Il Papa va all'essenziale

Benedetto XVI non ama divagare. Nei suoi interventi mira all'essenziale e sa andare al cuore delle questioni che veramente contano. Con una chiarezza pari alla semplicità. Come sta dimostrando anche nei discorsi di Sydney, sin dal primo giorno. E se subito il Papa ha saputo delineare il senso della sua visita a un'Australia impegnata in uno sforzo per purificare la propria storia e il presente, ripetendo poi ai giovani che Gesù è vicino a ogni essere umano e che la Chiesa è una casa accogliente, nella seconda giornata di questa visita - avvenimento che il rabbino Jeremy Lawrence ha definito storico - è tornato a rivolgere lo sguardo all'unico Signore, incontrando i rappresentanti delle confessioni cristiane, poi quelli di altre religioni e infine i giovani di una comunità di recupero. Non a caso nel giorno in cui una suggestiva Via crucis ha percorso le vie della città.
Al centro dei tre discorsi Benedetto XVI ha posto Cristo e il suo significato. Per i rapporti tra le diverse Chiese e confessioni cristiane, innanzi tutto. Usando la cordiale franchezza amata dagli australiani, il vescovo di Roma ha sottolineato l'importanza di questa onestà per il progresso del movimento ecumenico che gli sta a cuore e che deve avanzare:  riconoscendo il fondamento del battesimo comune ma mirando alla comune celebrazione eucaristica. Ben sapendo che siamo a un "punto critico" e che si deve vincere la tentazione di considerare la dottrina un ostacolo nel progresso ecumenico rispetto alle opere. Le idee che cercano la verità e i doni che esprimono l'amore sono infatti entrambi "essenziali al dialogo".
La centralità di Cristo è stata apertamente evocata dal Papa anche nell'incontro, molto cordiale, con i rappresentanti delle diverse religioni presenti in Australia. Nel quadro della libertà religiosa, ovviamente, e in una "armoniosa correlazione tra religione e vita pubblica", tanto più importante quanto più si tende a presentare - come avviene polemicamente in molte società - la religione come causa di divisione. Nei rapporti tra le religioni la possibilità di procedere insieme è larga, soprattutto nel campo dell'educazione:  insegnando la sobrietà e l'attenzione alla dimensione spirituale. Per riconoscere che la religione offre la pace, ma ancor più suscita "la sete della verità".
E ancora Gesù è tornato nel discorso ai giovani che stanno ritrovando la vita in una comunità di Sydney:  è infatti Cristo - all'origine di ogni realtà, da lui creata e dunque buona - a volere per ogni essere umano la vita, e una vita piena. Che non si può ottenere adorando "altri dei", identificati da Benedetto XVI nei beni materiali, nell'amore possessivo e nel potere. Queste realtà sono buone, purché se ne riconosca la vera origine in Dio e non vengano adorate come idoli. Come ha saputo spiegare benissimo, mostrando l'essenziale.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 18 luglio 2008)
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