Il vero volto della Chiesa


Un viaggio di pace, certo, è stato quello che Benedetto XVI ha compiuto in Libano. A notarlo sono stati in genere i media. Con commenti di segno positivo che hanno sottolineato il coraggio del Papa. L'itinerario nelle terre dove il cristianesimo è nato e si è sviluppato nei primi secoli ha avuto però un senso ben più profondo, in qualche modo riassuntivo di tutti i viaggi del Pontefice, nel mostrare il vero volto della Chiesa. I giorni libanesi rimarranno negli annali del pontificato per più di un motivo. Innanzi tutto per l'attenzione che la Santa Sede da sempre e ora Benedetto XVI riservano al Medio Oriente. Basti infatti ricordare che qui il Papa è tornato quattro volte in meno di sei anni, visitando Turchia, Israele, Giordania, Territori palestinesi, Cipro e il Libano. Per sostenere i cristiani e affermare la necessità della convivenza tra le religioni.
Particolare significato ha assunto la visita nel Paese dei cedri, come ha ben compreso il presidente Michel Sleiman, che è stato presente, al di là del previsto, a tutti gli incontri pubblici della visita. Accolto con un calore non di maniera, Benedetto XVI è stato visto di persona da tantissimi libanesi, magari anche solo per un momento, dopo lunghe attese sui bordi delle strade di Beirut, dove nell'ultimo giorno è stato salutato con rami di ulivo.
E il Papa ha ricambiato l'attenzione, la simpatia e l'affetto con un sostegno importante al Libano, piccola Nazione moderna ma dalle radici antichissime e bibliche, da sempre abituata alla convivenza, in una storia spesso drammatica ma che nei suoi momenti più felici ha costituito un esempio per tutta la regione. E così l'ha presentato nel discorso di congedo dal Paese il Papa, evocando il legno dei cedri del Libano destinati al luogo più sacro del santuario di Dio.
Così l'auspicio di Benedetto XVI è che anche oggi il Libano continui a esservi presente, come spazio di armonia che sia testimonianza dell'esistenza di Dio e della comunione tra gli uomini, "qualunque sia - ha specificato - la loro sensibilità politica, comunitaria e religiosa". Un compito dunque esemplare in una regione martoriata da troppo tempo da violenze e da guerre, fino alla tragedia siriana, più volte tornata nelle parole e nei gesti del Papa.
Il Pontefice con la sua visita lascia molto, e non soltanto al Libano. A iniziare dall'impegnativo documento Ecclesia in Medio Oriente, nato dall'assemblea speciale del sinodo dei vescovi dedicata alla regione. Un testo, tradotto anche in arabo, consegnato personalmente da Benedetto XVI non solo ai rappresentanti delle diverse comunità cattoliche, ma anche ai maggiori esponenti delle altre confessioni cristiane e dell'islam. E proprio dai capi musulmani libanesi il Papa è stato ascoltato con interesse e rispetto.
Di questi giorni libanesi resta però soprattutto un fatto: moltissimi sono stati coloro che hanno visto in quest'uomo di Dio gentile e reso trasparente dagli anni - in un viaggio che ha voluto e mantenuto con un coraggio impressionante - il vero volto della Chiesa. Volto che Benedetto XVI ha saputo mostrare a tutti, spiegandolo poi in un commento improvvisato davanti ai patriarchi cattolici dopo l'incontro con i giovani. Dicendo che l'identità cristiana si riassume nel cuore aperto di Gesù.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 17-18 settembre 2012)
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