Un cammino che dura tutta la vita


È un'immagine suggestiva tratta dagli Atti degli apostoli, il libro biblico che racconta i primi passi della Chiesa, ad aprire e intitolare il motu proprio di Benedetto XVI con il quale viene indetto un nuovo "anno della fede", analogo a quello voluto da Paolo VI due anni dopo la conclusione del Vaticano II per ricordare il martirio degli apostoli patroni di Roma: Porta fidei, appunto, quella porta che Dio aprì ai pagani al tempo dell'imperatore Claudio e delle missioni di Paolo. E dunque, da allora, a tutti i popoli. Fino a oggi, all'inizio del XXI secolo, in un mondo globale soggetto a mutamenti rapidi e imprevedibili.
Il documento - annunciato dal Papa ieri, a conclusione dell'importante incontro con il quale ha di fatto esordito l'organismo incaricato della nuova evangelizzazione - è quasi una piccola enciclica, imbevuta di riferimenti biblici e percorsa da un'attenzione sensibilissima al tempo di oggi. Nel segno del Vaticano II e di chi lo ha condotto, governato, concluso e iniziato ad applicare, nella Chiesa e per il mondo: Paolo VI e Giovanni Paolo II. Significativa è così la data del motu proprio, l'11 ottobre, anniversario dell'apertura del concilio e memoria liturgica del beato Giovanni XXIII, il Pontefice che ebbe il coraggio di convocarlo e lo aprì.
E infatti proprio l'11 ottobre 2012 - nel cinquantesimo anniversario dell'inizio del concilio e nel ventesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, che è il suo frutto dottrinale successivo più ricco - inizierà l'anno della fede, analogo a quello voluto da Paolo VI nel 1967: "Se il Concilio non tratta espressamente della fede, ne parla ad ogni pagina" disse il Papa l'8 marzo. E il 29 giugno, diciannovesimo centenario degli apostoli Pietro e Paolo, aprì l'anno della fede, che concluse il 30 giugno 1968 proclamando il Credo del popolo di Dio.
Nel motu proprio Benedetto XVI ricorda che il suo immediato predecessore, anch'egli dichiarato beato, aveva definito nel 2001 il Vaticano II "la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX", e anche sul piano storico l'avvenimento appare d'indubbia rilevanza, nonostante punti di vista contrari e poco consistenti. Del concilio Joseph Ratzinger - ultimo Romano Pontefice ad averlo vissuto da giovane in prima persona - ha proposto invece alla fine del 2005 una lettura coerente con la tradizione cattolica, convincente sia teologicamente sia storicamente.
Ed è proprio nel solco del Vaticano II che si muoverà questa nuova iniziativa di un Papa che sa parlare a tutti e vuole andare sempre all'essenziale. Così Benedetto XVI rivendica di avere, sin dall'inizio del suo ministero come successore dell'apostolo Pietro, richiamato "l'esigenza di riscoprire il cammino della fede". È questo ciò che conta, anche perché in un contesto dove spesso è venuto meno "un tessuto culturale unitario" ispirato alla fede cristiana non si deve accettare "che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta".
Di fronte alla sete di Dio che donne e uomini del nostro tempo provano nei deserti di questo mondo ogni seguace di Cristo deve allora fare brillare, attraverso il continuo rinnovamento personale, la testimonianza dell'unica luce che illumina il mondo. "In un cammino - scrive il Papa - che dura tutta la vita".

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 17-18 ottobre 2011)
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