loro affetto. Anche con una scritta colorata che ha saputo rovesciare con allegria lo stereotipo da molti anni applicato ingiustamente a Joseph Ratzinger: We love our German shepherd, sì noi amiamo il nostro pastore tedesco, vogliamo bene al nostro Papa!
E più volte è stato intonato l'universale Happy birthday to you. Innanzi tutto nella cornice unica della Casa Bianca, dove è apparsa con evidenza la sintonia tra il Pontefice e la laicità religiosa degli Stati Uniti d'America, espressa con efficacia simbolica dal Presidente George W. Bush e da Benedetto XVI che nei loro discorsi pubblici hanno rispettivamente citato alcune parole di sant'Agostino e di George Washington. In un'atmosfera solenne e familiare al tempo stesso che ha espresso benissimo lo spirito di questo Paese: come quando le salve di cannone e la parata delle bandiere di tutti gli Stati dell'Unione - oltre allo sventolio di migliaia di bandierine statunitensi e vaticane preparate da un attento cerimoniale - hanno fatto da sfondo alla melodia del Padre nostro eseguito da due artiste e agli inni patriottici cantati, a piena voce e con la mano sul cuore, dai cardinali statunitensi insieme a moltissimi altri presenti, di origini e fedi diverse.
A questa "vasta società pluralistica" il vescovo di Roma - venuto in America da amico per annunciare il Vangelo di Cristo - ha voluto subito all'inizio esprimere il suo sincero rispetto, accompagnato dalla convinzione che un cammino comune è possibile perché nel cuore di ogni essere umano il Creatore ha impresso una legge di natura a tutti comune e che a tutti assicura uguaglianza e libertà: valori inalienabili (e religiosi) per i quali tanti americani hanno sacrificato la loro vita. Poi, il popolarissimo canto augurale per il compleanno è risuonato nella residenza presidenziale, dove Benedetto XVI - che in privato ha pregato un momento insieme a tutta la famiglia Bush - ha spento la tradizionale candelina su una monumentale torta bianca, declinando con un lieve sorriso l'invito della consorte del Presidente a sedersi al piano dove un militare in alta uniforme stava eseguendo Schubert.
Altrettanto simbolico è stato l'incontro con i vescovi americani nel santuario nazionale dedicato all'Immacolata, aperto dalla preghiera della sera - un esempio riuscito della mescolanza possibile tra canti gregoriani e polifonici con i testi della liturgia rinnovata - e concluso da un importante discorso papale, quasi una magna charta. Subito dopo, per esprimere visibilmente il metodo di dialogo permanente mantenuto dal Papa con la Chiesa statunitense, tre presuli hanno sintetizzato alcune domande che hanno permesso a Benedetto XVI di integrare con ampiezza quanto aveva appena detto.
Per sottolineare soprattutto che i cattolici americani devono far risplendere, secondo l'espressione evangelica, le loro buone opere. Continuando la tradizionale accoglienza agli immigrati, sviluppando le già numerose e consistenti opere di carità, ma soprattutto abbattendo molte nuove barriere - soprattutto con una più impegnativa formazione culturale e religiosa - che impediscono oggi l'incontro con il Vangelo: l'influenza del secolarismo, del materialismo, dell'individualismo, il declino della famiglia, la profonda vergogna dell'abuso sessuale dei minori compiuto da troppi uomini di Chiesa, la manipolazione della sessualità dilagante nella società. Solo così le tenebre saranno trasformate in luce e tutto verrà rinnovato nella speranza di Cristo.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 18 aprile 2008)
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