Per l'onomastico del Papa

Sin dal 1861 per la ricorrenza dell'onomastico del Papa «L'Osservatore Romano» è solito esprimere in forma pubblica l'augurio di tutto il giornale, sicuro di interpretare in questo modo i sentimenti dei suoi lettori e di moltissime altre persone nel mondo.
Le forme esteriori possono cambiare, ma il senso e il contenuto di questi voti sono nascosti nell'intimo di chi sente un legame con il vescovo di Roma e riconosce l'unicità del suo servizio alla Chiesa e all'intera famiglia umana, ben al di là dei visibili confini cattolici. Senso e contenuto che talvolta si ha il pudore di manifestare, quando invece è profondamente umano farlo, perché se è importante volere bene a qualcuno, non è meno importante dirglielo.
Nella tradizione cristiana la ricorrenza del santo patrono - per Benedetto XVI la solennità di san Giuseppe - prevale su quella del compleanno, e questo è confermato dall'uso vaticano di festeggiare pubblicamente l'onomastico del Romano Pontefice piuttosto che il giorno del suo genetliaco. Riflettendo, secondo un uso antichissimo, appunto sul nome. Nel caso di Papa Benedetto (nome anch'esso carico di significati), quello ebraico di colui che la devozione cristiana almeno dal medioevo venera come il custode del piccolo Gesù e della Madre di Dio, proclamato da Pio IX patrono universale della Chiesa.
In questo senso nel nome (nomen) di battesimo del Papa è in qualche modo misteriosamente prefigurato e racchiuso il destino (omen) della sua vita e della sua funzione di custode della tradizione cristiana, che è una tradizione viva e rivolta con fiducia al futuro. Per questo, rivolgendo a Benedetto XVI gli auguri per il suo onomastico, assume un significato più affettuoso e partecipe l'altro uso che vige quotidianamente a «L'Osservatore Romano»: quello di concludere a mezzogiorno la recita dell'Angelus con l'antichissimo Oremus pro pontifice nostro.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 19 marzo 2008)
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