Il nome di Dio
e la storia dell'uomo


Il Papa a Savona e a Genova

È stata esemplare la visita di Benedetto XVI alla Chiesa della Liguria. Esemplare perché, nella concentrazione sull'essenziale che è caratteristica del vescovo di Roma, ha mostrato il volto di pastore del successore di Pietro. In un viaggio breve ma che ha saputo fortemente esprimere e mostrare, nella festa della Trinità, l'"essenza del cristianesimo". Questa, ha detto il Papa a Savona, si riassume nel nome di Dio: "Misericordia, che è sinonimo di amore, di grazia". E questo nome, "così antico e sempre nuovo", non è una lontana astrazione; al contrario - ha ripetuto Benedetto XVI a Genova - "dal nome di Dio dipende la nostra storia".
Non sono state parole disperse al vento, ma un insegnamento - tratto da quello di Gesù che, appunto, "non fa giri di parole"; e questo insegnamento il Papa ha voluto seminare con fiducia e amicizia nel cuore di quanti lo hanno voluto ascoltare. Come è avvenuto soprattutto nell'incontro con i giovani, vera e propria meditazione sul significato del futuro e sull'importanza di Dio, riflessione che non è stata impedita nel suo svolgimento da una pioggia insistente, figura anzi di quella che bagna la "terra secca delle nostre anime".
In questo nuovo viaggio nel Paese di cui è primate, Benedetto XVI ha voluto recarsi in due città legate in modo speciale a Roma e ai suoi vescovi, entrambe radicate nella devozione a Maria, che "non parla mai di sé, ma sempre di Dio". E in questo intrecciarsi di simboli il Romano Pontefice ha voluto mostrare l'esempio di due suoi grandi predecessori - Benedetto XV e Pio VII - che in modo diverso seppero affrontare i poteri del mondo: il primo, "Papa della pace" durante la prima guerra mondiale, e il secondo che con il coraggio dimostrato di fronte alla bufera napoleonica, "pagina oscura della storia dell'Europa", ci insegna ad "affrontare le sfide del mondo: materialismo, relativismo, laicismo, senza mai cedere a compromessi".
Il guardare alla trasmissione vitale e aperta della fede cristiana, cioè alla tradizione, ha permesso al Papa di unire le vicende passate della Chiesa ligure - con figure rilevanti nella storia come i due pontefici della Rovere, Sisto IV e Giulio II, ed esemplari nella testimonianza quali sono stati le sante e i santi ricordati nella cattedrale genovese - a quelle attuali, sintetizzate da tre cardinali arcivescovi metropoliti genovesi che Benedetto XVI ha voluto espressamente ricordare per il servizio alla loro comunità ma anche alla Chiesa universale: da Giuseppe Siri a Tarcisio Bertone, oggi suo segretario di Stato, fino ad Angelo Bagnasco, che presiede la Conferenza episcopale italiana.
Nella continuità ininterrotta tra passato e presente il cammino della Chiesa guarda al futuro, sicura delle promesse di Gesù: "Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé". E scegliere Dio significa per i cristiani prendere le decisioni quotidiane di sempre: la preghiera, soprattutto "uno stile semplice di preghiera domestica", la riscoperta della radice cristiana della domenica, la confessione, le opere di carità che ritrovano il volto di Cristo nelle persone sofferenti ed escluse, la testimonianza dei sacerdoti che devono andare "in cerca della gente" come faceva il Signore, una vita spirituale da coltivare, "una formazione "sostanziosa" più che mai necessaria" per maturare "una fede pensata capace di dialogare in profondità con tutti": non cattolici, non cristiani e non credenti.
Queste scelte di ogni giorno comportano sempre "il coraggio di andare controcorrente". Sicuri che Dio, anche nelle difficoltà e nel dolore, "non ci abbandona mai". Nella fiducia che risplende davanti al mondo la testimonianza del primato di Dio e della presenza del suo nome nella storia degli uomini.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 19-20 maggio 2008)
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